Poesie di questo tema
Speranza e ottimismo
Alda Merini
Felice te che spargi
Felice te che spargi sementi ovunque
e sei dedito al tuo sogno di corallo
come il pescatore che grida
nelle risacche e lancia reti e addii
e parte per terre infinite.
Felice te che credi che il mondo sia immenso
mentre è solo un salvacondotto impuro
per la morte del giorno.
e sei dedito al tuo sogno di corallo
come il pescatore che grida
nelle risacche e lancia reti e addii
e parte per terre infinite.
Felice te che credi che il mondo sia immenso
mentre è solo un salvacondotto impuro
per la morte del giorno.
Amelia Rosselli
Di sollievo in sollievo...
Di sollievo in sollievo, le strisce bianche le carte bianche
un sollievo, di passaggio in passaggio una bicicletta nuova
con la candeggina che spruzza il cimitero.
Di sollievo in sollievo con la giacca bianca che sporge marroncino
sull’abisso, credenza tatuaggi e telefoni in fila, mentre
aspettando l’onorevole Rivulini mi sbottonavo. Di casa in casa
telegrafo, una bicicletta in più per favore se potete in qualche
modo spingere. Di sollievo in sollievo spingete la mia bicicletta
gialla, il mio fumare transitivi. Di sollievo in sollievo tutte
le carte sparse per terra o sul tavolo, liscie per credere
che il futuro m’aspetta.
Che m’aspetti il futuro! che m’aspetti che m’aspetti il futuro
biblico nella sua grandezza, una sorte contorta non l’ho trovata
facendo il giro delle macellerie.
un sollievo, di passaggio in passaggio una bicicletta nuova
con la candeggina che spruzza il cimitero.
Di sollievo in sollievo con la giacca bianca che sporge marroncino
sull’abisso, credenza tatuaggi e telefoni in fila, mentre
aspettando l’onorevole Rivulini mi sbottonavo. Di casa in casa
telegrafo, una bicicletta in più per favore se potete in qualche
modo spingere. Di sollievo in sollievo spingete la mia bicicletta
gialla, il mio fumare transitivi. Di sollievo in sollievo tutte
le carte sparse per terra o sul tavolo, liscie per credere
che il futuro m’aspetta.
Che m’aspetti il futuro! che m’aspetti che m’aspetti il futuro
biblico nella sua grandezza, una sorte contorta non l’ho trovata
facendo il giro delle macellerie.
Antonia Pozzi
Confidare
Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.
Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.
Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta
Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa:
8 dicembre 1934.
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.
Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.
Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta
Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa:
8 dicembre 1934.
Dante Alighieri
Il principio del purgatorio
Dorcg color d’oriental zaffiro,
che s’accoglieva nel sereno aspetto
dell’ aer puro infino al primo giro
agli occhi miei ricominciò diletto,
tosto, chi’ uscii fuor dell’aura morta,
che m’avea contristati gli occhi e ’l petto.
Lo bel pianeta che ad amar conforta,
faceva tutto rider l’oriente,
velando i pesci ch’erano in sua scorta.
Io mi volsi a man destra e posi mente
all’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’alla prima gente.
Goder pareva il ciel di lor fiammelle.
O settentrional vedovo sito,
poichè privato sei di mirar quelle!
che s’accoglieva nel sereno aspetto
dell’ aer puro infino al primo giro
agli occhi miei ricominciò diletto,
tosto, chi’ uscii fuor dell’aura morta,
che m’avea contristati gli occhi e ’l petto.
Lo bel pianeta che ad amar conforta,
faceva tutto rider l’oriente,
velando i pesci ch’erano in sua scorta.
Io mi volsi a man destra e posi mente
all’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’alla prima gente.
Goder pareva il ciel di lor fiammelle.
O settentrional vedovo sito,
poichè privato sei di mirar quelle!
Elio Pagliarani
Il Ma le scritture e le figure dipinte
Ma le scritture e le figure dipinte
ti sembrano in rapporto col tempo
presente e passato, e non col futuro?
O vuoi intendere invece
nel senso che tutte queste figure
sono rivolte in attesa al futuro? E che noi,
per tutta la vita, siamo sempre pieni
di attesa e di speranza? Ma vi sono ancora
quelle immagini dipinte. E c’è chi arriva a vedere
Oro.
ti sembrano in rapporto col tempo
presente e passato, e non col futuro?
O vuoi intendere invece
nel senso che tutte queste figure
sono rivolte in attesa al futuro? E che noi,
per tutta la vita, siamo sempre pieni
di attesa e di speranza? Ma vi sono ancora
quelle immagini dipinte. E c’è chi arriva a vedere
Oro.
