Elio Pecora

Elio Pecora

n. 1936 IT IT

n. 1936-04-05, Sant'Arsenio

A un ragazzo malato

‘Ragazzo, non sapevi che la morte
è la belva acquattata
dietro la porta che spingi sicuro,
è il baratro improvviso
nella pianura ove vai correndo.

Occhi, piedi mai fermi,
hai traversato il mondo e le stagioni
a ripetere il dono
dell’irrequieto dio
che carezza ferendo.

Tu chiamasti col nome
arduo e lieve di amore
chi t’assalì nel buio,
l’insidia che mutò
in castigo il tuo gioco.

Ragazzo, non sapevi che la morte
sola contiene tutte le altre norme
e tutte le cancella,
ora tu sai il traguardo
già prossimo e tremendo.

Ora chiedi allo specchio
da quale punto del tenero corpo
verrà l’estremo avviso,
quando si spegnerà
il tuo sottile fuoco.

A volte, per un poco,
un’ebbrezza ti prende
e vai dentro il presente
come in un mare aperto
senza mappe né attese.
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Poesie

12

Per quale caso, o ragione

Per quale caso, o ragione, o sogno,
c’incontrammo una sera di novembre
e restammo a parlarci fino all’alba
Da allora abitiamo questo limbo
di porte finte, di luci appannate,
dove m’affanno a cercare l’uscita,
dove t’aggiri incredulo nell’ombra.

Volata a specchio

Storni a migliaia
sopra slarghi e incroci,
invano li caccia
uno stride infernale.

Santi di pietra
additano in alto un anfratto,
oltre le antenne un aereo
solca una traccia.

Motori ronfano
fra un semaforo e l’altro,
ressa di facce
ognuno dentro si parla.

Vaga una folla randagia
nel labirinto,
cento le porte
pure manca l’uscita.

uno si porta in cuore
la stanza, il giardino
dove gli accade, un istante,
di starsene fermo,

Uno avanza nel buio,
uno ne torna,
uno ripete il gesto
che chiama o abbandona.

Sempre solo un tumulto
nell’aria stinta.
Forse che esista il regno
in cui ritrovarsi?

In fondo all’imbuto i morti
dicono muti
che il lutto inganna
né si addice alle ombre.

Libri

2

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