Poesie di questo tema
Sole, alba e tramonto
Alberto Cappi
Terzo canto della luce
perché venne la luce
la luce fuggì dal guscio
di attonita pietra dura
in zuccheri di filate stelle
e luce fu e venne
all’uscio della preghiera
al muschio delle lanterne
ferme
nella materna sera
la luce fuggì dal guscio
di attonita pietra dura
in zuccheri di filate stelle
e luce fu e venne
all’uscio della preghiera
al muschio delle lanterne
ferme
nella materna sera
Alfonso Gatto
Alba
Passerà l’alba in un sogno
al freddo freddo d’ogni casa
al solitario azzurro del mare.
E nudo il mondo un’altra volta.
Ertompa il cuore con la mela rossa
contenta d’esser dura.
In una selva molle di nuvole e di nevi
pozz’acre di verde si rimescola il mare.
Lo spazio smemorato si ridesta
!° tra Jontananze ventilato leggero.
al freddo freddo d’ogni casa
al solitario azzurro del mare.
E nudo il mondo un’altra volta.
Ertompa il cuore con la mela rossa
contenta d’esser dura.
In una selva molle di nuvole e di nevi
pozz’acre di verde si rimescola il mare.
Lo spazio smemorato si ridesta
!° tra Jontananze ventilato leggero.
Alfonso Gatto
Alba a sorrento
Al freddo stretto i limoni movevano la luna d’alba
prossima ad esalare scialba nel cielo dei portoni.
Sulla finestra a grate, tra i rami d’arancio
portava il vento uno slancio di polle rosate:
’ i gerani smorti dal gelo trepidavano d’aria
sotto l’arcata solitaria illuminata dal cielo.
Ai monti pallidi d’ali sorgevano voci remote,
per strada le ruote dei primi carri, i fanali
tenui nel vetro dell’aria, trasparenza del verde
’° fresco delle persiane; lungo i cancelli
il sole era un caldo cane addormentato tra i monelli.
I
prossima ad esalare scialba nel cielo dei portoni.
Sulla finestra a grate, tra i rami d’arancio
portava il vento uno slancio di polle rosate:
’ i gerani smorti dal gelo trepidavano d’aria
sotto l’arcata solitaria illuminata dal cielo.
Ai monti pallidi d’ali sorgevano voci remote,
per strada le ruote dei primi carri, i fanali
tenui nel vetro dell’aria, trasparenza del verde
’° fresco delle persiane; lungo i cancelli
il sole era un caldo cane addormentato tra i monelli.
I
Antonio Porta
Farfalle di luce volano giù dalla montagna
farfalle di luce volano giù dalla montagna
gli scorpioni si acquattano
27..1982
gli scorpioni si acquattano
27..1982
Ardengo Soffici
Mattina
La luce non è che un mazzolino di fiori più sottili
Un ronzio di mosche d’oro e verdi il cielo
Senza questo pardessus parigino si potrebbe ballare
A tutti i piani c’è la musica come in paradiso
’ Una signora vestita del tricolor dell’Italia nelle cromolitografie patriottiche
Evade verso l’oriente
Jamais je ne voudrai ètre son chien
Piuttosto piangere di tenerezza
Sul miracolo della gente che risuscita ogni giorno
° In questo enigma universale che piglia per un almanacco
E passa
E passa con la tranquillità dei giovenchi
Ah! noi moriremo per aver troppo adorato le cose da nulla
L’aria d’anilina mi bagna come una camicia tuffata nel turchinetto
Il baccalà che sperimenta il Nirvana fiorito di pomodori nelle zangole azzurre
L’ombre delle grondaie abbassate sugli occhi glauchi delle persiane
Le ombre degli uomini che si sprofondano
Nella terra trasparente
? E a un tratto capisco questa verità Ogni nuova
[civilizzazione esce dal riso dei bambini
Il timpano del sole batte sullo specchio del
I parrucchiere
Per farmi sorridere
Ma non si può che seguire in silenzio la freschezza delle ore
(I miei capelli sono sinistri!)
Un ronzio di mosche d’oro e verdi il cielo
Senza questo pardessus parigino si potrebbe ballare
A tutti i piani c’è la musica come in paradiso
’ Una signora vestita del tricolor dell’Italia nelle cromolitografie patriottiche
Evade verso l’oriente
Jamais je ne voudrai ètre son chien
Piuttosto piangere di tenerezza
Sul miracolo della gente che risuscita ogni giorno
° In questo enigma universale che piglia per un almanacco
E passa
E passa con la tranquillità dei giovenchi
Ah! noi moriremo per aver troppo adorato le cose da nulla
L’aria d’anilina mi bagna come una camicia tuffata nel turchinetto
Il baccalà che sperimenta il Nirvana fiorito di pomodori nelle zangole azzurre
L’ombre delle grondaie abbassate sugli occhi glauchi delle persiane
Le ombre degli uomini che si sprofondano
Nella terra trasparente
? E a un tratto capisco questa verità Ogni nuova
[civilizzazione esce dal riso dei bambini
Il timpano del sole batte sullo specchio del
I parrucchiere
Per farmi sorridere
Ma non si può che seguire in silenzio la freschezza delle ore
(I miei capelli sono sinistri!)
