Poesie di questo tema
Etica e moralità
Elio Pagliarani
I Nell’insipienza mia dico
Nell’insipienza mia dico che mi bisogna parlare.
Costoro dicono che è beato chi ha roba.
Quelli sei con la mannaia in mano furono tutti angeli.
Costoro dicono che è beato chi ha roba.
Quelli sei con la mannaia in mano furono tutti angeli.
Elio Pagliarani
VII Molti si pascono di certe figure
Molti si pascono di certe figure e cerimonie, e sono nelli monumenti
cioè nelle sporcizie delli peccati,
e sonvi stati quattro dì.
Il primo dì è il peccato della cogitatione.
Il secondo della lingua. Il terzo delle opere.
Il quarto della consuetudine.
Tu sei marcio.
cioè nelle sporcizie delli peccati,
e sonvi stati quattro dì.
Il primo dì è il peccato della cogitatione.
Il secondo della lingua. Il terzo delle opere.
Il quarto della consuetudine.
Tu sei marcio.
Elio Pagliarani
XXI E se così stanno le cose
E se così stanno le cose, è chiara
una conseguenza: 1 grandi piaceri
e i dolori hanno luogo in condizioni
di malvagità e di involuzione.
Da EPIGRAMMI FERRARESI
una conseguenza: 1 grandi piaceri
e i dolori hanno luogo in condizioni
di malvagità e di involuzione.
Da EPIGRAMMI FERRARESI
Gian Pietro Lucini
Da Canzone alle prostitute
Colpa vostra, ragazze,
uscir dal chiuso per scalar le cime,
dove, in omaggio dell’Academia,
ventri, poppe e natiche scoperte
son l’esche erotiche di tutti li occhialetti;
uncinan desiderii e fantasie
sulle sbagliate intime anatomie;
suscitano rossori, secrete compiacenze
alle sbiadite e sagge signorine,
ai maliziosi e smunti scolaretti,
se vengono a sbirciar, di sotto via
le foglie di fico iperboliche,
i nascosti perché distintivi
tra il muschio e le vallette ripiegate dell’inguinaja.
Colpa vostra concorrere in disputa
colle plurime e antiche divinità d’ogni clima e tempo,
che si dan compiacenti per modello
al nobile scalpello della statuaria.
L’Anadiomene s’anca in curva callipigia;
l’Ebe arrotonda i fianchi e si comprime il ventre
asciutto e intatto alle golosità de’ vecchi areopagiti;
le mamme sporgono quelle Baccanti;
agitan tòrsi e caducei braccia tornite e modellate;
Antinoo gareggia con Narciso,
l’uno tormento d’imperator filosofo,
l’altro invaghito di luna e di se stesso;
Adone, sdrajato bocconi, commenta,
alla terra sonora, il secreto amoroso
che lo volle amante della strana Astarte:
Fauni incoran di rose le Ninfe
prese e compresse dalla foja eterna.
Classiche positure, eccitamenti;
gambe e braccia in arzigogoli;
serpentare di chiome alla furia di bufere assenti;
disturbare la calma compostezza delle membra in
[riposo
nella smania bizzarra che le allaccia;
bocca a succiar la bocca;
ginnastica barocca; acrobatismo aretinesco
sbocciato al fresco dell’Istituto;
mirabili e marmoree bestialità.
La Leda prona al Cigno;
Pasifae al Toro a cui soggiace;
Salomè danza col teschio mozzo in mano;
Ninon e Imperia sorridono tra i riccioli;
lezii, graziette e morti sadiche;
occhi rivulsi di tutte le Martiri;
Lesbo schiumante in frenesia;
Batillo che accetta carezze dal Vecchio;
casta Susanna tra i tre Vecchiardi ebrei;
Caterina da Siena che vien meno alle nozze ascetiche;
e Teresa ubriaca d’onanismo e di succubi
a delirare colle labra contratte;
nuova e stantia mitologia,
pagana e cristiana,
altre e diverse estetiche, permesse oscenità;
Olimpo, Olimpo,
tra i furbi, l’impostori e i deliranti,
di tutti i paesi e di tutte le età.
