Levania
...Forse
a Levania approdai nella sepolta
esistenza anteriore, ed era il cono
dell’eclissi che l’algida schiudeva
nera via degli spiriti. Gli unguenti
di Fiolxhilda, la spugna infusa d’acqua
sotto le nari, l’affannoso, morbido
rotolare nel sogno, il cauto scendere
nelle segrete caverne l’orrendo
vindice raggio a sfuggire, ritrovo
oscuramente.
E fu per questo, forse,
che mai la fida lucerna, o l’esangue
sposa d’Endimione in essa vidi,
né la solinga cacciatrice, quando
la miravo fanciullo tra le case
sgorgare in bianca vampa, alta fra i segni
ascendere del cielo. Ma la rupe
nell’inaccesso etere scagliata,
l’isola estrema, sentinella insonne
protesa ai flutti interminati. E l’ansia
mi sommuoveva il cuore di raggiungerla
– ippogrifo, proiettile, astronave –
d’attingere al silenzio del suo lume.
...Era il confine, il mondo
di lava e roccia, il minerale cieco,
il punto fermo apposto alla insensata
fantasia delle forme. Era lo zero
che ogni calcolo spiega, era il concreto,
bianco, forato, calcinato fondo
dell’essere.
E sovente dai supremi
bastioni di Levania il verdeggiante
pianeta ho contemplato, l’ombra vaga
di oceani e di foreste, della vita
impetuosa e fuggevole le polle
iridescenti – risalendo l’orlo
dei suoi convulsi crateri, vagando
lungo la sponda dei suoi mari morti.
a Levania approdai nella sepolta
esistenza anteriore, ed era il cono
dell’eclissi che l’algida schiudeva
nera via degli spiriti. Gli unguenti
di Fiolxhilda, la spugna infusa d’acqua
sotto le nari, l’affannoso, morbido
rotolare nel sogno, il cauto scendere
nelle segrete caverne l’orrendo
vindice raggio a sfuggire, ritrovo
oscuramente.
E fu per questo, forse,
che mai la fida lucerna, o l’esangue
sposa d’Endimione in essa vidi,
né la solinga cacciatrice, quando
la miravo fanciullo tra le case
sgorgare in bianca vampa, alta fra i segni
ascendere del cielo. Ma la rupe
nell’inaccesso etere scagliata,
l’isola estrema, sentinella insonne
protesa ai flutti interminati. E l’ansia
mi sommuoveva il cuore di raggiungerla
– ippogrifo, proiettile, astronave –
d’attingere al silenzio del suo lume.
...Era il confine, il mondo
di lava e roccia, il minerale cieco,
il punto fermo apposto alla insensata
fantasia delle forme. Era lo zero
che ogni calcolo spiega, era il concreto,
bianco, forato, calcinato fondo
dell’essere.
E sovente dai supremi
bastioni di Levania il verdeggiante
pianeta ho contemplato, l’ombra vaga
di oceani e di foreste, della vita
impetuosa e fuggevole le polle
iridescenti – risalendo l’orlo
dei suoi convulsi crateri, vagando
lungo la sponda dei suoi mari morti.