Antonia Pozzi

Antonia Pozzi

1912–1938 · visse 26 anni IT IT

n. 1912-02-13, Milão · m. 1938-12-03, Milão

Confidare

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta
Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa:

8 dicembre 1934.
Leggi la poesia completa

Poesie

4

Confidare

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta
Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa:

8 dicembre 1934.

Periferia in aprile

Intorno aiole
dove ragazzo t’affannavi al calcio:
ed or fra cocci
s’apron fiori terrosi al secco fiato
° dei muri a primavera.

Ma nella voce e nello sguardo
hai acqua,

oltre le zolle e le stagioni, in quella
1° che ancor resta alle cime

umida neve:
così correndo in ogni vena
e dici
ancora quella strada remotissima
° ed il vento

leggero sopra enormi
baratri azzurri.

24 aprile 1937.

Sventatezza

Ricordo un pomeriggio di setterfibre,
sul Montello. Io, ancora una bambina,
col trecciolino smilzo ed un prurito
di pazze corse su per le ginocchia.
° Mio padre, rannicchiato dentro un andito

scavato in un rialzo del terreno,
mi additava attraverso una fessura
il Piave e le colline; mi parlava
della guerra, di sé, dei suoi soldati.
Nell’ombra, l’erba gelida e affilata
mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
le radici succhiavan forse ancora
qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
dal desiderio di scattare fuori,
* nell’invadente sole, per raccogliere

un pugnetto di more da una siepe.

Milano, 22 maggio 1929.

Treni ni

A notte
un lento giro d’ombre rosse
alle pareti avviava i treni: tonfi
cupi d’agganci
al sonno si frangevano.

E lavava
lieve la corsa della pioggia il fumo
denso ai cristalli: sogni
s’aprivano continui, balenanti
1° binari lungo un fiume.

a volte a mezzo il sonno quel tuonare
assurdo
e per le mute vie serali, ai lenti
* legni dei carri e dentro il sangue

chiama
lunghi fragori — e quell’antico ardente
spavento e sogno
di convogli.

Torino, 1° maggio 1937.

Commenti (0)

Condividi
Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.