Perché, vedete, ragazze di tutti,
ecco, le faccie grasse dei banchieri,
ed i musi infrolliti de’ lerci usurai,
il grugno intrufolato delli eroi da comedia,
le smorfie d’etichetta de’ notai,
e il sogghigno che rialza i baffetti
ai biscazzieri e ai sportmen di buona compagnia:
faccie d’ogni retorica;
santi bricconi e autentici;
ministri compiacenti e ruffiani emeriti,
magistrati politici clementi e intogati;
Papi e Re bagascioni e Imperatori,
nobili, cavalieri, industriali e signori;
busti, pose, parrucche, favoriti,
occhi di volpe, di faina e di topi,
ed occhi porcellini lagrimosi;
nasi adunchi, voraci, camusi,
nasini retroussés di maliziosa civetteria;
gardenie al finto occhiello, scollacciature raffazzonate:
ballerine, signore e regine,
benefattrici e manicure
spose, cavallerizze, bardasse e belle impure,
per chi ha pagato, o pagherà,
a richiesta del vuoto malinconico
delle vedove piazze delle Cento Città;
per chi farà costrurre avelli ai cimiteri,
pei sacri e lagrimati ministeri delle menzogne postume;
per la divinità del dì che corre;
non per Voi, ragazze, ultime veritiere,
sfacciate a disonore
della ipocrita e nostra perplessità.
Perché, vedete, io so meglio di Voi
la vostra grazia fiera e inconturbata,
ed il valore che vi insempra eterne.
So la potenza a Voi franca e concessa
dal magistero delle vostre reni,
Sacerdotesse al lubrico passo e fatale
della vita in crisi di pubertà.
A Voi, dal tempio, la Buona Dea
sterile e fiera manda il saluto;
colle Vestali ai riti di Rea partecipaste,
sacrificaste nei lupercali orgiastici.
Ogni religione vi richiese;
volle, tra i fumi de’ tripodi, godere
lo sfarzo roseo delle vostre carni,
sacrificate ancora dal dito rituale nello stupro,
collettrici di Astarte bruna e punica.
Sui crotali a danzar, quando la luna s’incorna
al fiume sacro, a Benares, ritornano
le Bajadere d’ambra costellate di perle e di zaffiri;
torcon le terga e la capigliatura serpenta sul dorso
[falcato;
Voi, per l’estreme revulsioni d’amare,
rullando il ventre nel giro de’ fianchi,
moresche giuocoliere di Tangeri.
E viene sul ritmo dell’anno segnato,
se primavera gonfia precoce,
se sbocciano le primule più fresche alli steli,
se i seni s’inturgidan erettili ai giuochi,
che la lussuria ingenua impara al pubuscente;
e vien la febre rossa e dolorosa.
Spasima il cuore, farnetica la mente;
riverso concede se stesso alla brama
il calice intatto che vuol rifiorire…
completo e perfetto, già frutto nel fiore…
Oh, notti tremende ed insonni: vane delizie nei sogni…
Tutta l’anima umana a boccheggiar sul sesso;
tutto il corpo a pretender l’abbraccio!…
Voi, dunque, a compatir misericordiose,
a prestarvi, a lenire lo spasimo,
creature indifferenti, o ministre di vizio e di bontà.
uscir dal chiuso per scalar le cime,
dove, in omaggio dell’Academia,
ventri, poppe e natiche scoperte
son l’esche erotiche di tutti li occhialetti;
uncinan desiderii e fantasie
sulle sbagliate intime anatomie;
suscitano rossori, secrete compiacenze
alle sbiadite e sagge signorine,
ai maliziosi e smunti scolaretti,
se vengono a sbirciar, di sotto via
le foglie di fico iperboliche,
i nascosti perché distintivi
tra il muschio e le vallette ripiegate dell’inguinaja.
Colpa vostra concorrere in disputa
colle plurime e antiche divinità d’ogni clima e tempo,
che si dan compiacenti per modello
al nobile scalpello della statuaria.