Eugenio Montale
Piccolo testamento
Questo che a notte balugina
nella calotta del mio pensiero,
traccia madreperlacea di lumaca
o smeriglio di vetro calpestato,
non è lume di chiesa o d’officina
che alimenti
chierico rosso, o nero.
Solo quest’iride posso
lasciarti a testimonianza
d’una fede che fu combattuta,
d’una speranza che bruciò più lenta
di un duro ceppo nel focolare.
Conservane la cipria nello specchietto
quando spenta ogni lampada
la sardana si farà infernale
e un ombroso Lucifero scenderà su una prora
del Tamigi, del Hudson, della Senna
scuotendo l’ali di bitume semi-
mozze dalla fatica, a dirti: è l’ora.
Non è un’eredità, un portafortuna
che può reggere all’urto dei monsoni
sul fil di ragno della memoria,
ma una storia non dura che nella cenere
e persistenza è solo l’estinzione.
Giusto era il segno: chi l’ha ravvisato
non può fallire nel ritrovarti.
Ognuno riconosce i suoi: l’orgoglio
non era fuga, l’umiltà non era
vile, il tenue bagliore strofinato
laggiù non era quello di un fiammifero.
nella calotta del mio pensiero,
traccia madreperlacea di lumaca
o smeriglio di vetro calpestato,
non è lume di chiesa o d’officina
che alimenti
chierico rosso, o nero.
Solo quest’iride posso
lasciarti a testimonianza
d’una fede che fu combattuta,
d’una speranza che bruciò più lenta
di un duro ceppo nel focolare.
Conservane la cipria nello specchietto
quando spenta ogni lampada
la sardana si farà infernale
e un ombroso Lucifero scenderà su una prora
del Tamigi, del Hudson, della Senna
scuotendo l’ali di bitume semi-
mozze dalla fatica, a dirti: è l’ora.
Non è un’eredità, un portafortuna
che può reggere all’urto dei monsoni
sul fil di ragno della memoria,
ma una storia non dura che nella cenere
e persistenza è solo l’estinzione.
Giusto era il segno: chi l’ha ravvisato
non può fallire nel ritrovarti.
Ognuno riconosce i suoi: l’orgoglio
non era fuga, l’umiltà non era
vile, il tenue bagliore strofinato
laggiù non era quello di un fiammifero.
Eugenio Montale
Portami il girasole ch’io lo trapianti
Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
Giovanni Giudici
Sola speranza oh lieve
Sola speranza oh lieve
che di noi fa la vita trasmutarsi
Senza sole disfarsi come neve
Viltà tepore fuoco di cui arsi
che di noi fa la vita trasmutarsi
Senza sole disfarsi come neve
Viltà tepore fuoco di cui arsi
Giuseppe Ungaretti
Aiutami tu
Aiutami tu
a tirarmi fuori
dalla palude;
come potrò da me solo
prendermi sotto le braccia?
lo non sono che un peso
d’ossa e di carne che scende
ogni momento più in basso.
Se tu non mi dài una mano,
come salirò a te?
La morte mi ti contende,
mi vuole con sè nel suo letto.
a tirarmi fuori
dalla palude;
come potrò da me solo
prendermi sotto le braccia?
lo non sono che un peso
d’ossa e di carne che scende
ogni momento più in basso.
Se tu non mi dài una mano,
come salirò a te?
La morte mi ti contende,
mi vuole con sè nel suo letto.
Giuseppe Ungaretti
Allegria di naufragi
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
” un superstite
lupo di mare
Versa il 14 febbraio 1917.
il viaggio
come
dopo il naufragio
” un superstite
lupo di mare
Versa il 14 febbraio 1917.
Maria Luisa Spaziani
L’argilla più tenace
L’argilla più tenace, quella che soffoca il seme,
la raggiunge la pioggia del temerario aprile.
L’alito, il tocco delle dolci dita
sapranno scardinare cassaforti.
Un volo di colombe può rovesciare una torre,
un battere di ciglia invertire un destino.
E si turba l’argilla, quasi cede,
si ostina il seme, trova la sua verticale.
la raggiunge la pioggia del temerario aprile.
L’alito, il tocco delle dolci dita
sapranno scardinare cassaforti.
Un volo di colombe può rovesciare una torre,
un battere di ciglia invertire un destino.
E si turba l’argilla, quasi cede,
si ostina il seme, trova la sua verticale.
