Mentre Madonna
Mentre Madonna s’appoggiò pensosa
dopo i suoi lieti e volontari errori
al fiorito soggiorno, i dolci umori
depredò, susurrando, ape ingegnosa;
e ne’ labri nudria l’aura amorosa
al sol de gli occhi suoi perpetui fiori,
e volando a’ dolcissimi colori,
ella sugger pensò vermiglia rosa.
Ah, troppo bello error, troppo felice!
Quel ch’a l’ardente ed immortal desio
già tant’anni si nega, a lei pur lice.
Vile ape, Amor, cara mercé rapio:
che più ti resta, s’altri il mel n’elice,
da temprar il tuo assenzio e ’l dolor mio?
Negli anni acerbi tuoi purpurea rosa
Negli anni acerbi tuoi purpurea rosa
Sembravi tu, ch’ai rai tepidi a l’ôra
Non apre ’l sen, ma nel suo verde ancora
Verginella s’asconde e vergognosa;
O più tosto parei, chè mortal cosa
Non s’assomiglia a te, celeste aurora,
Che le campagne imperla e i monti indora,
Lucida in ciel sereno e rugiadosa.
Or la men verde età nulla a te toglie;
Nè te, benchè negletta, in manto adorno
Giovinetta beltà vince o pareggia.
Così più vago è ’l fior poi che le foglie
Spiega odorate, e ’l sol nel mezzo giorno
Via più che nel mattin luce e fiammeggia.
Tempo verrà che fian d’Ercole i segni
Tempo verrà che fian d’Ercole i segni
favola vile ai naviganti industri;
Tra ’l bianco viso
Tra ’l bianco viso e ’l molle e casto petto
veggio spirar la calda e bianca neve
e dolce e vaga, onde tra spazio breve
riman lo sguardo dal piacer astretto:
e, s’egli mai trapassa ad altro obietto
là dove lungo amore ei sugge e beve
e dove caro premio al fin si deve
ch’adempia le sue grazie e ’l mio diletto,
cupidamente or quinci riede or quindi
a rimirar come il natio candore
dal candor peregrin sia fatto adorno:
«E mandino a te» dico «Arabi ed Indi
pregiate conche e dal tuo novo onore
perdan le perle con loro dolce scorno».
Tu spiegherai, Colombo, a un novo polo
Tu spiegherai, Colombo, a un novo polo
lontano sì le fortunate antenne,
ch’a pena seguirà con gli occhi il volo
la fama ch’ha mille occhi e mille penne.
Canti ella Alcide e Bacco, e di te solo
basti ai posteri tuoi ch’alquanto accenne;
che quel poco darà lunga memoria
di poema dignissima e d’istoria.
Un coro de l’aminta
O bella età de l’oro,
Non già perche di latte
Sen’corse il fiume, e stillò mele il bosco,
Non perche i frutti loro
Dier da l’aratro intatte
Le terre, e gli angui errar senz’ira, ò tosco,
Non perche nuvol fosco
Non spiegò allhor suo velo,
Ma, in Primavera eterna,
Ch’hora s’accende, e verna,
Rise di luce, e di sereno il Cielo,
Nè portò peregrino
O guerra, ò merce, à gli altrui lidi il pino.
Ma sol, perche quel vano
Nome senza soggetto,
Quell’Idolo d’errori, idol d’inganno,
Quel, che dal volgo insano
Honor poscia fu detto,
Che di nostra natura ’l feo tiranno,
Non mischiava il suo affanno
Frà le liete dolcezze
De l’amoroso gregge,
Nè fù sua dura legge
Nota à quell’alme in libertate avvezze,
Ma legge aurea, e felice,
Che natura scolpì, S’ei piace, ei lice.
Un uom della Liguria avrà ardimento
Un uom della Liguria avrà ardimento
all’incognito corso esporsi in prima:
nè il minaccevol fremito del vento,
nè l’inospite mar, nè il dubbio clima,
nè s’altro di periglio o di spavento
più grave e formidabile or si stima,
faran che il generoso entro ai divieti
d’Abila angusti l’alta mente acqueti.