Primavera borghese
Tardi viali, impigriti nell’ombra calda dell’ultimo sole!
Si confondono le cose in una nube diafana di lontananza
e gli alberi protendono le grandi braccia vestite
di una frangia verde di foglie vive,
sui sedili solitari: dove bisbigliano gli amanti primaverili.
Quest’angolo di mistero spalanca i panorami azzurri
del desiderio in tutte le pupille che sognano,
e il desiderio ad ogni istante si raddoppia.
Passano uno alla volta, coppia dopo coppia,
1° uomini e donne avvolti in mantelli di tenebre.
Vanno col passo stanco come se indugiassero sui loro baci,
come se camminassero sulle loro parole dolcissime:
nel paese degli innamorati
che la primavera accende di piccole lucciole
La città si è dimenticata del grande giardino, che
all’ombra solitaria della sua decrepitezza, vive
ed all’infuori di queste ombre d’amore, che passano
abbracciate, forse per una volta sola, in cerca della gioia,
nessuno disturba il silenzio della solitudine borghese:
nemmeno i grilli!
Gli alberi si profilano nel cielo, dondolando
le braccia, come se ad ogni coppia che passa
e si allontana sulla cadenza dei baci lunghissimi
volessero lanciare una pioggia di fiori: come un pugno di confetti.
Diventano più sonnolenti e più violetti
pa
ad ogni minuto: poi s’inchinano alle stelle
in un gaglioffo saluto proverbiale,
e s’addormentano in un’estasi generale,
immobili: per non turbare con la presenza importuna
questi falsi richiami ciabattoni
di falsi innamorati: troppo ubriachi di luna...
Si confondono le cose in una nube diafana di lontananza
e gli alberi protendono le grandi braccia vestite
di una frangia verde di foglie vive,
sui sedili solitari: dove bisbigliano gli amanti primaverili.
Quest’angolo di mistero spalanca i panorami azzurri
del desiderio in tutte le pupille che sognano,
e il desiderio ad ogni istante si raddoppia.
Passano uno alla volta, coppia dopo coppia,
1° uomini e donne avvolti in mantelli di tenebre.
Vanno col passo stanco come se indugiassero sui loro baci,
come se camminassero sulle loro parole dolcissime:
nel paese degli innamorati
che la primavera accende di piccole lucciole
La città si è dimenticata del grande giardino, che
all’ombra solitaria della sua decrepitezza, vive
ed all’infuori di queste ombre d’amore, che passano
abbracciate, forse per una volta sola, in cerca della gioia,
nessuno disturba il silenzio della solitudine borghese:
nemmeno i grilli!
Gli alberi si profilano nel cielo, dondolando
le braccia, come se ad ogni coppia che passa
e si allontana sulla cadenza dei baci lunghissimi
volessero lanciare una pioggia di fiori: come un pugno di confetti.
Diventano più sonnolenti e più violetti
pa
ad ogni minuto: poi s’inchinano alle stelle
in un gaglioffo saluto proverbiale,
e s’addormentano in un’estasi generale,
immobili: per non turbare con la presenza importuna
questi falsi richiami ciabattoni
di falsi innamorati: troppo ubriachi di luna...