Antonio Porta

Antonio Porta

Agonia di una lucertola

agonia di una lucertola
ventreaperto digrigna, schizza odio
la coda continua a battere
la mia mente come la sua pancia

1.,-1982

From IL GIARDINIERE CONTRO IL BECCHINO
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Poesie

18

Meridiani e paralleli

1
L’esplosione dell’albero, estate, il castello carico di storia:
la passeggiata del granduca, libri, umanisti; cani
corrono il gran parco,
un alterco più dietro...
Per la strada al passaggio impietrì
della giovane musa, ostinato
l’inseguì, poi, sicuro di non raggiungerla.
Tentò un camion di travolgerlo,
sparì al di là del traffico
e una ferita nel dolente capo
attraversato da un’escavatrice. È vero,
raggiungere voleva il filo dell’Adriatico
e scovare lì notizie,
come chi su di una nuvola scruta la trascrizione di sé.

Sembrò per un momento l’appagasse
il mare di tulipani, il prato del castello tenuto verde al mattino
dove di sé tutto obliò.
L’autore del delitto rimase sconosciuto: e la sega
partendo di fianco riesce a lacerare, il tutto
abbandonando nell’ombra.

2
Salito a bordo si avvia: senza intoppi il motore lo conduce
nell’aria di un aperto mare trapassato
da alti pali di ronzanti telegrafi.
Fermo ad ascoltare. L’onda leggera risciacqua.
Ormai in navigazione, coperto di sale, prosegue
e pensa intanto a una terra
come l’antico folle scopritore:
d’alberi nuovi si vela l’orizzonte,
di uccelli. Galleggiano gusci scagliati da un vento.
E là doveva giungere e approdare? Eretta
nell’isola rapidamente una tenda,
visse per anni, impazzito.
Sparsi, attorno, cadaveri a migliaia, di pappagalli.

Modello per autoritratti

io non sono non c’è non chi è

non abito non credo non ho

cinquantanni ventuno dodici che c’è

quando bevo nell’acqua nuotare non so

con la penna che danza la polvere che avanza

non credo non vedo se esco né tocco

mangiare se fame digerire non do

prima corpo poi mente poi dico poi niente

è un’altra chissà se alla fine cadrà

né una vita né due né un pianeta né un altro

le lingue non capisco le grida annichilisco

From WEEK-END

New York (1)

al di là dello spazio c’è spazio
lato al di là c’è lato
si attraversano canali d’aria
il vento rizza i peli alle mani
cristalli paralleli marini
a valle le biciclette ci sfiorano
covano nella spazzatura uova di serpente
(scheletro di Garcia Lorca en plein air)
a prima vista uova di struzzo piumate
dondola e suona tintinnìo a passi di ballo
una bambina nera prima di sedersi che ordina
un gelato cono gigante

29.-7..1979

From INVASIONI

Rapporti umani (11, 12, 15)

XI

“Della mia vita, in un certo giorno,
non seppi più nulla, soltanto quello
che rivelò il barbiere domandando dei
miei figli e m’accorsi di non averne mai
saputo, guardandomi bene negli occhi sopra
la schiuma e i riflessi del rasoio.
Uscii e impolverai le scarpe tra le
pietre, e proseguii, le stringhe?
slacciate, sulla via di casa, il
gocciolio del sudore: entrando gualcosa
accadde, non ricordo; dietro il portone,
immobile tra i cristalli, l’ostilità di
mia moglie e mi chiesi chi era.
Per togliere la polvere, chinato, si recidevano
le stringhe, la fronte mi sanguinava, tra i
cristalli spezzati, le stringhe tra i capelli,
e premevo, frugando tra le schegge, scrivendo
nella polvere, la lingua mi sì tagliava,
lambendo, il sangue colava dagli occhi, sulle tempie,
i figli non sanno nulla ...

XII

Camminare diviene intollerabile è passato
un altro anno, con i piedi incollati ai pavimenti,
prima o dopo, con le gambe ridotte all’osso,
miele dei muscoli, più che un’antica verità,
rinchiuso nella stanza, non ti sa dire, e poi non c’è.
Sulle strade di ghiaccio, pattinando, con la sciarpa
verde e un berretto scuro, per un complesso di colpe,
breve felicità, non s’incontrano mai, così t’infurii,
gratti il muro con l’unghia e te la spezzi, disteso
sulla panchina, anitre imbalsamate galleggiano sul lago,
“mi raccontava una storia”— ‘sì, ma soltanto la fine.

