Sere del dì festivo

non v’è nulla, nel tuo tutto, che si chiami sera.

Sera che scende da se stessa come
purissima immemore autoctonia del gelo.

Sera che è festa di tratti unicizzanti
hàpax di unicità qui implicate
per orrore errore splendore 31-1, e poi
dannata euforia di guerriglie del gelo

Sera del dì di festa: e ogni vena, infine,
voluttà in lei ristagna
e poi rimbalza e scivola
e ogni grido-bisbiglio precipita
in luce umana scavata dentro vetri
in cui Beltà chances frammenti già ipèrmetri
sotto ogni grado zero
sotto la cuspide 31-1
vibrano allùcinano.

Sera che non vuole, anche se onnipotente,
che abbandonaaccantona futuro e passato
e pur nega il presente
ma
sera che non tradisce, sparge
duri perdoni, durissime consolazioni,
lacrime gloriosamente
folli-fossili.

Sera, immensa ti fai di suoni nani
di tossici juke-box
che nessuno mai rinvenne, udì, sostenne;
31-1, domenica, sera del dì di festa,
‘passione ghiacciooscura
nota e maisempre ignota,
sera fuori figura
sutura.
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