Sandro Penna

Sandro Penna

1906–1977 · visse 70 anni IT IT

n. 1906-06-12, Perúgia · m. 1977-01-21, Roma

Andiamo, andiamo disperatamente

Andiamo, andiamo disperatamente
ancora insieme ne la notte fonda
e lieve e vellutata dell’estate.
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Poesie

24

La veneta piazzetta

La veneta piazzetta,
antica e mesta, accoglie
odor di mare. E voli
di colombi. Ma resta
nella memoria – e incanta
di sé la luce – il volo
del giovane ciclista
vòlto all’amico: un soffio
melodico: «Vai solo?».

La vita... è ricordarsi di un risveglio

La vita... è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

Laggiù, dove una storia

Laggiù, dove una storia
personale nel sole,
mi parve un superiore
giuoco di dadi...
oggi una vacca senza storia annusa
la nera terra un po’ fumante, chiusa
tra i filamenti della pioggia, radi
ma certi fili della memoria.

Lascia l’orinatoio

Lascia l’orinatoio il giovanotto
col membro ancora fuori. Negligenza
adorabile in lui che è giunto appena
a un paese di mare a mezza estate.

Le nere scale della mia taverna

Le nere scale della mia taverna
tu discendi tutto intriso di vento.
I bei capelli caduti tu hai
sugli occhi vivi in un mio firmamento
remoto.

Nella fumosa taverna
ora è l’odore del porto e del vento.
Libero vento che modella i corpi
e muove il passo ai bianchi marinai.

Muovonsi opachi coi lucenti secchi

Muovonsi opachi coi lucenti secchi
gli uomini calmi in mezzo agli orti. Il rosso
dei pomodori sta segreto e acceso
nel verde come un cuore. Ma lontano
il mare con le sue luci d’argento,
che sono le campane del mattino,
chiama alla pesca gli uomini che il vino
del ritorno sognavano fra il lento
ondeggiar delle barche, ridestate
quali uccelli sul ramo. L’altalena
ferma nel buio della villa aspetta
il giorno. E il giorno accorderà le varie
e rumorose colazioni. Io resto
fra tanta luce e battere di panni.
Tre rape mezza mela ed una triste
macchina di cucina vecchia d’anni
sonnecchiano su un tavolo non viste.

Non c’è più quella grazia fulminante

Non c’è più quella grazia fulminante
ma il soffio di qualcosa che verrà.

Nuotatore

Dormiva...?
Poi si tolse e si stirò.
Guardò con occhi lenti l’acqua. Un guizzo
il suo corpo.
Così lasciò la terra.

Quattro Poesie

I treni che languivano una volta
sono muti oramai. Mia vita, è stolta
la tua fame testarda. E solo, e svolta
nella strada notturna l’operaio
con la sua tosse a fine di febbraio.

Il
Non era la città dove la sera
ebbro cantavo fra le sparse luci
sopra la dolce umidità del fiume.
Adesso un biondo sole sulla nera
bottega di mio padre par che bruci
la nostra assenza. E non ritrovo il fiume.

Il
Non moriva la luce ove un soldato
solitario sedeva a un parapetto.
Alla campagna volgeva le spalle
se non veniva la triste compagna.
Il sole ci teneva insieme assorti:
morti eravamo e senza alcun sospetto.

IV
Forse invecchio, se ho fatto un lungo viaggio
sempre seduto, se nulla ho veduto
fuor che la pioggia, se uno stanco raggio
di vita silenziosa ... (gli operai
pigliavano e lasciavano il mio treno,
portavano da un borgo a un dolce lago
il loro sonno coi loro utensili).
Quando giunsi nel letto anch’io gridai:
uomini siamo, più stanchi che vili.

Salgono in compagnia dei genitori

Salgono in compagnia dei genitori
i bei ragazzi dagli occhi legati.
Noi siamo qui, senza malinconia,
avidi un poco, poveri soldati.

Libri

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