L’Anadiomene s’anca in curva callipigia;
l’Ebe arrotonda i fianchi e si comprime il ventre
asciutto e intatto alle golosità de’ vecchi areopagiti;
le mamme sporgono quelle Baccanti;
agitan tòrsi e caducei braccia tornite e modellate;
Antinoo gareggia con Narciso,
l’uno tormento d’imperator filosofo,
l’altro invaghito di luna e di se stesso;
Adone, sdrajato bocconi, commenta,
alla terra sonora, il secreto amoroso
che lo volle amante della strana Astarte:
Fauni incoran di rose le Ninfe
prese e compresse dalla foja eterna.
Classiche positure, eccitamenti;
gambe e braccia in arzigogoli;
serpentare di chiome alla furia di bufere assenti;
disturbare la calma compostezza delle membra in
[riposo
nella smania bizzarra che le allaccia;
bocca a succiar la bocca;
ginnastica barocca; acrobatismo aretinesco
sbocciato al fresco dell’Istituto;
mirabili e marmoree bestialità.
La Leda prona al Cigno;
Pasifae al Toro a cui soggiace;
Salomè danza col teschio mozzo in mano;
Ninon e Imperia sorridono tra i riccioli;
lezii, graziette e morti sadiche;
occhi rivulsi di tutte le Martiri;
Lesbo schiumante in frenesia;
Batillo che accetta carezze dal Vecchio;
casta Susanna tra i tre Vecchiardi ebrei;
Caterina da Siena che vien meno alle nozze ascetiche;
e Teresa ubriaca d’onanismo e di succubi
a delirare colle labra contratte;
nuova e stantia mitologia,
pagana e cristiana,
altre e diverse estetiche, permesse oscenità;
Olimpo, Olimpo,
tra i furbi, l’impostori e i deliranti,
di tutti i paesi e di tutte le età.
Perché, vedete, ragazze di tutti,
ecco, le faccie grasse dei banchieri,
ed i musi infrolliti de’ lerci usurai,
il grugno intrufolato delli eroi da comedia,
le smorfie d’etichetta de’ notai,
e il sogghigno che rialza i baffetti
ai biscazzieri e ai sportmen di buona compagnia:
faccie d’ogni retorica;
santi bricconi e autentici;
ministri compiacenti e ruffiani emeriti,
magistrati politici clementi e intogati;
Papi e Re bagascioni e Imperatori,
nobili, cavalieri, industriali e signori;
busti, pose, parrucche, favoriti,
occhi di volpe, di faina e di topi,
ed occhi porcellini lagrimosi;
nasi adunchi, voraci, camusi,
nasini retroussés di maliziosa civetteria;
gardenie al finto occhiello, scollacciature raffazzonate:
ballerine, signore e regine,
benefattrici e manicure
spose, cavallerizze, bardasse e belle impure,
per chi ha pagato, o pagherà,
a richiesta del vuoto malinconico
delle vedove piazze delle Cento Città;
per chi farà costrurre avelli ai cimiteri,
pei sacri e lagrimati ministeri delle menzogne postume;
per la divinità del dì che corre;
non per Voi, ragazze, ultime veritiere,
sfacciate a disonore
della ipocrita e nostra perplessità.
Perché, vedete, io so meglio di Voi
la vostra grazia fiera e inconturbata,
ed il valore che vi insempra eterne.
So la potenza a Voi franca e concessa
dal magistero delle vostre reni,
Sacerdotesse al lubrico passo e fatale
della vita in crisi di pubertà.
A Voi, dal tempio, la Buona Dea
sterile e fiera manda il saluto;
colle Vestali ai riti di Rea partecipaste,
sacrificaste nei lupercali orgiastici.
Ogni religione vi richiese;
volle, tra i fumi de’ tripodi, godere
lo sfarzo roseo delle vostre carni,
sacrificate ancora dal dito rituale nello stupro,
collettrici di Astarte bruna e punica.
