La rose
Dove sia che cosa faccia che pensi
da lontano odorate nei cespugli
mormora inudibile inclinata ai suoi cani
in dono le portano barboncini albicocca
l’inseguiva da pensieri comuni precipite
l’ancheggiare norma delle terrazze ombrose
in cima le mura gelate entra nella volpe
perimetro murale intestino paradiso
attraversa la stanza esce in campo aperto
dove va cosa dice che cosa chiede
in pienezza l’ornamento precede la stagione
la rosa accoglie i propri frutti nella pace
l’interno al riparo la bocca con foglie
sbucciato il corpo nei giardini dominicali
fiorita la pelle tra le pareti mobili
i pavoni del cuore scendono dalla neve
so come fare io so come dirlo
la gemma delle paure la fame cieca
l’albero delle defecazioni riempie di pruni
so perché io so come
l’intestino furente fa sguainare la spada
fame cieca gemma delle fatiche odio della sua gente
le notti più lunghe con i giorni brevissimi
che le tiepide amiche passeggiano sui colli
il poeta intimorito legge romanzi incompiuti
oltre la siepe d’uomini il fiume in odore
partendo per la campagna le ha consegnato un guanto
coi fazzoletti di seta cuce una piccola vela
i canali di rane sorreggono il suo canto
dita annodate in passeri guanti in forma d’ali
oltre gli inganni tranelli superabili
con l’aiuto del fuoco percorre le finestre
cingono le mura passeri guardiani
ai capelli arricciati cagnolini rabbiosi
le difese ingannevoli odorano la rosa
al giustacuore slacciato campanelli d’argento
in cavità procedente inumidisce le ciglia
l’interno della bocca nutrirà il passeggero
statica della rosa pieno della mente
la rosa maculata impensierisce i vicini
le tettine delle amiche tremano le sue dita
perché si è allontanata perché si è nascosta
lei si alza dal letto a contemplare il sonno
le amiche furenti a strapparle le vesti
si confida alla madre che approva le astinenze
nel sogno vede un cane congiungersi con lei
aderire alla rosa nutrirsi delle sue spine
so come entrare so che non si entra
so come fuggire so che non fuggirò
come chiamarti che non aprirò bocca
come avvicinarti che non ti toccherò
le amiche fedeli ricamano la piuma delle gabbiette
la spia del passeggero scopre uno dei luoghi
nel ventre del cavallo sono rinchiuse le chiavi
con ali variegate protetto dal freddo
con rane domestiche attraverso i fossati
con cani da volpe i sentieri ritrovati
gabbie presenti pareti non visibili
il seme galleggia senza luogo
incitano le mosche i cavalli alla rivolta
spine riempite di fazzoletti ombrosi
contro le mura gelate bordate di rane
negli specchi di ghiaccio mille occhi di lei
dall’utero il riflusso del seme incustodito
dove il viaggio si compie il viaggiatore è reale
nell’acqua della rosa il mare del cibo
le belve del guardiano si schierano alla siepe
il vento artificiale simula l’inverno
i missili nel giardino fingono minaccia
nelle stanze continuano le udienze
l’ombra del carcere si stende fino alle gambe
la muta dei suoi cani cade dalle terrazze
da lontano odorate nei cespugli
mormora inudibile inclinata ai suoi cani
in dono le portano barboncini albicocca
l’inseguiva da pensieri comuni precipite
l’ancheggiare norma delle terrazze ombrose
in cima le mura gelate entra nella volpe
perimetro murale intestino paradiso
attraversa la stanza esce in campo aperto
dove va cosa dice che cosa chiede
in pienezza l’ornamento precede la stagione
la rosa accoglie i propri frutti nella pace
l’interno al riparo la bocca con foglie
sbucciato il corpo nei giardini dominicali
fiorita la pelle tra le pareti mobili
i pavoni del cuore scendono dalla neve
so come fare io so come dirlo
la gemma delle paure la fame cieca
l’albero delle defecazioni riempie di pruni
so perché io so come
l’intestino furente fa sguainare la spada
fame cieca gemma delle fatiche odio della sua gente
le notti più lunghe con i giorni brevissimi
che le tiepide amiche passeggiano sui colli
il poeta intimorito legge romanzi incompiuti
oltre la siepe d’uomini il fiume in odore
partendo per la campagna le ha consegnato un guanto
coi fazzoletti di seta cuce una piccola vela
i canali di rane sorreggono il suo canto
dita annodate in passeri guanti in forma d’ali
oltre gli inganni tranelli superabili
con l’aiuto del fuoco percorre le finestre
cingono le mura passeri guardiani
ai capelli arricciati cagnolini rabbiosi
le difese ingannevoli odorano la rosa
al giustacuore slacciato campanelli d’argento
in cavità procedente inumidisce le ciglia
l’interno della bocca nutrirà il passeggero
statica della rosa pieno della mente
la rosa maculata impensierisce i vicini
le tettine delle amiche tremano le sue dita
perché si è allontanata perché si è nascosta
lei si alza dal letto a contemplare il sonno
le amiche furenti a strapparle le vesti
si confida alla madre che approva le astinenze
nel sogno vede un cane congiungersi con lei
aderire alla rosa nutrirsi delle sue spine
so come entrare so che non si entra
so come fuggire so che non fuggirò
come chiamarti che non aprirò bocca
come avvicinarti che non ti toccherò
le amiche fedeli ricamano la piuma delle gabbiette
la spia del passeggero scopre uno dei luoghi
nel ventre del cavallo sono rinchiuse le chiavi
con ali variegate protetto dal freddo
con rane domestiche attraverso i fossati
con cani da volpe i sentieri ritrovati
gabbie presenti pareti non visibili
il seme galleggia senza luogo
incitano le mosche i cavalli alla rivolta
spine riempite di fazzoletti ombrosi
contro le mura gelate bordate di rane
negli specchi di ghiaccio mille occhi di lei
dall’utero il riflusso del seme incustodito
dove il viaggio si compie il viaggiatore è reale
nell’acqua della rosa il mare del cibo
le belve del guardiano si schierano alla siepe
il vento artificiale simula l’inverno
i missili nel giardino fingono minaccia
nelle stanze continuano le udienze
l’ombra del carcere si stende fino alle gambe
la muta dei suoi cani cade dalle terrazze