Poesie di questo tema
Creatività e ispirazione
Alberto Cappi
Incantamenti
è una sera di poesia
devo pensarti suono
devo abitarti
è come pesare
cosa sarà della scia
di ogni incantamento
cosa come il momento
del mio sortilegio
di poeta
l’avvio di un documento
un bozzolo di seta
devo pensarti suono
devo abitarti
è come pesare
cosa sarà della scia
di ogni incantamento
cosa come il momento
del mio sortilegio
di poeta
l’avvio di un documento
un bozzolo di seta
Andrea Zanzotto
Profezie o memorie o giornali murali (viii)
VIII
Eva, forma futuri.
Ma ora il bello e il bello
si fa sempre più inquietabile,
titillare e divezzamento, su ad altri centri,
il bello punta al sublime,
l’uccello giardiniere sbeccuzza e sceglie
bello da bello e butta su,
ahi mai ci arriverò,
e: scontemplare smuovere da un fascino
per riaffastellare in un altro fascino
e: origine del cono sublimizzante
si abbarbicano si avvinghiano soffocano
picchiano i nomi
saltano uno sull’altro nomi e cromi?
—a proposito del fascino—
— tentativi d’iperbole—
ora non più una mille vigne di mille Renzi bolle
[blu-miinchhausen
su verso il sublime,
alchechengi fucsie eliotropi qui ad esempio per primi
e agostismi e settembrismi e altro
e poi grandi depositi di termini botanici
che mai realizzeremo—in quei luoghi male s’aggancia
il fatto semantico al fatto fonematico ma tutto
s’insegue sfreccia spara a vista
insegna e disinsegna graffe laccioli asole
urti suspense prevedibilità—,
è forte l’ikebana si ikebanizza il mondo finalmente,
ikebana o meglio macchinetta di idee-mostri-astri
su dentro, avanti, su a,
via l’arsura e la pioggia la stabilità e l’instabile
a caccia fiori foglie steli e floreste
a caccia nel niente per niente
cacciatori e prede carnefici e selvaggine
polpe colme pistilli stami e spine
a caccia più dentro fino a dare nello spessore
a dar di becco nel sublime-blime molti-
plicato per il molteplice-plice
ricaduto in gran braci Algol Vega Sol nella lente d’insiemi?
Ah l’esplosione del significare del comporre
per i bambini di Mezzaselva,
ah pedagogie!
e poi tanto shopping tra tutte queste belle
«I colori ti salvano»
(dal commento di un esperto a un Rorschach)
(ma che figura facevi nelle scenette di Rosenzweig? ...)
Adam forma futuri.
From PASQUE
Eva, forma futuri.
Ma ora il bello e il bello
si fa sempre più inquietabile,
titillare e divezzamento, su ad altri centri,
il bello punta al sublime,
l’uccello giardiniere sbeccuzza e sceglie
bello da bello e butta su,
ahi mai ci arriverò,
e: scontemplare smuovere da un fascino
per riaffastellare in un altro fascino
e: origine del cono sublimizzante
si abbarbicano si avvinghiano soffocano
picchiano i nomi
saltano uno sull’altro nomi e cromi?
—a proposito del fascino—
— tentativi d’iperbole—
ora non più una mille vigne di mille Renzi bolle
[blu-miinchhausen
su verso il sublime,
alchechengi fucsie eliotropi qui ad esempio per primi
e agostismi e settembrismi e altro
e poi grandi depositi di termini botanici
che mai realizzeremo—in quei luoghi male s’aggancia
il fatto semantico al fatto fonematico ma tutto
s’insegue sfreccia spara a vista
insegna e disinsegna graffe laccioli asole
urti suspense prevedibilità—,
è forte l’ikebana si ikebanizza il mondo finalmente,
ikebana o meglio macchinetta di idee-mostri-astri
su dentro, avanti, su a,
via l’arsura e la pioggia la stabilità e l’instabile
a caccia fiori foglie steli e floreste
a caccia nel niente per niente
cacciatori e prede carnefici e selvaggine
polpe colme pistilli stami e spine
a caccia più dentro fino a dare nello spessore
a dar di becco nel sublime-blime molti-
plicato per il molteplice-plice
ricaduto in gran braci Algol Vega Sol nella lente d’insiemi?