Sui crotali a danzar, quando la luna s’incorna
al fiume sacro, a Benares, ritornano
le Bajadere d’ambra costellate di perle e di zaffiri;
torcon le terga e la capigliatura serpenta sul dorso
[falcato;
Voi, per l’estreme revulsioni d’amare,
rullando il ventre nel giro de’ fianchi,
moresche giuocoliere di Tangeri.
E viene sul ritmo dell’anno segnato,
se primavera gonfia precoce,
se sbocciano le primule più fresche alli steli,
se i seni s’inturgidan erettili ai giuochi,
che la lussuria ingenua impara al pubuscente;
e vien la febre rossa e dolorosa.
Spasima il cuore, farnetica la mente;
riverso concede se stesso alla brama
il calice intatto che vuol rifiorire…
completo e perfetto, già frutto nel fiore…
Oh, notti tremende ed insonni: vane delizie nei sogni…
Tutta l’anima umana a boccheggiar sul sesso;
tutto il corpo a pretender l’abbraccio!…
Voi, dunque, a compatir misericordiose,
a prestarvi, a lenire lo spasimo,
creature indifferenti, o ministre di vizio e di bontà.
Nelo Risi
Variazioni sul bianco
Tra cent’anni forse meno
in mezzo a gente di piazza gialla e nera
che mal ti sopporta perché manchi di pigmento
quando qualcuno si volterà sorpreso
dicendo—Toh guarda un bianco!
e a quel richiamo d’inferiorità nel segno
del diverso (pregiudizio o vicolo cieco)
si stringeranno minacciosi intorno
ci sarà pure una voce più savia
che la spunterà ridendo—Via
non esageriamo! in fondo
ha qualcosa di umano ...
II
Il coltello di Bruto
affonda nella tunica lavata di fresco
Cesare in posa guarda con sdegno
appena addolorato
le sue ali di sparviero hanno un sussulto
La telecamera avanza in P.P.P.
per milioni di occhi fissi al video
poi panoramica sulla pozzetta
di sangue blu (gens Julia)
che tinge il travertino smacchiabile del Foro
III
Gesù nei secoli dopo Ravenna
dopo Bisanzio è un bel giovanotto
di tipo germanico
sicuramente
i pagani erano più scuri
IV
Il prigioniero
dalle percosse reso cieco
muto e offeso nell’udito
costretto a scavarsi la fossa
prima che gli passino sopra
una mano di calce trova ancora
la forza di migrar in un qualcosa
che gli appartiene mentre assiste
fisicamente alla sua fine
V
L’operaio del reparto forni
che la colata liquidò in un fiat
probabilmente era distratto
forse esaurito certo incurante
del normale limite di sicurezza
Altrettanto normale che l’inchiesta
deplori l’infortunio (morte
siffatta non è una mosca bianca)
ma si può chiedere di aver riguardo
al capitale?
VI
Immaginaria gravida dietro una fiomba?
di corsia faticavano a tenerla
con bende e lacci sulla branda—Leda
a gambe larghe che delira per un cigno in càmice
Quando inondandola il liquido agì
da calmante cadde in un sonno
metamorfico e il suo ventre
si decontrasse dando alla luce
un uovo subito dischiuso all’urto
di due gemelli su cavalli bianchi
figli suoi! da allattare
con le mammelle turgide di disinfettante
VII
Chi ti richiede? a che punto è
la curva della domanda di mercato
per la tua opera di artista?
il talento non è un bene standard
oggi però quello che conta è il pronto
uso (sapersi rinnovare ogni stagione)
così a chi gode di un reddito elevato
è garanzia la firma sulla biacca!
sotto due fori un taglio tre vocali
e l’arte povera è quotata in Borsa?
in mezzo a gente di piazza gialla e nera
che mal ti sopporta perché manchi di pigmento
quando qualcuno si volterà sorpreso
dicendo—Toh guarda un bianco!
e a quel richiamo d’inferiorità nel segno
del diverso (pregiudizio o vicolo cieco)
si stringeranno minacciosi intorno
ci sarà pure una voce più savia
che la spunterà ridendo—Via
non esageriamo! in fondo
ha qualcosa di umano ...