Roberto Roversi
Come posso raccontare (27)
Cosa posso raccontare? Progressivamente ho visto
distruggere il mondo e il mondo ritornare comporre
le penne stendere
il grande lenzuolo del mattino sulle montagne e
aspettare. Anch’esso aspettare.
L’ho visto.
Si
Certamente ho veduto l’ultimo barlume di una sera qualunque
ho stretto in mano un’alba che palpitava bagnata il mattino di
martedì 28 novembre
prima che nella circonvallazione stretta da una nebbia feroce
spegnessero i lampioni
ho letto da qualche parte che forse è necessario aspettare.
Non con pazienza però
distruggere il mondo e il mondo ritornare comporre
le penne stendere
il grande lenzuolo del mattino sulle montagne e
aspettare. Anch’esso aspettare.
L’ho visto.
Si
Certamente ho veduto l’ultimo barlume di una sera qualunque
ho stretto in mano un’alba che palpitava bagnata il mattino di
martedì 28 novembre
prima che nella circonvallazione stretta da una nebbia feroce
spegnessero i lampioni
ho letto da qualche parte che forse è necessario aspettare.
Non con pazienza però
Roberto Roversi
Dove i nemici di un tempo?
DOVE I NEMICI DI UN TEMPO?
dove gli uomini dalle lunghe barbe con le alte spade
e gli occhi forano il cielo lanciando le fiamme?
Oggi erra l’ombra dei topi
fra le foglie che neanche l’autunno
chiama più con amore.
Dice il signor D’Aubigné sono queste le meraviglie?
Solo un vecchio può essere colpito al cuore
da un colpo di fucile?
Non abbiamo più nemici
siamo uomini spenti.
Che vita è questa?
Immanuel Kant muore
sospendiamo la partita dice il signor D’Aubigné
sospendiamo il gioco delle ombre
oggi sotto lo striscione d’arrivo cadiamo nell’eternità.
Chiedo alle rondini di tornare
se viene meno la speranza
sia chiara l’attesa
sia giusto l’ordine di migrare.
dove gli uomini dalle lunghe barbe con le alte spade
e gli occhi forano il cielo lanciando le fiamme?
Oggi erra l’ombra dei topi
fra le foglie che neanche l’autunno
chiama più con amore.
Dice il signor D’Aubigné sono queste le meraviglie?
Solo un vecchio può essere colpito al cuore
da un colpo di fucile?
Non abbiamo più nemici
siamo uomini spenti.
Che vita è questa?
Immanuel Kant muore
sospendiamo la partita dice il signor D’Aubigné
sospendiamo il gioco delle ombre
oggi sotto lo striscione d’arrivo cadiamo nell’eternità.
Chiedo alle rondini di tornare
se viene meno la speranza
sia chiara l’attesa
sia giusto l’ordine di migrare.
Sandro Penna
Non c’è più quella grazia fulminante
Non c’è più quella grazia fulminante
ma il soffio di qualcosa che verrà.
ma il soffio di qualcosa che verrà.
Umberto Saba
Quarta fuga
(a 2 voci)
Sotto l’azzurro soffitto? è una stanza?
meravigliosa a noi viventi il mondo.
A guardarla nei cuori la speranza
e la fede rinasce. Da un profondo
carcere ascolto. Tutto in lei risplende,
nuovo e antico: ogni vita al suo cammino
prosegue lieta, e ad altro più non tende
che ad esser quale ti appare. Il destino
fu cieco e sordo: io dentro una segreta
mi chiusi, dove l’un l’altro tortura
nell’odio e nel disprezzo. E chi ti vieta
d’uscrirne, e qui goder con noi la chiara
luce del giorno? Oh tu, che troppo sai
farti del mondo una bella visione,
hai mai sofferto di te stesso? OH assai,
oh al di là di ogni immaginazione!
Sotto l’azzurro soffitto? è una stanza?
meravigliosa a noi viventi il mondo.
A guardarla nei cuori la speranza
e la fede rinasce. Da un profondo
carcere ascolto. Tutto in lei risplende,
nuovo e antico: ogni vita al suo cammino
prosegue lieta, e ad altro più non tende
che ad esser quale ti appare. Il destino
fu cieco e sordo: io dentro una segreta
mi chiusi, dove l’un l’altro tortura
nell’odio e nel disprezzo. E chi ti vieta
d’uscrirne, e qui goder con noi la chiara
luce del giorno? Oh tu, che troppo sai
farti del mondo una bella visione,
hai mai sofferto di te stesso? OH assai,
oh al di là di ogni immaginazione!