Ah l’esplosione del significare del comporre
per i bambini di Mezzaselva,
ah pedagogie!
e poi tanto shopping tra tutte queste belle
«I colori ti salvano»
(dal commento di un esperto a un Rorschach)
(ma che figura facevi nelle scenette di Rosenzweig? ...)
Adam forma futuri.
From PASQUE
Edoardo Sanguineti
Postkarten (49)
Postkarten
per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero”
[(possibilmente
fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so,
[ma infine
ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora almeno,
[adesso,
qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho
[voglia):
conviene curare
spazio e tempo: una data precisa, un luogo scrupolosamente
[definito, sono gli ingredienti
più desiderabili, nel caso: (item per i personaggi, da designarsi
[rispettando l’anagrafe:
da identificarsi mediante tratti obiettivamente riconoscibili):
ho fatto il nome
di Stendhal: ma, per lo stile, niente codice civile? oggi (e
[niente Napoleone, dunque,
naturalmente): (si può pensare, piuttosto, al Gramsci! dei
[Quaderni, delle Lettere, ma
condito in una salsa un po’ piccante: di quelle che si trovano,
[volendo, là in cucina,
presso il giovane Marx): e avremo una pietanza gustosamente
[commestibile, una specialità
verificabile: (verificabile, dico, nel senso che la parola può
[avere in Brecht, mi pare,
in certi appunti dell Arbeitsjournal): (e quanto all’effetto V,
[che ci vuole, lo si ottiene
con mezzi modestissimi): (come gui, appunto, con un pizzico di
[Artusi e Carnacina):
e
concludo che la poesia consiste, in questa specie di lavoro:
[mettere parole come
in corsivo, e tra virgolette: e sforzarsi di farle memorabili,
[come tante battute argute
e brevi: (che si stampano in testa, così, con un qualche contorno
[di adeguati segnali
socializzati): (come sono gli a capo, le allitterazioni, e,
(poniamo, le solite metafore):
(che vengono a significare, poi, nell’insieme:
attento, o tu che leggi, e manda a
[mente):
per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero”
[(possibilmente
fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so,
[ma infine
ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora almeno,
[adesso,
qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho
[voglia):
conviene curare
spazio e tempo: una data precisa, un luogo scrupolosamente
[definito, sono gli ingredienti
più desiderabili, nel caso: (item per i personaggi, da designarsi
[rispettando l’anagrafe:
da identificarsi mediante tratti obiettivamente riconoscibili):
ho fatto il nome
di Stendhal: ma, per lo stile, niente codice civile? oggi (e
[niente Napoleone, dunque,
naturalmente): (si può pensare, piuttosto, al Gramsci! dei
[Quaderni, delle Lettere, ma
condito in una salsa un po’ piccante: di quelle che si trovano,
[volendo, là in cucina,
presso il giovane Marx): e avremo una pietanza gustosamente
[commestibile, una specialità
verificabile: (verificabile, dico, nel senso che la parola può
[avere in Brecht, mi pare,
in certi appunti dell Arbeitsjournal): (e quanto all’effetto V,
[che ci vuole, lo si ottiene
con mezzi modestissimi): (come gui, appunto, con un pizzico di
[Artusi e Carnacina):
e
concludo che la poesia consiste, in questa specie di lavoro:
[mettere parole come
in corsivo, e tra virgolette: e sforzarsi di farle memorabili,
[come tante battute argute
e brevi: (che si stampano in testa, così, con un qualche contorno
[di adeguati segnali
socializzati): (come sono gli a capo, le allitterazioni, e,
(poniamo, le solite metafore):
(che vengono a significare, poi, nell’insieme:
attento, o tu che leggi, e manda a
[mente):
Eugenio Montale
La mia musa ”
La mia Musa è lontana: si direbbe
(è il pensiero dei più) che mai sia esistita.
Se pure una ne fu, indossa i panni dello spaventacchio
alzato a malapena su una scacchiera di viti.
Sventola come può; ha resistito a monsoni
”
restando ritta, solo un po’ ingobbita.