Corrado Govoni
Crepuscolo
Le campane le loro bianche tazze
versano per la sera ad intervalli;
il vento è un incrinarsi di cristalli
sopra uno stagno intricato di mazze.
I prati e le campagne paonazze
s’animan di scalpicci di cavalli;
gli alberi sembrano strani coralli
eretti in mezzo ad onde paonazze.
Dai rosai invisibili un effluvio
denso sale per l’aria, intermittente,
e si perde ne gli orti suburbani.
Il crepuscolo è un fulgido Vesuvio
che trabocca del sangue incandescente
di milioni di morti tulipani.
versano per la sera ad intervalli;
il vento è un incrinarsi di cristalli
sopra uno stagno intricato di mazze.
I prati e le campagne paonazze
s’animan di scalpicci di cavalli;
gli alberi sembrano strani coralli
eretti in mezzo ad onde paonazze.
Dai rosai invisibili un effluvio
denso sale per l’aria, intermittente,
e si perde ne gli orti suburbani.
Il crepuscolo è un fulgido Vesuvio
che trabocca del sangue incandescente
di milioni di morti tulipani.
Corrado Govoni
La pioggia è il tuo vestito
La pioggia è il tuo vestito.
Il fango è le tue scarpe.
La tua pezzuola è il vento.
Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca
e la notte dei fieni i tuoi capelli.
Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle
è il fuoco della terra e delle stelle
Il fango è le tue scarpe.
La tua pezzuola è il vento.
Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca
e la notte dei fieni i tuoi capelli.
Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle
è il fuoco della terra e delle stelle
Diego Valeri
Batte il mattino...
Batte il mattino al ferrigno bastione
dei nuvoloni notturni: repente
s’apre una lunga fessura lucente,
scoppia uno squarcio di fiamma più su.
Un razzo d’oro; e un sussulto, un tremore
d’oro per l’ombre; oro a rivoli, a onde...
Più in alto: spiaggie di nuvole bionde,
calme e profonde lagune di blu.
dei nuvoloni notturni: repente
s’apre una lunga fessura lucente,
scoppia uno squarcio di fiamma più su.
Un razzo d’oro; e un sussulto, un tremore
d’oro per l’ombre; oro a rivoli, a onde...
Più in alto: spiaggie di nuvole bionde,
calme e profonde lagune di blu.
Eugenio Montale
A vortice s’abbatte
A vortice s’abbatte
sul mio capo reclinato
un suono d’agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l’afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell’acque
che s’ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.
sul mio capo reclinato
un suono d’agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l’afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell’acque
che s’ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.
Filippo Tommaso Marinetti
Sì, sì, così, l’aurora sul mare
(parole in libertà)!
3 ombre corrosive contro
l’ALBA
i venti via via lavorando impastando il mare così muscoli
e sangue per l’Aurora
EST luce gialla sghimbescia
Poi
un verde diaccio
slittante
Poi
NORD un rosso strafottente
rumore duro vitreo
Poi un grigio stupefatto
Le nuvole rosee sono delizie lontane
fanfare di carminio scoppi di scarlatto
fievole no grigio tamtam di azzurro
No
sì
No
sì
sì
sì
sÌ
sì
SI
giallo reboante
Meraviglia dei grigi
Tutte le perle dicono SI
Ragionamenti persuasivi verdazzurri delle rade
adescanti
Lastroni lisci violacei del mare tremano di
entusiasmo
Un raggio Rimbalza di roccia in roccia
La meraviglia si mette a ridere nelle vene del
mare
Rischio di una nuvola blu a perpendicolo sul
mio capo
Tutti i prismatismi aguzzi delle onde impaz-
ziscono
Calamitazioni di rossi
no
no
SI
sì
sì
altalena soffice
dei chiaroscuri
Puramente
penombra insoddisfatta
Una vela accesa
scollina all’orizzonte che trema
risucchio di tre ombre in quella rada mangiata dal
Sole - bocca denti sanguigni bave lunghe d’oro che beve
il mare e addenta rocce
sì
semplicemente
sì
elasticamente
pacatamente
Così
ancora
ANCORA
ANCORA
3 ombre corrosive contro
l’ALBA
i venti via via lavorando impastando il mare così muscoli
e sangue per l’Aurora
EST luce gialla sghimbescia
Poi
un verde diaccio
slittante
Poi
NORD un rosso strafottente
rumore duro vitreo
Poi un grigio stupefatto
Le nuvole rosee sono delizie lontane
fanfare di carminio scoppi di scarlatto
fievole no grigio tamtam di azzurro
No
sì
No
sì
sì
sì
sÌ
sì
SI
giallo reboante
Meraviglia dei grigi
Tutte le perle dicono SI
Ragionamenti persuasivi verdazzurri delle rade
adescanti
Lastroni lisci violacei del mare tremano di
entusiasmo
Un raggio Rimbalza di roccia in roccia
La meraviglia si mette a ridere nelle vene del
mare
Rischio di una nuvola blu a perpendicolo sul
mio capo
Tutti i prismatismi aguzzi delle onde impaz-
ziscono
