Belle donne a Milan
Belle donne a Milan, ma grasse troppe:
il parlar tu lo sai, sai che son bianche,
strette nel mezo, ben quartate in l’anche,
paion capon pastati in su le groppe.
Porton certe giornee e certe cioppe
che le fan parer ample nel petto anche;
basse hanno le pianelle, vanno stanche,
tutte le più son colme in su le coppe.
Le veste lor di seta e di rosato,
le scoffie d’or e nel petto il gioiello,
maniche di ricamo o di broccato.
In spalla hanno il balasso ricco e bello,
tutto il collo di perle incatenato,
con un pendente o d’intaglio o niello:
ogni dito ha lo anello.
Quando le vidi poi mangiare ai deschi,
paion tutte botteghe da tedeschi.
Nel bosco ombroso
Nel bosco ombroso de Montificale,
Coniglian se ritrova alla collina
il qual con Monteritondo confina
alla distanza d’un piccol canale.
In questa silva vive uno animale
che quando a lui un altro s’avvicina,
lo piglia come il lupo la gallina
e quanto è più maggior men gli fa male.
Per bocca tolto questo, se lo mena:
tenutol quanto vuol, poi for lo lassa,
piangiendo, tutto tronco nella schena.
Alcun per Monteritondo ne passa,
par questo loco di più dolce vena:
nell’un si smagra e nell’altro s’ingrassa.
Qui robba assai è in cassa:
ciascun di loro hanno la sua minera,
nasce solfo nell’un, nell’altra cera.
Or chi della matera
sulfurea prima troppo s’empie i panni,
si fa baron di Francia per cent’anni.
Nel foltissimo bosco
Nel foltissimo bosco del Frignano
un virile animale è di tal prova
che quanto più il nemico irato trova
tanto è più volentier seco alle mano.
Apre la bocca e giù lo ingola sano,
e quanto è grande più, più gli ne giova,
ché a pugnar con maggior, maggior rinnova
fama, se ’l n’ha vittoria, il capitano.
O quanti ne serian morti dolenti
se lo animal quando è in maggior furore
avesse in bocca per difesa i denti!
Ma perché lui non gli ha, niun ne more:
pur sono i colpi suoi tanto repenti
che ciascun lascia ’n un punto il vigore.
Lo adversario vien fore;
prima ognun pianto gli aspri colpi sui,
si reston come morti tutti dui.
Di questi sempre io fui
che per seguir d’amor le sue dottrine,
rido il principio mio piangendo in fine.
Quando di Vener
Quando di Vener fu l’alma superba
insegna ritta intorno al campo dato,
in su monte Ritondo, in un bel prato,
dove ancor non si truova un sol fil d’erba,
fu per un pezzo la battaglia acerba
con varie punte strette d’ogni lato:
pur alfin saltò dentro allo steccato
il fiero capitan senza far verbo:
e ’nanti e ’ndrieto andando il paladino,
alla porta accostò quei duoi prelati
che voglion sempre il borgo a lor dimino;
e per la guazza che cascò in quei prati
scorse per forza tutto il rivellino
dove soglion ir sempre e buon soldati;
e per pietà de’ fati
essendo stanco il capitano audace
fece piangendo una suave pace.
E questo non mi spiace,
ché stando tutto affaticato e molle
s’addormentò fra l’uno e l’altro colle.