II
Il coltello di Bruto
affonda nella tunica lavata di fresco
Cesare in posa guarda con sdegno
appena addolorato
le sue ali di sparviero hanno un sussulto
La telecamera avanza in P.P.P.
per milioni di occhi fissi al video
poi panoramica sulla pozzetta
di sangue blu (gens Julia)
che tinge il travertino smacchiabile del Foro
III
Gesù nei secoli dopo Ravenna
dopo Bisanzio è un bel giovanotto
di tipo germanico
sicuramente
i pagani erano più scuri
IV
Il prigioniero
dalle percosse reso cieco
muto e offeso nell’udito
costretto a scavarsi la fossa
prima che gli passino sopra
una mano di calce trova ancora
la forza di migrar in un qualcosa
che gli appartiene mentre assiste
fisicamente alla sua fine
V
L’operaio del reparto forni
che la colata liquidò in un fiat
probabilmente era distratto
forse esaurito certo incurante
del normale limite di sicurezza
Altrettanto normale che l’inchiesta
deplori l’infortunio (morte
siffatta non è una mosca bianca)
ma si può chiedere di aver riguardo
al capitale?
VI
Immaginaria gravida dietro una fiomba?
di corsia faticavano a tenerla
con bende e lacci sulla branda—Leda
a gambe larghe che delira per un cigno in càmice
Quando inondandola il liquido agì
da calmante cadde in un sonno
metamorfico e il suo ventre
si decontrasse dando alla luce
un uovo subito dischiuso all’urto
di due gemelli su cavalli bianchi
figli suoi! da allattare
con le mammelle turgide di disinfettante
VII
Chi ti richiede? a che punto è
la curva della domanda di mercato
per la tua opera di artista?
il talento non è un bene standard
oggi però quello che conta è il pronto
uso (sapersi rinnovare ogni stagione)
così a chi gode di un reddito elevato
è garanzia la firma sulla biacca!
sotto due fori un taglio tre vocali
e l’arte povera è quotata in Borsa?
Pannuccio dal Bagno Pisano
Lasso di far più verso
Lasso di far più verso -
son, poi veggi’ ogn’om manco
d’amore far tuttor del dritto inverso:
ché, qual ten om più franco
di lealtate, perso
tosto fa, se veder se pò, del bianco;
Ché donna né converso
non so ’l cor aggia stanco
di ciò pensare e fare, und’è ben perso:
sicché “Vert non branco”
pò dire, “ansi l’avverso,”
leal om, si l’ha preso per lo fianco
islealtat’ e inganno, ch’ognor monta
e lo mondo governa
15. sì, c’a quella lanterna
vol gire ogn’omo e in ciò far si ponta;
tanto c’obbriat’ hano la superna
membransa dove l’onta
e ’l ben d’ogn’om si conta,
e di ciascuno han merto in sempiterna.
Neri de’ Visdomini
son, poi veggi’ ogn’om manco
d’amore far tuttor del dritto inverso:
ché, qual ten om più franco
di lealtate, perso
tosto fa, se veder se pò, del bianco;
Ché donna né converso
non so ’l cor aggia stanco
di ciò pensare e fare, und’è ben perso:
sicché “Vert non branco”
pò dire, “ansi l’avverso,”
leal om, si l’ha preso per lo fianco
islealtat’ e inganno, ch’ognor monta
e lo mondo governa
15. sì, c’a quella lanterna
vol gire ogn’omo e in ciò far si ponta;
tanto c’obbriat’ hano la superna
membransa dove l’onta
e ’l ben d’ogn’om si conta,
e di ciascuno han merto in sempiterna.
Neri de’ Visdomini
Salvatore Quasimodo
Notizia di cronaca
Claude Vivier e Jacques Sermeus,
già compagni d’infanzia d’alti muri
in un orfanotrofio, freddamente
a colpi di pistola, senza alcuna
ragione uccisero due amanti giovani
su un’auto ferma al parco di Saint-Cloud
lungo il viale della Felicità
sul calar della sera
del ventuno dicembre
millenovecentocinquantasei.