Se il vento cala sa agitarsi ancora
quasi a dirmi cammina non temere,
finché potrò vederti ti darò vita.
La mia Musa ha lasciato da tempo un ripostiglio
di sartoria teatrale; ed era d’alto bordo
chi di lei si vestiva. Un giorno fu riempita
di me e ne andò fiera. Ora ha ancora una sua manica
e con quella dirige un suo quartetto
di cannucce. È la sola musica che sopporto.
(è il pensiero dei più) che mai sia esistita.
Se pure una ne fu, indossa i panni dello spaventacchio
alzato a malapena su una scacchiera di viti.
Sventola come può; ha resistito a monsoni
”
restando ritta, solo un po’ ingobbita.
Se il vento cala sa agitarsi ancora
quasi a dirmi cammina non temere,
finché potrò vederti ti darò vita.
La mia Musa ha lasciato da tempo un ripostiglio
di sartoria teatrale; ed era d’alto bordo
chi di lei si vestiva. Un giorno fu riempita
di me e ne andò fiera. Ora ha ancora una sua manica
e con quella dirige un suo quartetto
di cannucce. È la sola musica che sopporto.
Franco Cavallo
Un uccello si trasformò
Un uccello si trasformò in gatto.
Il gatto si trasformò
in pesce-torretta,
a merlature azzurre,
quindi nella membrana vescicale
di un agnello.
L’agnello si trasformò
in una mangusta,
poi in una puzzola,
infine nel principio
di Archimede
per cui basta una leva,
una semplice leva di zinco
o di ferro
o di legno
o di pancotto raffreddato
per sollevare il mondo
dalla propria inerzia
e farlo rotolare
nei liberi spazi
dell’universo
impantanato
Il gatto si trasformò
in pesce-torretta,
a merlature azzurre,
quindi nella membrana vescicale
di un agnello.
L’agnello si trasformò
in una mangusta,
poi in una puzzola,
infine nel principio
di Archimede
per cui basta una leva,
una semplice leva di zinco
o di ferro
o di legno
o di pancotto raffreddato
per sollevare il mondo
dalla propria inerzia
e farlo rotolare
nei liberi spazi
dell’universo
impantanato
Gabriele D'Annunzio
Le stirpi canore
I miei carmi son prole
delle foreste,
altri dell’onde,
altri delle arene,
altri del Sole,
altri del vento Argeste.
Le mie parole
sono profonde
come le radici
terrene,
altre serene
come i firmamenti,
fervide come le vene
degli adolescenti,
ispide come i dumi,
confuse come i fumi
confusi,
nette come i cristalli
del monte,
tremule come le fronde
del pioppo,
tumide come le narici
dei cavalli
a galoppo,
labili come i profumi
diffusi,
vergini come i calici
appena schiusi,
notturne come le rugiade
dei cieli,
funebri come gli asfodeli
dell’Ade,
pieghevoli come i salici
dello stagno,
tenui come i teli
che fra due steli
tesse il ragno.
delle foreste,
altri dell’onde,
altri delle arene,
altri del Sole,
altri del vento Argeste.
Le mie parole
sono profonde
come le radici
terrene,
altre serene
come i firmamenti,
fervide come le vene
degli adolescenti,
ispide come i dumi,
confuse come i fumi
confusi,
nette come i cristalli
del monte,
tremule come le fronde
del pioppo,
tumide come le narici
dei cavalli
a galoppo,
labili come i profumi
diffusi,
vergini come i calici
appena schiusi,
notturne come le rugiade
dei cieli,
funebri come gli asfodeli
dell’Ade,
pieghevoli come i salici
dello stagno,
tenui come i teli
che fra due steli
tesse il ragno.
Niccolò Franco
Nell’opra, ch’ora io tesso
Nell’opra, ch’ora io tesso chiaro onore
del Dio degli orti, forza è d’invocare
come i bravi poeti soglion fare,
da voi Muse canore estro, e favore.
Piacciavi dunque o Dive, per amore,
la debil penna mia farmi rizzare,
e darmi, onde il parlar si possa ornare,
le vostre lingue in bocca per quattr’ore.
