La città addormentata

Con la rete intricata delle strade violette,
sulle quali un asino pigro sferraglia nella penombra,
con le finestre chiuse e qualche beghina, in piedi,
su la porta, che scruta il cielo orientale,
la città che dorme, ha stamane un profumo
di convalescenza.

Ma dalla campagna lontana, giungono strani carriaggi,
che sanno di verdura e di concime. Schiocca una frusta

dietro lo zoccolante passo di un ronzino da fiera,
‘° ed una canzone, a mezza voce, accompagna l’apparizione.

Piccolo borgo paesano, pare questa città nell’alba
con le bandiere
dei cenci che l’adornano da una finestra all’altra;
coi due caffè che spalancano le loro luci beffarde
prima delle chiese, e le campane malinconiche,
ui
sguinzagliate a chiamar fedeli, di porta in porta...

Se non fosse la sua scenografia da Bastiglia,
se non fosse l’artiglieria delle sue ciminiere,
questa città sembrerebbe una ridicola
°° messa in scena borghese

I
cresciuta e morta su di una fossa:
in cui per fortuna, un pesco distende a gran pena
un braccio tutto fiorito della sua gloria rossa...

3. beghina: donna di grande devozione religiosa, ma qui (come sempre
nei Futuristi, diversamente che nei Crepuscolari) detto spregiativamen-
te. Altrove la parola è usata come agg.: cfr. per esempio infra, Altoma-

4. orientale: dove nasce il sole, allegoria
re, Sinfonia luminosa, 48.

12-13. le bandiere I dei cenci: gli umili panni stesi ad
della Divinità.
asciugare, che sventolano come bandiere.

14. beffarde: un tocco di
anticlericalismo: il profano, rappresentato dai due caffè, irride al sacro

17. da Bastiglia: degna di un carcere (co-
(le chiese del v. seguente).
me quello della Bastiglia di Parigi, il carcere per antonomasia dal tempo

18. ciminiere: i camini delle fabbriche
della Rivoluzione francese).
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