Alessandro Parronchi

Alessandro Parronchi

1914–2007 · visse 92 anni IT IT

n. 1914-12-26, Florença · m. 2007-01-06, Florença

«a che pensi?»

— A che pensi? — La tua voce mi coglie
mentre guardo il paesaggio rispecchiato
sul buio della stanza. Per un poco
l’eco delle parole si sospende
al silenzio che le fa più gravi, poi:
— A che pensi? — E il tuo viso si fa triste
per sapere, indagare...

Penso ai giorni
d’aprile che non io ma un altro certo
ha vissuto come in sogno, ora richiusi
’° sigillati dietro un vetro trasparente
in un verde irraggiungibile deserto.
Penso a tutto ciò che sfugge dal presente.
Penso a quando sulla terra sarà come
noi non fossimo mai stati, a quel vibrare
” delle tremule nell’aria, a quegli odori...
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Poesie

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«a che pensi?»

— A che pensi? — La tua voce mi coglie
mentre guardo il paesaggio rispecchiato
sul buio della stanza. Per un poco
l’eco delle parole si sospende
al silenzio che le fa più gravi, poi:
— A che pensi? — E il tuo viso si fa triste
per sapere, indagare...

Penso ai giorni
d’aprile che non io ma un altro certo
ha vissuto come in sogno, ora richiusi
’° sigillati dietro un vetro trasparente
in un verde irraggiungibile deserto.
Penso a tutto ciò che sfugge dal presente.
Penso a quando sulla terra sarà come
noi non fossimo mai stati, a quel vibrare
” delle tremule nell’aria, a quegli odori...

Ancora inverno

Fiochi albori rasentano la strada,
rigido è il biancospino alle ringhiere
delle ville deserte, un’eco solo
della lor vita rompono i latrati
la pace della notte: ecco, una lampada
che nessuno ha sospeso arde, scintilla
a un ignoto balcone.
E dai palazzi strascica nel lume
di luna una lontana
brigata, un soffio di scirocco porta
rumore di fontane
da una valle scoscesa fra gli ulivi.
Frammenti di bei giorni illuminati
e di prati portati via dal vento
risorgono indecisi... Sarà giorno!
Altre luci più rosa già al crepuscolo
son prossime, a me care
anime nel fruscio
degli alberi sorridono in segreto

Balcone fiorentino

Primi taciti volti, primi fuochi
s’accendono: vediamo scolorare
i veli d’una sera alta e tremante,
mentre adagio nel rosa intente squadre
” di donne s’allontanano

con le nuche presaghe già di notte.
E adagio i venti vengono sull’Arno,
a un tocco di neve
s’appannano i verdi pavimenti
1° già s’ascolta

ciechi passi disperdere nell’ombra
l’oro d’un usignolo inaridito.
D’una donna nel passo accentuato
s’incammina l’inverno e appena il viso
’° accosta un qualche dio d’onice intriso

al viso della luna incipriato.
’
*
E primavera, e ignote voci sperdono
dove un più luminoso albero chiama
la notte amica, l’albero più verde
°° nel vento che lo muove di lontano.

Infinite ombre dormono

Infinite ombre dormono
nei boschi che un vertiginoso albore
rende più negri. Ah se non fosse il lume
che qui rompe la tenebra,
* e quello strano fiume che con voci

gaudiose sempre più s’allontana,
ti ricorderemmo anima ?
Chi mai trasalirebbe al tuo respiro?

Ora un anno tramonta

Ora un anno tramonta, sorge un anno
e della stessa luce ove tra i colli
fosti viva. non più che un fiotto d’ombra
viene a me che ti vidi. Ah mi sorgeva
’ una speranza! Mandano le siepi

profumi intorno, volge un’ora mille
sogni, ma come povera la pietra
riflette ora il giardino ebbro di rose!

Via s. leonardo

Battibecco di sorelle per la via
una bionda una bruna per la via
San Leonardo fatto presto fatto tardi
alla messa di domenica mattina
° una bionda una bruna in mezzo al verde

al grigiastro delle mura al cielo grigio
alla pioggia che becchetta sull’ombrello
tutto lustro pietre ombrello tacchi lustri
occhi lustri di sorelle per la via.

Libri

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