Franco Cavallo

Franco Cavallo

1929–2005 · visse 76 anni IT IT

n. 1929-01-03, Marano di Napoli · m. 2005-05-15, Cumas

A Montesilvano

a Montesilvano
c’è un casellante che suona
11 flauto ai colombi
come se fosse

un Buster Keaton tornato
da un viaggio in Alaska
di molti mesi. indossa
perfino la divisa.

è quasi un fisio-
terapista a una scuola
di piacere. ignora diritti
e doveri. sagoma i suoni

poi prende la rincorsa:
è diretto al paese
degli affetti rimossi.
scivolano le colline

nel buio; i colombi ridono
e piangono sui rami
d’alloro; non c’è più
miglio che per uno di loro.
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Poesie

14

La nascita del principe

II

Io mi sto in villa; e poi
che seguirno quelli miei ultimi casi,
non sono stato,
ad accozzarli tutti,
venti dì a Firenze.

IV
io mi lievo la mattina con el sole,
e vommene in un mio bosco
che io fo tagliare,
dove sto dua ore a rivedere
l’opere del giorno passato
et a passar tempo
con quegli tagliatori,
che hanno sempre qualche sciagura
alle mane
o fra loro
O CO’ vicini.

XI
Venuto la sera,
mi ritorno in casa
et entro nel mio scrittoio;
et in su l’uscio
mi spoglio quella veste cotidiana,
piena di fango
e di loto,
e mi metto panni reali
e curiali;
e rivestito condecentemente,
entro nelle antique corti
delli antiqui uomini,
dove, da loro ricevuto amorevol-
mente, mi pasco di quel cibo,
che solum è mio,
e che io nacqui per lui.

La pausa c’è

la pausa c’è. e c’è anche
il sospiro. basta compiere
un giro. non si vede più nulla.
poi si vedono a destra

grandi templi lontani.
e si vedono anche
braccia, mani — profili
difformi, una memoria

che erompe o un ricordo
che avvampa. una proboscide,
un corno: tutto il seme del mondo
si racchiude in un nimbo.

O ci sono viandanti
che attraversano il Nilo,
c’è perfino il profilo
di una bestia che dorme,
e ci sono — e ci sono le orme
di un abbraccio mai stretto,
c’è una storia mai scritta
che finì con la pioggia.

c’è il segreto di un giorno
o una svolta improvvisa.
si è perduta di vista
ogni cosa intravista.

Lo sapevate

lo sapevate
che il piccolo Mozart
aveva orrore
per le trombette?
che un semplice squillo di tromba
era per il fragile
Volfgangerl
come una rivoltella carica
premuta sul cuore?

per questo egli ha scelto
l’acuta sinuosità
dei violini,
delle viole
e dei violoncelli,
la pacata
solitudine erbosa
degli oboi
e dei corni
e il pensiero canneggiante
dei clarinetti.

Un uccello si trasformò

Un uccello si trasformò in gatto.
Il gatto si trasformò
in pesce-torretta,
a merlature azzurre,
quindi nella membrana vescicale
di un agnello.
L’agnello si trasformò
in una mangusta,
poi in una puzzola,
infine nel principio
di Archimede
per cui basta una leva,
una semplice leva di zinco
o di ferro
o di legno
o di pancotto raffreddato
per sollevare il mondo
dalla propria inerzia
e farlo rotolare
nei liberi spazi
dell’universo
impantanato

Libri

6

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