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Poesie di questo tema

Bellezza

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

Descrizione superficiale della signorina Richmond

appollaiata su un ramo apre
rapidamente le ali producendo al tempo
stesso un fruscio che si può
udire a un centinaio di metri

color arancione fiamma dalle lunghe
gambe color verde oliva saltella tra i rami
scende a terra alla ricerca del cibo
il piumaggio dorato e arancione intenso
poi torna su in alto dove ancora
il sole riesce a traforare i fitti rami
la luce batte sulle seriche
piume dei suoi fianchi

quando è tranquilla emette suoni
flautati e dolci ma quando
è irritata la sua voce
si fa stridula e roca

di colore grigio azzurro si muove
tra i rami con agilità trascinandosi
dietro la coda lunga e sottile
assai abile si libra nell’aria

vispa e sempre pronta a esibirsi
in gorgheggi ha l’abitudine di salire
a grande altezza per poi tuffarsi
verso il basso tra i rami

le sue piume bianche sono immacolate
quelle nere sono cosparse di sfumature
iridescenti verdi blu e purpuree
in armonia col colore del dorso

la si vede poi pavoneggiarsi agitando
la sua lunga e bella coda della quale
è tanto fiera e orgogliosa
che la cura continuamente

color del mare incupito dalla tempesta
con la sgargiante coda rosa
può vivere dovunque sboccino dei fiori
si mantiene immobile in aria

dal petto rosso si libra in aria
si nutre di nettare mettendo
in mostra lo splendido piumaggio
si prepara al lungo volo
sfreccia rapida da fiore a fiore
gioiello vivente sfreccia s’impenna
s’avvita scende in picchiata
scintillante di colore ametista

contrasta con il candore immacolato
del petto passa quasi tutto il tempo
saltellando di ramo in ramo
o svolazzando attraverso gli alberi

macchia di colore verde blu e oro
raramente scende a terra e se ne sta
quasi sempre tra i rami più alti riempie
l’aria di note acutissime e vibranti

la sua voce melodiosa e le sue piume
smaglianti un piccolo gioiello alato
di colore blu viola quando vola tra i fiori
e quando succhia il nettare

si libra senza posarsi e succhia
il nettare mantenendosi in volo
splendida e sgargiante dotata di piume
di colori brillanti

dal vellutato piumaggio nero e giallo
brillante la coda si prolunga in due
lunghissime penne sottili e ricurve
che incorniciano il corpo in eleganti spire azzurre

troppo bella e elegante dal serico
piumaggio nero violetto il corpo
color rubino si adorna di due lunghissime
penne sottili come fili metallici

e terminanti con dischi che quando
si posa sul suo albero preferito
penzolano al sole con riflessi smeraldini
fanno luccicare le sue penne iridescenti
sfoggiando le sue penne vistose suole penzolare
col capo all’ingiù dondolandosi
con i fini merletti delle sue lunghe penne
caudali che ondeggiano alla brezza

sfoggia una corona nera splendente formata
da 120 penne lunghe ognuna
da 9 a 18 centimetri le lunghe penne
bianche le partono dalle spalle

le bacche e i frutti più dolci
sono i cibi che preferisce
pratica e crudele
suole impalare le sue vittime

sta quasi sempre nascosta e vola raramente
data la sua natura timida e solitaria
spicca per la bellezza dei colori delle sue piume
il suo petto candido e immacolato

attraversato da una striscia color smeraldo
splendente con ciuffi di piccole piume
verde metallico che si aprono
come un ventaglio brillante
Tommaso Crudeli

Tommaso Crudeli

La notatrice

Io me ne stava in fondo
d’una cava spelonca al mare in riva,
e dell’ondoso mondo
al popol notatore
con amo adescatore
la dolce vita insidiando giva,
e già traeva fuore
dall’umido elemento
colla squamma d’argento
un pesce palpitante:
quand’ecco a me davante
vergine comparire
di grazia e di beltà fresca e ridente,
che sì mi prese a dire.

Tu pescatore, intanto
che io mi bagno in quell’onda,
serbami sulla sponda
questo serico manto.

Sì disse; e lieta colle man di rose
in bel nodo compose
l’inanellato crine,
che nero nel confine
di quel volto nevoso
con risalto grazioso
spargea luce e vivezza
sull’opposta bianchezza.
Poi si sciolse la vesta, che ristretto
tien l’avorio gentil dell’alto petto:
tolse al collo il monile:
poi sull’algoso masso
lasciò cadere abbasso
la veste più sottile.

Qual nella selva Idea
all’antica tenzone
apparve Citerea
con Pallade e Giunone;
tale a questi occhi miei
si fe’ veder costei,
che si gettò repente
entro del sen marino,
dove velocemente
colle candide braccia
ella spumoso si facea cammino.

Or in mar nascondea
fresche rose del volto,
or veder mi facea
vivace avorio in molle spuma avvolto.
Alto battea talora
Coll’una e l’altra mano
sopra il ceruleo piano;
e l’onda ne gemea bianca e sonora.
Notava ella ridente
con occhio nero, e verso il ciel sereno
volgea soavemente
i candori del seno.
Se mai l’onda marina
il volto le copriva,
ella subito apriva
la bocca porporina;
e ’l mar scendea contento
nella conca amorosa:
ma per breve momento
egli colà si posa;
perché la bella Notatrice in alto
il fa volar colle gonfiate gote
fuor delle rose, onde fiorisce il labro;
e ’l flutto innamorato
ricade in stille più minute e chiare,
e ritorna a bagnare
i fiori di quel volto delicato.

Poiché stanco e leggiero,
dall’umido sentiero
il piè rimosse al fine;
e le tenere brine,
le rose, le viole, e l’infinito
suo tesor di bellezza
nudo apparve sul lito,
pien d’alta maraviglia,
io dicea nel mio core:
certo costei somiglia
l’alma madre d’Amore,
quando dall’onde uscita
con le candide dita
spremea l’umide chiome.
Oh! come presto, oh come
verso la bella io corsi,
e pure, e pur le porsi
la custodita veste,
che quel candor celeste,
spettacolo d’amor, tosto coprìo:
poi le dissi, idol mio,
vedi, che noi siam soli in questo scoglio,
e che il Sol sotto l’onde
del mare omai s’asconde:
oi, bella Ninfa, io voglio…
Non mi lasciò seguir, che ella sdegnati
occhi girommi altera,
occhi nell’ira ancor soavi e grati;
poi mi ruppe la canna pescatrice,
e ’l pesce moribondo
gettò nel mar profondo,
me lasciando infelice,
e piangente nel cuor la doppia offesa
d’aver perduto il pesce, e Lei non presa.