Luigi Pulci

Luigi Pulci

1432–1484 · visse 52 anni IT IT

n. 1432-08-15, Florença · m. 1484-11-11, Pádua

La morte d’orlando

Orlando ficcò in terra Durlindana,
poi l’abbracciava e dicea: “ Fammi degno,
Signor, chio riconosca la via piana;
questo sia in luogo di quel santo legno;
dove patì la giusta carne umana,
sì che il cielo e la terra ne fe’ segno;
e non senza alto misterio gridasti:
‘Elì, El, tanto martir patisti.”

Così tutto serafico al ciel fisso,
una cosa parea trasfigurata,
e che parlasse col suo Crocifisso.
O dolce fine, o anima ben nata,
o santo vecchio, o ben nel mondo visso!
E finalmente la testa inclinata
prese la terra, come gli fu detto,
e l’anima spirò del casto petto.

Ma prima il corpo compose alla spada,
le braccia in croce, e il petto al pomo fitto,
ma poi si sentì un tuon, che par che cada
il ciel, che certo allor s’aperse al gitto;
e come nuvoletta che in su vada,
“In exitu Israel,” cantar, “ de Egypto,?
sentito fu dagli angeli solenne;
che si conobbe al tremolar le penne.
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Poesie

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La morte d’orlando

Orlando ficcò in terra Durlindana,
poi l’abbracciava e dicea: “ Fammi degno,
Signor, chio riconosca la via piana;
questo sia in luogo di quel santo legno;
dove patì la giusta carne umana,
sì che il cielo e la terra ne fe’ segno;
e non senza alto misterio gridasti:
‘Elì, El, tanto martir patisti.”

Così tutto serafico al ciel fisso,
una cosa parea trasfigurata,
e che parlasse col suo Crocifisso.
O dolce fine, o anima ben nata,
o santo vecchio, o ben nel mondo visso!
E finalmente la testa inclinata
prese la terra, come gli fu detto,
e l’anima spirò del casto petto.

Ma prima il corpo compose alla spada,
le braccia in croce, e il petto al pomo fitto,
ma poi si sentì un tuon, che par che cada
il ciel, che certo allor s’aperse al gitto;
e come nuvoletta che in su vada,
“In exitu Israel,” cantar, “ de Egypto,?
sentito fu dagli angeli solenne;
che si conobbe al tremolar le penne.

Profezia sull’america

Passarto il fiume Bagrade ch’io dico,
presso allo stretto son di Gibilterra,
dove pose i suoi segni il Greco antico
Abila e Calpe, a dimostrar ch’egli erra,
non per iscogli o per vento nimico
ma perchè il globo cala della terra,
chi va più oltre; e non trova poi fondo;
tanto che cade giù nel basso mondo.
Rinaldo allor riconosciuto il Îoco,
perchè altra volta l’aveva veduto,
dicea con Astarotte: “ Dimmi un poco,
a quel che questo segno ha provveduto.”
Disse Astarotte: “ Un error lungo e fioco,
per molti secol non ben conosciuto,
fa, che si dice d’Etcol le colonne,
e che più là molti periti sonne.

Sappi, che questa opinione è vana;
perchè più oltre navicar si puote,
però che l’acqua in ogni parte è piana,
benchè la terra abbia forma di ruote:
era più grossa allor la gente umana;
tal che potrebbe arrossirne le gote
Ercole ancor d’aver posto quei segni;
perchè più oltre passeranno i legni.

E puossi andar giù nell’altro emisperio
però che al centro ogni cosa reprime;
sicchè la terra per divin misterio
sospesa sta fra le stelle sublime:
e laggiù son città, castella e imperio;
ma nol cognobbon quelle genti prime.
Vedi, che il Sol di camminar s’affretta,
dove io ti dico, che laggiù s’aspetta.

E come un segno surge in Oriente,
un altro cade con mirabil arte,
come si vede, qua nell’Occidente,
però che il ciel giustamente comparte:
Antipodi appellata è quella gente:
adora il Sole, e Juppiterre e Matte;
e piante e animal come voi hanno,
e spesso insieme gran battaglie fanno.”

Libri

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