D’agosto
D’agosto sì vi do trenta castella
in una valle d’alpe montanina,
che non vi possa vento de marina,
per istar sani, chiari come stella;
i
e palafreni da montare ’n sella
e cavalcar la sera e la mattina:
e l’una terra a l’altra sia vicina,
ch’un miglio sia la vostra giornatella,
tornando tuttavia inverso casa;
e per la valle corra una fiumana,
che vada notte e di traente e rasa;
e star nel fresco tutta meriggiana.
La vostra borsa sempre a bocca pasa,
per la miglior vivanda di Toscana.
D’aprile
D’april vi dono la gentil campagna
tutta fiorita di bell’erba fresca:
fontane d’acqua che non vi rincresca,
donn’e donzelle per vostra compagna,
ambianti palafren, destrier di Spagna
e gente costumata a la francesca;
cantar, danzar a la provenzalesca
con instrumenti novi d’Alemagna.
E da torno vi sia molti giardini
e giacchito vi sia ogni persona:
ciascun con reverenza adori e ’nchini
a quel gentil, c’ho dato la corona
de pietre preziose, le più fini
c’ha ’l presto Gianni o ’l re de Babilòna.
Di decembre
E di decembre una città in piano:
sale terrene, grandissimi fòchi,
tappeti tesi, tavolier e giochi,
torticci accesi, star co’ dadi en mano,
e l’oste inebriato e catellano,
e porci morti e finissimi còchi,
ghiotti morselli, ciascun béa e mandéchi:
8 le botte sian maggior che San Galgano.
E siate ben vestiti e foderati
di guarnacche, tabarri e di mantegli
11 e di cappucci fini e smesurati;
e beffe far de’ tristi cattivegli,
de’ miseri dolenti sciagurati
14 avari: non vogliate usar con egli.
Di febbraio
E de febbraî’ vi dono bella caccia
di cervi, di cavrioli e di cinghiati,
corte gonnelle, e grossi calzari,
4 e compagnia che ve deletti e piaccia;
can da guinzagli e segugi da traccia,
e le borse fornite di danari,
ad onta degli scarsi e degli avari,
8 o di chi ’n questo vi dà briga e ’mpaccia.
E la sera tornar co’ vostri fanti
carcati de la molta salvaggina,
avendo gioia ed allegrezza e canti;
far trar del vino e fumar la cucina,
e fin al primo sonno star razzanti:
14 e po’ posare ’nfin a la mattina,
co. 5. tregèa: confettura di frutta; arazzaio: vino piccante. 6. doa-
gio: drappo di Douaix;, rascese: lana proveniente da Arras. 8.
garbino: libeccio; rovaio: tramontana. 12. compagna: compagnia.
a
14. franca: libera.
8. ’u questo: in questo proposito (sui “danari”); vi dà briga
e ’mpaccia: i creditori. 9. fanti: servitori. 13. razzantt: di umore
i
frizzante, brilli.
Di gennaio
I’ doto voi, nel mese de gennaio,
corte con fòchi di salette accese,
camer’e letta d’ogni bello arnese,
4 lenzuol’ de seta e copertoi di vaio,
tregèa, confetti e mescere arazzaio,
vestiti di doagio e di rascese:
e ’n questo modo star a le defese,
mova scirocco, garbino e rovaio.
Uscir di fòr alcuna volta il giorno,
gittando de la neve bella e bianca
a le donzelle che staran da torno;
e quando fosse la compagna stanca,
a questa corte faciase retorno:
14 e si riposi la brigata franca.
Di giugno
Di giugno dovvi una montagnetta
coverta di bellissimi arboscelli,
con trenta ville e dodici castelli,
che sian entorno ad una cittadetta,
ch’abbia nel mezzo una soa fontanetta:
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardin e praticelli
e rinfrescando la menuta erbetta.
Aranci e cedri, dàttili e lumie
e tutte l’altre frutte savorose
empergolate siano per le vie;
e le gente vi sian tutte amorose
e faccianvisi tante cotrtesie,
ch’a tutto ’l mondo siano graziose.
Di maggio
Di maggio sì vi do molti cavagli
e tutti quanti siano affrenatori,
portanti tutti, dritti cortritotri;
pettorali, testère de sonagli,
bandère con coverte a molti ’ntagli
di zendadi e di tutti li colori;
le targhe a modo degli armeggiatori;
viuole, rose, fior, ch’ogn’om abbagli;
e rompere e fiaccar bigordi e lance,
e piover da fenestre e da balconi
en giù ghirlande, e ’n si melerance;
e pulzellette gioveni e garzoni
baciarsi ne la bocca e ne le guance:
d’amor e di goder vi si ragioni.
Di marzo
Di marzo sì vi do una pischiera
d’anguille, trote, lamprede e salmoni,
di dèntici, dalfini e storioni,
d’ogn’altro pesce in tutta la rivèra;
con pescatori e navicelle a schiera
e barche, saettfe e galeoni,
le qual ve portino a tutte stagioni
a qual porto vi piace a la primèra:
che sia fornito de molti palazzi,
d’ogn’altra cosa che ve sie mestèro,
e gente v’abbia de tutti sollazzi.
Chiesia non v’abbia mai né monastero;
lassate predicar i preti pazzi,
c’hanno troppe bugie e poco vero.
Eo non ti lodo, Dio, e non ti adoro
Eo non ti lodo, Dio, e non ti adoro
e non ti prego, e non ti rengrazio,
e non ti servo: ch’eo ne so’ più sazio,
che l’anime di stare ’n purgatoro:
per che tu hai mess’i guelfi a tal martòro,
ch’i ghibellini ne fan beffe e strazio;
e se Uguccion ti comandasse il dazio,
tu ’l pagaresti senza perentoro.
Ed hanti certo si ben conosciuto,
tolto t’’han San Martin ed Altopasso
e San Michel e *l tesor c’hai perduto;
e hai quel popol marcio così grasso,
che per soperbia cherranti ’l tributo:
e tu hai fatto ’°l cor che par d’un sasso.
Lunidie
Quando la luna e la stella diana
e la notte si parte e ’l giorno apparte,
vento leggero, per polire l’are
4 e far la gente star allegra e sana;
il lunedì, per capo di semana,
con instrumenti mattinata fare,
ed amorose donzelle cantare
8 e ’l sol ferite per la meridiana.
3. tavolier: tavolini da gioco. 4. torticci: torchi (candele at-
tte). 5. oste: ospite; catellano: buongustaio, ghiottone. 8. San
algano: badia cistercense presso Siena. 10. guarnacche: sopravve-
i foderate di pelliccia. 12. cattivegli: infelici.
1. stella diana: Venere. 8. ferire per la meridiana: saettare
lo zenit.
‘
i
Lèvati st, donzel, e non dormire,
ché l’amoroso giorno ti conforta
e vòl che vadi tua donn’a servire.
Palafren e distrier sian a la porta,
donzelli e servitor con bel vestire:
e po’ far ciò ch’Amor comanda e porta.