Bivacco
1 monti inseguono ’L ombra turchina delle nubi e dei
Icirri,
ed un rosario di gr
si snoda nel cobalto d’un cielo indefinito
in una catena perlare: piantato su nuvole d’oro.
Silenzio. Le ali lontane combattono con lentezza
sotto alla nuvolaglia che sale
in uno spasimo floreale
e invade il dominio della Luna.
In questo bivacco crepuscolare, che riposa,
si sentirebbe cadere anche la luce di una stella,
anche il petalo d’una rosa,
e l’anima degli uomini sembrerebbe più semplice,
chiusa nel cielo che va oltre le montagne nere,
s’io non vedessi il mio piccolo mondo a cui scavo la fossa
viver dipinto, col suo prato fiorito e con la sua fontana
a getto interminabile, su di un vaso di porcellana
che fa morire tre fiori sulla mia tavola rossa...
Danza del ventre
Femmine ignude con pupille immonde
avidamente saltano un trescone,
e lor mammelle sitibonde e prone
sgonfian sul petto flaccide e profonde.
Scattano torsi e ventri si ripiegano:
coppe congiunte in nudità di latte.
Sotto le ascelle la cesarie sbatte
e le pupille in mar d’ansie s’annegano.
Il desiderio sminuetta addosso,
ride, saltella, guizza e non addenta;
vigila e ringhia, lascia e poi s’avventa
con un urlo bramoso di molosso.
Oscenamente si avviticchia e morde
le carni, e le martella, e le ritorce;
anime e braccia fuman come torce:
si tendon seni e succhian bocche ingorde.
Strani tintinni orchestra a scrosci il sangue,
passano fasce rosse sopra agli occhi
e sembra a un tratto, o sogno, che trabocchi
tutta la vita dalla vulva esangue.
La città addormentata
Con la rete intricata delle strade violette,
sulle quali un asino pigro sferraglia nella penombra,
con le finestre chiuse e qualche beghina, in piedi,
su la porta, che scruta il cielo orientale,
la città che dorme, ha stamane un profumo
di convalescenza.
Ma dalla campagna lontana, giungono strani carriaggi,
che sanno di verdura e di concime. Schiocca una frusta
dietro lo zoccolante passo di un ronzino da fiera,
‘° ed una canzone, a mezza voce, accompagna l’apparizione.
Piccolo borgo paesano, pare questa città nell’alba
con le bandiere
dei cenci che l’adornano da una finestra all’altra;
coi due caffè che spalancano le loro luci beffarde
prima delle chiese, e le campane malinconiche,
ui
sguinzagliate a chiamar fedeli, di porta in porta...
Se non fosse la sua scenografia da Bastiglia,
se non fosse l’artiglieria delle sue ciminiere,
questa città sembrerebbe una ridicola
°° messa in scena borghese
I
cresciuta e morta su di una fossa:
in cui per fortuna, un pesco distende a gran pena
un braccio tutto fiorito della sua gloria rossa...
3. beghina: donna di grande devozione religiosa, ma qui (come sempre
nei Futuristi, diversamente che nei Crepuscolari) detto spregiativamen-
te. Altrove la parola è usata come agg.: cfr. per esempio infra, Altoma-
4. orientale: dove nasce il sole, allegoria
re, Sinfonia luminosa, 48.
12-13. le bandiere I dei cenci: gli umili panni stesi ad
della Divinità.
asciugare, che sventolano come bandiere.
14. beffarde: un tocco di
anticlericalismo: il profano, rappresentato dai due caffè, irride al sacro
17. da Bastiglia: degna di un carcere (co-
(le chiese del v. seguente).
me quello della Bastiglia di Parigi, il carcere per antonomasia dal tempo
18. ciminiere: i camini delle fabbriche
della Rivoluzione francese).
Primavera borghese
Tardi viali, impigriti nell’ombra calda dell’ultimo sole!
Si confondono le cose in una nube diafana di lontananza
e gli alberi protendono le grandi braccia vestite
di una frangia verde di foglie vive,
sui sedili solitari: dove bisbigliano gli amanti primaverili.
Quest’angolo di mistero spalanca i panorami azzurri
del desiderio in tutte le pupille che sognano,
e il desiderio ad ogni istante si raddoppia.
Passano uno alla volta, coppia dopo coppia,
1° uomini e donne avvolti in mantelli di tenebre.
Vanno col passo stanco come se indugiassero sui loro baci,
come se camminassero sulle loro parole dolcissime:
nel paese degli innamorati
che la primavera accende di piccole lucciole
La città si è dimenticata del grande giardino, che
all’ombra solitaria della sua decrepitezza, vive
ed all’infuori di queste ombre d’amore, che passano
abbracciate, forse per una volta sola, in cerca della gioia,
nessuno disturba il silenzio della solitudine borghese:
nemmeno i grilli!
Gli alberi si profilano nel cielo, dondolando
le braccia, come se ad ogni coppia che passa
e si allontana sulla cadenza dei baci lunghissimi
volessero lanciare una pioggia di fiori: come un pugno di confetti.
Diventano più sonnolenti e più violetti
pa
ad ogni minuto: poi s’inchinano alle stelle
in un gaglioffo saluto proverbiale,
e s’addormentano in un’estasi generale,
immobili: per non turbare con la presenza importuna
questi falsi richiami ciabattoni
di falsi innamorati: troppo ubriachi di luna...