L’altrier st mi ferio una tal ticca
L’altrier si mi ferio una tal ticca,
ch’andar mi fece a madonna di corsa:
andava e ritornava com’un’otrsa,
che va arrabbiando e ’n luogo non si ficca.
Quando mi vide, credett’esser ricca;
disse: — Non avresté cavelle in borsa? —
Rispuosi: — No. — Quella mi disse: — Attotrsa
e lèvala pur tosto, o tu t’impicca! —
Mostravas’aspra come cuoi’ di triccio;
e’ le feci una mostra di moneta,
quella mi disse: — Avesti caporiccio? —
Quasi beffava e stava mansueta,
che l’avari’ tenuta un fl di liccio;
ma pur ne venni con la borsa queta.
Folgòre da San Gimignano
da I sonetti dei mesi
ch’andar mi fece a madonna di corsa:
andava e ritornava com’un’otrsa,
che va arrabbiando e ’n luogo non si ficca.
Quando mi vide, credett’esser ricca;
disse: — Non avresté cavelle in borsa? —
Rispuosi: — No. — Quella mi disse: — Attotrsa
e lèvala pur tosto, o tu t’impicca! —
Mostravas’aspra come cuoi’ di triccio;
e’ le feci una mostra di moneta,
quella mi disse: — Avesti caporiccio? —
Quasi beffava e stava mansueta,
che l’avari’ tenuta un fl di liccio;
ma pur ne venni con la borsa queta.
Folgòre da San Gimignano
da I sonetti dei mesi