Alda Merini

Alda Merini

1931–2009 · visse 78 anni IT IT

n. 1931-03-21, Milão · m. 2009-11-01, Milão

. Alla seconda sigaretta

Alla seconda sigaretta mi irrito
e vorrei cambiare persona.
Abito in me come abito il mondo:
son diventata troppo stretta di fianchi
e comincio ad allargarmi nel destino.
Sto diventando come olio pesante,
macchina senza stantuffo
che non vogliono portare via:
fossi solo il mietitore di Norca
avrei trovato la mia baldracca
da mettere in un letto sporco.
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Poesie

22

Invocazione

Perché lasciate vostra madre sola
ferma in un canto come una moneta da spendere
senza darle il buongiorno e metterle
un lume sulla parete
che guidi i suoi passi stanchi...
Perché non andare a vegliare
la sua solitudine di vecchia
che pensa che 1] suo letto è vuoto
da molti anni e le coperte scendono
su un pavimento ormai senza livore...
Perché non sfiorare i suoi pensieri di carne
da cui siete nati?
Perché in manicomio ho messo fonde radici
al fine di pensarvi.

La cosa più superba è la notte

La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l’anima si getta all’avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come un rigoglio fisso
fin dentro le pareti.

Laggiù dove morivano i dannati

Laggiù dove morivano i dannati
nell’inferno decadente e folle
nel manicomio infinito,
dove le membra intorpidite
si avvoltano nei lini
come in un sudario semita,
laggiù dove le ombre del trapasso
ti lambivano i piedi nudi
usciti di sotto le lenzuola,
e le fascette torride
ti solcavano i piedi e anche le mani,
e odoravi di feci, -
laggiù, nel manicomio
facile era traslare
toccare il paradiso.
Lo facevi con la mente affocata,
con le mani molli di sudore,
col pene alzato all’aria
come una sconcezza per Dio,
laggiù in manicomio
dove le urla venivano attutite
da sanguinari cuscini.
Laggiù tu vedevi Iddio
non so, tra le traslucide idee
della tua grande follia.
Iddio ti compariva
e il tuo corpo andava in briciole,
delle briciole bionde e odorose
che scendevano a devastare
sciami di rondini improvvise.

Mancava un palloncino

Mancava un palloncino nella mia vita
da appendere ai muri
da tenere come un gioco di carta
mancava un palloncino
che mi scoppiasse tra i denti
mancava l’onda di un vecchio mare perduto
mancava l’ombra, la sconclusione
il vile ricatto della vita.
Poi sei venuto tu che sei un amore
e mi hai lasciata sola.

Mi dissero sei una santa

Mi dissero sei una santa
perché a volte tu tremi
per via dei tuoi ricordi.

Io non ho mai avuto ricordi,
solo visioni acute, profezie:
so il giorno prima che viva
e il congedo di qualche giusto
che qui dimora,
ma come faccio a dire alla questura
che domani scoppierà la bomba
della mia voce?

Da SUPERBA È LA NOTTE

Non mettetemi accanto

Non mettetemi accanto alle donne
che amano il loro pianto
più ancora dei loro figli
e che dei tradimenti maritali
hanno fatto un vessillo di guerra,
alle donne che accendono le pareti
degli altri
con i loro lunghi lamenti di affitto
tradendo tempo e sostanze.
Non mettetemi accanto a queste civette dolci
che usano le loro penne
per trascrivere annali di guerra
e che proteggono i forti
sol perché fan loro donazioni.
L’amore è uno spirito svelto
che se ne va via, tradisce
purtroppo i traditori.

Non sparire nell’azzurro

Non sparire nell’azzurro,
ho visto un giorno la tua salma appesa
ferma nel vuoto, pareva che cantasse,
e poi ancora due denti vespertini
rossi di volpe, che avevano preso
di te tutto il conforto della Chiesa.

Non vangare negli orizzonti,
a volte ci sono chiuse, poi maremme...
e tu ti nascondevi dentro gli auspici
della demenza, sai, che era un vibrare
dentro le corde del tuo Creatore.

Hai lasciato una lira nel tuo scambio
di asceta, questa lira polverosa
che non ha conio in terra straniera,
che si muta soltanto in Paradiso.

Piange la follia

Piange la follia nel mio letto
assurda memoria di altri momenti.
In me tutti sanno la follia
e io la venero,
straordinario balcone di canto,
ma nessuno ama la donna
che si brucia allo specchio.
Nessuno sa che cosa sia il piacere
di reggere il lume della pazienza
attraverso strade infeconde
liberando momenti di solitudine.
Paiono orrende torture
ma intanto mangi e bevi e vai avanti
dopo aver conosciuto l’embrione
che ti ha dimenticato.

Quando sono entrata

Quando sono entrata
tre occhi mi hanno raccolto
dentro le loro sfere,
tre occhi duri impazziti
di malate dementi:
allora io ho perso i sensi
ho capito che quel lago
azzurro era uno stagno
melmoso di triti rifiuti
in cui sarei annegata.

Sono caduta

Sono caduta in un profondo tranello
come dentro ad un pozzo acquitrinoso.
O chi potrà salvarmi da questa immagine scaltra
che adombra un mobile amore?
In fondo al pozzo stanno giunchiglie di ombre
e il mio urlo sovrasta le acque.
Il camaleonte gagliardo guarda dalle orride piante
questo mio precipizio segreto.

Libri

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