Massimo Bontempelli

Massimo Bontempelli

1878–1960 · visse 82 anni IT IT

n. 1878-05-12, Como · m. 1960-07-21, Roma

Cori, 1.

FOGLIE:
Dai pensieri dell’albero
cadiamo.
Non eravamo stanche.
Nel cuore dell’albero
le foglie nuove son mille.
Quando noi saremo niente
l’albero sarà tutto verde.

GOCCIOLE:
Le figlie dell’albero
sono cadute e niente.
Noi noi
viviamo fulgide
di raggi
brividi.

RAGGI:
Scivolo. Corro. Mia
questa goccia. Questa, mia.
Qui stiamo in cento.
Quando l’animo è contento
tutto l’albero scintilla.
Brilla,
gocciastella.
L’albero zampilla
di pupille.
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Poesie

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Cori, 1.

FOGLIE:
Dai pensieri dell’albero
cadiamo.
Non eravamo stanche.
Nel cuore dell’albero
le foglie nuove son mille.
Quando noi saremo niente
l’albero sarà tutto verde.

GOCCIOLE:
Le figlie dell’albero
sono cadute e niente.
Noi noi
viviamo fulgide
di raggi
brividi.

RAGGI:
Scivolo. Corro. Mia
questa goccia. Questa, mia.
Qui stiamo in cento.
Quando l’animo è contento
tutto l’albero scintilla.
Brilla,
gocciastella.
L’albero zampilla
di pupille.

Nervi

Se il cielo tosse di motori lontani e sputa
sull’aria corsa da serpentelli in foia
tu invece di battere il piede e spiegazzare carta
lanciami il tuo odio, femmina dello zenit,
una volta per sempre, maligna.

Basta oh basta per sempre. E là
dal boschetto bruciato
due poi due
fischi paralitici fanno tre passi muoiono
col loro secreto nell’aria molle piena
di silenzi accovacciati sotto i voli delle viole.
Da spàmpani e mazzi di fiori bianchissimi orlati di rosso
i serpentelli invisibili scivolano via tremolando dal cielo
a coppie si gettano a dormire sui letti d’oriente
uno è rimasto solo va per i fatti suoi.

Ma tu non sorriderne tanto, femminaserpe, non senti
che i petali bianchi si aggrinzano in ghigni
e le gengive ti sanguinano
masticando le nuvolette del veleno dolciastro?
Oh ti vedo
brancicare gli ultimi azzurri del cielo
mordere
a tradimento le prime stelle verdi nel cielo.

Cielofemmina imbellettato di blu
non sa odiare
né amare
più.

Paesaggio

In un’età lunare la campagna deserta a perdita d’occhio
[ha germinato
una boscaglia nana fitta di luci d’acciaio senza rami né foglie
grigi filari intricati viticci di filo contorto – vi sbatte le ali
[morendo
qualche palla sfinita – s’affloscia
sopra i ciuffi molli ove tra sasso e sasso
vegliano disperatamente le violette
pallide senza profumo con un rancore muto contro uomini
[e dei.
Bisbigliano al vento su verso gli arbusti di ferro i grovigli
[strambi
che fioriscono a mille a mille le spine. Verrà un’estate di rose?
Chiedi il futuro domani al cerchio lontano
delle montagne violastre che leticano di fumi ed echi tra loro.
S’aprono sperdendosi i fumi vaniscono – sul turchino profondo
un dracken osceno dondola governa il cielo e la terra.

Prigioni, 1.

Un lucernario nell’alto taglia un quadrato di cielo.

Stridi di rondini neri nei mattini passano
si sgombra la scenacanta l’azzurro –
passano aquile grandi grandi con le ali
tra le trombe dorate del sole alto –
angeli a stormi al tramonto appaiono fuggono
candidi profilati di bagliori rosei –
nel prato delle stelle che sventolano veli
scivolano sciami lunghi d’animescompaiono.

A notte fonda si spengono tutte le stelle
nulla si muove sulla scena nera –
tutti i pensieri profondi degli uomini s’addensano
nell’immenso quadrato del cielo
sfumava la cornice nel nero dell’infinità
cadono le pareti e la prigione è scomparsa –
tutti i canti gravi e acuti del mondo
accolgono l’anima libera signora.

Vetrate, 1.

Piccoli uccelli dell’Ovest
spinti dal fumigare delle rose
dentro un piovere di petali fitto,
di là dalla pioggia son veli di sole.

Ogni coda ha nove penne
ogni penna ha nove colori
gli uccelli dell’Ovest
sono novantamila.

Una penna è caduta su una zattera
un’altra posa sul fumo rosa
una naviga in mezzo alle viole
ma l’ultima penna serpeggia tra i primi veli di sole.

Pioggia obliqua delle violazzurre
volo obliquo dei piccoli uccelli
non la notte li scompiglia
nessun’alba li dissolve.

E in cima a tutto c’è il Sole.
Addosso al sole
sta la cornice di ferro
rigida.

Libri

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