Sergio Corazzini

Sergio Corazzini

1886–1907 · visse 21 anni IT IT

n. 1886-02-06, Roma · m. 1907-06-17, Roma

Asfodeli

Madonna, se il cuore v’offersi,
il cuore giovine e scarlatto,
e se voi, con un magnifico atto,
lo accettaste insieme a’ miei versi

di fanciullo poeta, e se voi
con l’olio del vostro amore
teneste vivo il suo splendore
e lo appagaste de’ suoi

capricci assiduamente,
perché ieri lo faceste
sanguinare, lo faceste
lagrimare dolorosamente?

Tutte le sue gocce rosse
caddero a terra, mute,
e poi che furono cadute
il cuore più non si mosse

e come per incantamento
in ognuna fiorì un asfodelo,
il triste giglio del cielo
da l’eterno ammonimento.
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Poesie

15

La morte di Tantalo g

Noi sedemmo sull’orlo
della fontana nella vigna d’oro.
Sedemmo lacrimosi in silenzio.
Le palpebre della mia dolce amica
si gonfiavano dietro le lagrime
come due vele
dietro una leggera brezza marina.

Il nostro dolore non era dolore d’amore
né dolore di nostalgia
né dolore carnale.
Noi morivamo tutti i giorni
cercando una causa divina
il mio dolce bene ed io.

Ma quel giorno già vanìa
e la causa della nostra morte
non era stata rinvenuta.

E calò la sera su la vigna d’oro
e tanto essa era oscura
che alle nostre anime apparve
una nevicata di stelle.

Assaporammo tutta la notte
i meravigliosi grappoli.
Bevemmo l’acqua d’oro,
e l’alba ci trovò seduti
sull’orlo della fontana
nella vigna non più d’oro.

O dolce mio amore,
confessa al viandante
che non abbiamo saputo morire
negandoci il frutto saporoso
e l’acqua d’oro, come la luna.

E aggiungi che non morremo più
e che andremo per la vita
errando per sempre.

Per organo di barberia

pi
‘

Elemosina triste
di vecchie arie sperdute,
vanità di un’offerta
che nessuno raccoglie!
Primavera di foglie
in una via diserta!
Poveri ritornelli
che passano e ripassano
e sono come uccelli
di un cielo musicale!
Ariette d’ospedale
che ci sembra domandino
un’eco in elemosina!

II

Vedi: nessuno ascolta.
Sfogli la tua tristezza
monotona davanti

alla piccola casa
provinciale che dorme;
singhiozzi quel tuo brindisi
2° folle di agonizzanti

una seconda volta,
ritorni su’ tuoi pianti
ostinati di povero
fanciullo incontentato,
* e nessuno ti ascolta

Sonata in bianco minore

I
– Sorelle, venite a vedere!
– C’è il sole nell’orto, c’è il sole!
– È un povero sole che ha freddo, non senti?
– Che piange le sue primavere...
– Sole di convalescenti.
– Suor Anna sorride così.
– Che ci voglia raccontare
una fiaba d’oltre mare!
– È venuto a trovare
noi, povere sperdute,
e, forse un malato lo aspetta
invano al limitare
della sua casa per la sua salute.
– È più bianco della mia cornetta...
– Sorelle, scendiamo nell’orto
prima che se ne vada.

II
– Sorelle, pregatelo a mani
giunte ché torni domani!
– Che torni, per poco, che torni,
però, tutti i giorni!
– Perché non dovrebbe venire?
Noi stiamo per morire.
– Comunichiamocene, sorelle,
prima che vengano le stelle.
– Noi non abbiamo che Gesù,
Maria e niente più.
– Un po’ d’acqua nella scodella
e un po’ di sole nella cella.
– Io mi farò una ghirlandetta
per i miei poveri capelli.
– Io, sorella benedetta,
avrò il miglio per gli uccelli.

III
– Oh, Sorelle, e, se non torna,
che faremo?
– Se non torna, aspetteremo.
– Come è gelido il convento.
– È più gelido il mio cuore.
– Oh, Sorelle, invece, io sento
tutto il sole nel mio cuore.
– Stelle in cielo e vele in mare,
tante vele e tante stelle...
– Accendiamo le candele sull’altare.
– Ricordiamoci, sorelle,
che siamo mortali.

– Regina sine labe originali..
– Che faremo, se non torna?
– Se non torna più, morremo.

Spleen

Che cosa mi canterai tu
questa sera?
Amica, non voglio pensare
troppo: la prima canzone
che ricordi, antica,
non importa;
una di quelle canzoni
che non si cantano più
da tanto,
che non fanno più schiuder balconi
da un secolo. Vuoi
darmi la nostalgia
di una canzone morta?

Sei triste, mi dai pena
questa sera; non canti, non mi parli ...
Che hai? malinconia
di morire? Ti duoli
perché siamo soli?
Ricordi l’ultimo ballo
nel tuo salotto giallo
roso dai tarli?
Sai che è primavera?
Io non me n’era accorto;
non ho rosai,
non ne ho avuto mai
nel mio triste orto.

Perché non suoni? Langue
di desiderio
quel tuo piccolo pianoforte esangue,
nell’ombra; o non così,
amica,
l’anima ci sospira nell’attesa
di chi
sappia farla vibrare?

Oh, che tristezza! Pare,
nel biancore lunare,
malata di etisia,
con tutte le sue porte
chiuse, la nostra via
diserta e quel fanale
solo e torbido pare
che attendendo la morte
ne vegli l’agonia.

Un bacio

a te, piccola visione bianca

Oh, un bacio, un bacio lieve
su la tua bocca rossa,
un bacio breve, breve
piccolo, senza scossa.

Senza che il core possa
tremar… no, non lo deve
non vo’ che tu per l’ossa
senta un brivido lieve…
che faccia il volto esangue…

Oh un bacio di morente
sulla bocca, permetti?

Su quella bocca ardente
che pare un fior di sangue
trionfante fra i mughetti!

Libri

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