XV

1 due stanno abbracciati, Con un mazzo di crisantemi,!
bevono alla loro tazza, le unghie nella schiena, la
candela gli brucia le mani, continua a camminare in
ginocchio, tenero pallone, curva del ventre, partorirà
un gatto, sotto la tenda, nuotando nell’ossigeno,
rana piena di latte, scivola lontano e la guardava,
sulla coperta di pelo, muoversi nella piazzetta, le
dita a O, il cagnolino alle calcagna, le impronte

From CARA

Serie da verificare (36)

se alzano le ciglia
se voltano verso sud-est
se derubano il maltolto
se toccano le pareti
se stringono gli anelli
se calzano sulle porte
se tacciono sulle tribune
se spurgano dalle orecchie
se cuciono la calzamaglia
se ritirano sott’acqua
se capovolgono le fodere
se li lasciano in un cerchio perfetto
se esigono le tazze
se salvano tutti i cani
se scambiano le corsie
se aprono tutti i box
se frugano tra le labbra
se li salivano sulle gote
se sfilano le palette
se in notturna giocano alle corse
se voltano le dita
se li scoppiano per calore
se cancellano le due rive
se alzano le pareti
se deviano il fiume
se voltano sulle porte
se tacciono derubati
se stringono la calzamaglia
se salvano le corse
se spurgano sott’acqua
se capovolgono le cuciture
se ritirano tutti i cerchi
se frugano nelle gote
se esigono le corsie
se voltano le palette
se li scoppiano nelle tazze
From METROPOLIS

Utopia del nomade. Movimenti

Movimenti

si muove nella stagione lo consente
ogni luogo ha regole dettate dal clima
nella stagione inclemente dispone le sue difese
si sposta per sopravvivere o vivere
l’inverno lavorerà al coperto
conoscendo gli usi di molti luoghi
il cibo gli verrà dato in compenso

ricchezza prima sono mani e intelligenza
la seconda ricchezza avvicina l’altro da sé
può ritornare in luoghi uguali transumante
mutare itinerario ripetere il giro della terra
torna verso la fine in un luogo stabilito al principio

avrà figli da una o più donne
il tempo necessario passa ad insegnare loro
quello che sa la donna o le donne provvedono finché il padre
non torni a raccontare se i figli non seguono il padre
parlano senza ruoli

lascia alle spalle una terra predata
circondato da uomini disossati dicendo
la ricchezza altrove senza mentire

appena fermo in forma di saluto
spuntano affondano radici dai piedi
strappano senza male alla partenza

la città si chiama Immagine non ha limiti
né centri può specchiarsi in sé stessa
luogo dove incontrarsi non è dunque
una città ma punto di protezione
porticati o tende luogo vegetale e animale
luogo di acgue e coltivazioni uomini
vi s’incontrano o lasciano come vogliono si manifesta
il pensiero linguaggio che va preso alla lettera
sistema di piani e curve per scendere e salire
dietro a donne dietro a figli e animali
non esiste proprietà del suolo?

si allontanano dalla pianura occupate dall’Industria
uomini senza farsi contare non è un capo
territori abbandonati montagnosi abitabili
imparano a farne a meno di quella la Ricca
che scompaia razzìa buco della terra
Cattedrale Chimica

From PASSI PASSAGGI

Vegetali, animali

Quel cervo la vigile fronte penetrata nei dintorni
nel vasto prato rotondamente galoppando
s’avviò; a volo le lunghe erbe
da ogni parte afferrava finché l’erba
cicuta lo pietrificò. L’albero l’ossatura allargava
cercando spazio tra gli alberi; con il ciuffo in breve
di un palmo l’altezza superò della foresta:
due guardie forestali quello segnarono col marchio.
Che alla scure segnala il punto dell’attacco.
L’insetto giallo sull’albero strisciava
ad alte foglie ampie come laghi:
a ciondolare. Intervenne a schizzargli la schiena
il becco del Bucorvo rosso e curvo come un ponte
d’avorio. Quel fiore foglie e petali distese
fino a inverosimili ampiezze: sostare vi potevano
colibrì e lo spesso gregge degli insetti.
Sciocco ed arruffone, recidendolo, l’esploratore
ne, con violente ditate, fece scempio.
Quel topo gli occhi aghiformi affilò
una veloce nuvola fissando che gonfiava salendo,
esplodeva sibilando nell’aria violenti pennacchi:
allo scoperto rimasto, topo del deserto, dall’attento
falco fu squarciato. L’uccello il folto
dei cespugli obliò, un lunghissimo verme
succhiò dalle zolle: due amici monelli
appostati gli occhi riuscirono a forargli
sulla gola inchiodandogli la preda dal becco
metà dentro e metà fuori.

Zelda

se tenteranno di salvarmi
le inferriate infisse alle finestre
quando l’incendio è già troppo avanti
non si può uscire in nessun modo
appoggiando le scale di legno prendono
fuoco coi pompieri a precipizio
da una pantofola sarò riconosciuta
e sia quella pantofola conservata in tutte le case inferriate
poiché nessuno viene a salvarsi
e brucerà insieme a voi

come l’incendio come donna-pantofola come amante infelice
corro tutta la vita come fossero due o tre vite ciò
significa che produco il doppio e come tutti
mi circondo di sbarre mi chino soltanto
a baciare il mio gatto
che altro se non permettervi
di adorare la mia pantofola

Libri

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