Da voi si guidi la barchetta mia,
che sotto l’ombra delle vostre gonne
pervenga al fin della profonda via.
Siatemi innanzi voi forti colonne
da sostenermi, e ben vi disdiria
non sostenendo un cazzo, come donne.
del Dio degli orti, forza è d’invocare
come i bravi poeti soglion fare,
da voi Muse canore estro, e favore.
Piacciavi dunque o Dive, per amore,
la debil penna mia farmi rizzare,
e darmi, onde il parlar si possa ornare,
le vostre lingue in bocca per quattr’ore.
Da voi si guidi la barchetta mia,
che sotto l’ombra delle vostre gonne
pervenga al fin della profonda via.
Siatemi innanzi voi forti colonne
da sostenermi, e ben vi disdiria
non sostenendo un cazzo, come donne.
Paolo Buzzi
Ottava sinfonia: la poesia mallarme
Poi fummo
in quadrati di nuvole. Finestre. Varcammo
turchini boschi d’etere, mari d’onde di bragia. Fiori.
Fiori divorammo con bocche profonde fino ai cuori.
Fiori: fiocchi,
fiocchi di cirri: fiori: e penetrammo
in coppe nere di campane canore: ed esplodemmo
alle ruote di rombo in centro agli astri.
Poi fummo
gli esatti, lucidi nel giallo, bulinati a punzone
nel fuoco: fummo i luigi della zecca stellare. Il verso
parve, pei secoli, la scrittura del disco monetario.
Finestre, Fiori, Campane, Grandini
di pietre preziose su tombe di poeti. Organetti
squillanti a giro di ruota d’empireo. Piedi
nudi di principesse e di sante su corollarî di ninfee.
Parole uguali, labirinzie, strane, diverse, oscure. Turbini
Ardore. Musica. Effluvio. Sistema.
Castità, Voluttà. Ragnatele di brividi d’oro capillare
tese dalle pagine di sangue al soffitto d’azzurro sprofondato.
E capitomboli in precipizî di sogni per l’eternità.
in quadrati di nuvole. Finestre. Varcammo
turchini boschi d’etere, mari d’onde di bragia. Fiori.
Fiori divorammo con bocche profonde fino ai cuori.
Fiori: fiocchi,
fiocchi di cirri: fiori: e penetrammo
in coppe nere di campane canore: ed esplodemmo
alle ruote di rombo in centro agli astri.
Poi fummo
gli esatti, lucidi nel giallo, bulinati a punzone
nel fuoco: fummo i luigi della zecca stellare. Il verso
parve, pei secoli, la scrittura del disco monetario.
Finestre, Fiori, Campane, Grandini
di pietre preziose su tombe di poeti. Organetti
squillanti a giro di ruota d’empireo. Piedi
nudi di principesse e di sante su corollarî di ninfee.
Parole uguali, labirinzie, strane, diverse, oscure. Turbini
Ardore. Musica. Effluvio. Sistema.
Castità, Voluttà. Ragnatele di brividi d’oro capillare
tese dalle pagine di sangue al soffitto d’azzurro sprofondato.
E capitomboli in precipizî di sogni per l’eternità.
Tommaso Campanella
Da al rame lingua, perc’ha divina alma
Da al rame lingua, perc’ha divina alma.
La scimia e l’orso han palma, — e non sì industre,
che ’1 fuoco illustre — maneggiasse; ei solo
si alzò a tal volo.
Si alzò a tal volo, e dal pianeta il tolse;
con questo i monti sciolse, — ammazza il ferro,
la Prima Cagion alta; — quella osserva,
perché’a te serva — ogni altra fattura,
seco ti unisca gentil fede pura,
e il tuo canto del lor vada in più altura.
La scimia e l’orso han palma, — e non sì industre,
che ’1 fuoco illustre — maneggiasse; ei solo
si alzò a tal volo.
Si alzò a tal volo, e dal pianeta il tolse;
con questo i monti sciolse, — ammazza il ferro,
la Prima Cagion alta; — quella osserva,
perché’a te serva — ogni altra fattura,
seco ti unisca gentil fede pura,
e il tuo canto del lor vada in più altura.