Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

1888–1970 · visse 82 anni IT IT

n. 1888-02-08, Alexandria · m. 1970-06-01, Milão

Agonia

Morire come le allodole assetate
sul miraggio

O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perchè di volare
non ha più voglia

Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato
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Poesie

75

Universo

Col mare
mi sono fatto
una bara
di freschezza

Devetachi, il 24 agosto 1916

Vanità

D’improvviso
è alto
sulle macerie
il limpido
stupore
dell’immensità

E l’uomo
curvato
sull’acqua
sorpresa
dal sole
si rinviene
un’ombra

Cullata e
piano
franta

Variazioni su nulla

Quel nonnulla di sabbia che trascorre
Dalla clessidra muto e va posandosi,
E, fugaci, le impronte sul carnato,
Sul carnato che muore, d’una nube...

Poi mano che rovescia la clessidra,
Il ritorno per muoversi, di sabbia,
Il farsi argentea tacito di nube
Ai primi brevi lividi dell’alba...

La mano in ombra la clessidra volse,
E, di sabbia, il nonnulla che trascorre
Silente, è unica cosa che ormai s’oda
E, essendo udita, in buio non scompaia.

Veglia

Un’intera nottata
buttato! vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione?
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Cima Quattro, il 23 decembre 1915

Xvhi

Lasciò i campi alle spighe l’ira avversi,
E, la città, poco più tardi,
Anche le sue macerie perse.

Ardee errare cineree solo vedo
° Tra paludi e cespugli,
Terrorizzate urlanti presso i nidi
E gli escrementi dei voraci figli
Anche se appaia solo una cornacchia.

Per fetori s’estende

”

I
1° La fama che ti resta,
Ed altro segno più di te non mostri
Se non le paralitiche
Forme della viltà
Se ai tuoi sgradevoli gridi ti guardo.

XIX

Deposto hai la superbia negli orrori,
Nei desolati errori.

Libri

8

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