Claude Vivier dice che fu un delitto
da pochi soldi e chiede, nero ragno
e uccello, prima della ghigliottina
la cella di Landru o Weidmann
nella prigione di Versailles. I due
ragazzi sono intelligenti e duri.
È necessario salvare gli stimoli
civili, la solitudine allegra
della caverna, antichissimi
latini. Invidia dell’amore, odio
dell’innocenza: formule dell’anima.
La speranza ha il cuore sempre stretto
e di Claude e Jacques ne avremo ancora,
se il numero ci sfugge, la chiusura
d’oro tra il dare e l’avere dell’uomo.
già compagni d’infanzia d’alti muri
in un orfanotrofio, freddamente
a colpi di pistola, senza alcuna
ragione uccisero due amanti giovani
su un’auto ferma al parco di Saint-Cloud
lungo il viale della Felicità
sul calar della sera
del ventuno dicembre
millenovecentocinquantasei.
Claude Vivier dice che fu un delitto
da pochi soldi e chiede, nero ragno
e uccello, prima della ghigliottina
la cella di Landru o Weidmann
nella prigione di Versailles. I due
ragazzi sono intelligenti e duri.
È necessario salvare gli stimoli
civili, la solitudine allegra
della caverna, antichissimi
latini. Invidia dell’amore, odio
dell’innocenza: formule dell’anima.
La speranza ha il cuore sempre stretto
e di Claude e Jacques ne avremo ancora,
se il numero ci sfugge, la chiusura
d’oro tra il dare e l’avere dell’uomo.
Salvatore Quasimodo
Uomo del mio tempo
Sei ancora quello della pietra e della fionda;
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
—t’ho visto—dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
—t’ho visto—dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Valentino Zeichen
Una mentalità
A “monte” risiede il vizio
della mentalità mafiosa.
La mafia non sta solo
negli odiosi crimini,
mafia è anche sottinteso,
sotterfugio che si insinua
nelle abitudini linguistiche
di inconsapevoli onesti.
Mafia è interdizione
a comunicare, censura;
è incentivo affinché
sospetto e diffidenza
cancellino ogni verità.
Mafia è trascurare 1 muri
privandoli dell’intonaco,
lasciare che le cartacce volino
e che la loro ombra
imbratti la terra;
abbandonare i “vuoti a perdere”
e le deformi plastiche
quale ritratto del degrado.
Uomo dai doppi fini,
ricerca lo scambio
di pensieri “franchi”
in zona “franca” del pensiero;
purtroppo, questo è 1] solo
debole, antidoto al male.
Raccogli le cartacce
e ogni altra varietà di rifiuti;
di tua iniziativa
spazza la strada pubblica,
intonaca,
e non sarà del tutto vano.
Da OGNI COSA A OGNI COSA HA DETTO ADDIO
della mentalità mafiosa.
La mafia non sta solo
negli odiosi crimini,
mafia è anche sottinteso,
sotterfugio che si insinua
nelle abitudini linguistiche
di inconsapevoli onesti.
Mafia è interdizione
a comunicare, censura;
è incentivo affinché
sospetto e diffidenza
cancellino ogni verità.
Mafia è trascurare 1 muri
privandoli dell’intonaco,
lasciare che le cartacce volino
e che la loro ombra
imbratti la terra;
abbandonare i “vuoti a perdere”
e le deformi plastiche
quale ritratto del degrado.
Uomo dai doppi fini,
ricerca lo scambio
di pensieri “franchi”
in zona “franca” del pensiero;
purtroppo, questo è 1] solo
debole, antidoto al male.
Raccogli le cartacce
e ogni altra varietà di rifiuti;
di tua iniziativa
spazza la strada pubblica,
intonaca,
e non sarà del tutto vano.
Da OGNI COSA A OGNI COSA HA DETTO ADDIO