Calamitazioni di rossi
no
no
SI
sì
sì
altalena soffice
dei chiaroscuri
Puramente
penombra insoddisfatta
Una vela accesa
scollina all’orizzonte che trema
risucchio di tre ombre in quella rada mangiata dal
Sole - bocca denti sanguigni bave lunghe d’oro che beve
il mare e addenta rocce
sì
semplicemente
sì
elasticamente
pacatamente
Così
ancora
ANCORA
ANCORA
Folgóre da San Gimignano
Lunidie
Quando la luna e la stella diana
e la notte si parte e ’l giorno apparte,
vento leggero, per polire l’are
4 e far la gente star allegra e sana;
il lunedì, per capo di semana,
con instrumenti mattinata fare,
ed amorose donzelle cantare
8 e ’l sol ferite per la meridiana.
3. tavolier: tavolini da gioco. 4. torticci: torchi (candele at-
tte). 5. oste: ospite; catellano: buongustaio, ghiottone. 8. San
algano: badia cistercense presso Siena. 10. guarnacche: sopravve-
i foderate di pelliccia. 12. cattivegli: infelici.
1. stella diana: Venere. 8. ferire per la meridiana: saettare
lo zenit.
‘
i
Lèvati st, donzel, e non dormire,
ché l’amoroso giorno ti conforta
e vòl che vadi tua donn’a servire.
Palafren e distrier sian a la porta,
donzelli e servitor con bel vestire:
e po’ far ciò ch’Amor comanda e porta.
e la notte si parte e ’l giorno apparte,
vento leggero, per polire l’are
4 e far la gente star allegra e sana;
il lunedì, per capo di semana,
con instrumenti mattinata fare,
ed amorose donzelle cantare
8 e ’l sol ferite per la meridiana.
3. tavolier: tavolini da gioco. 4. torticci: torchi (candele at-
tte). 5. oste: ospite; catellano: buongustaio, ghiottone. 8. San
algano: badia cistercense presso Siena. 10. guarnacche: sopravve-
i foderate di pelliccia. 12. cattivegli: infelici.
1. stella diana: Venere. 8. ferire per la meridiana: saettare
lo zenit.
‘
i
Lèvati st, donzel, e non dormire,
ché l’amoroso giorno ti conforta
e vòl che vadi tua donn’a servire.
Palafren e distrier sian a la porta,
donzelli e servitor con bel vestire:
e po’ far ciò ch’Amor comanda e porta.
Gabriele D'Annunzio
La sera fiesolana
Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
su l’alta scala che s’annera
contro il fusto che s’inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima? a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace’°
e par che la campagna già si senta
da lei"! sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,"
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva*?
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso! de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l’aura che si perde,
e su ’l grano che non è biondo ancéra
e non è verde,
e su ‘l fieno che già patì la falce"
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti’’,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali rami”!
d’amor di chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s’incùrvino’ come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
d’amor più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
su l’alta scala che s’annera
contro il fusto che s’inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima? a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace’°
e par che la campagna già si senta
da lei"! sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,"
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva*?
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso! de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l’aura che si perde,
e su ’l grano che non è biondo ancéra
e non è verde,
e su ‘l fieno che già patì la falce"
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti’’,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali rami”!
d’amor di chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s’incùrvino’ come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
d’amor più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!
Giuseppe Ungaretti
Grido
Giunta la sera
Riposavo sopra l’erba monotona,
E presi gusto
A quella brama senza fine,
Grido torbido e alato
Che la luce quando muore trattiene.
Riposavo sopra l’erba monotona,
E presi gusto
A quella brama senza fine,
Grido torbido e alato
Che la luce quando muore trattiene.
Giuseppe Ungaretti
Tramonto
Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore
Versa il 21 Maggio 1916.
sveglia oasi
al nomade d’amore
Versa il 21 Maggio 1916.
Luciano Folgore
Torrefazione
Piazza di vetro ardente,
sollevata di colpo
negli alti forni del sole.
Papaveri di luce
° avanti alle pupille.
Spille nel sangue.
D’intorno le case,
affondate
nei marciapiedi
1° liquefatti dal caldo.
Camminare evitando
colonne ubbriache di rosso,
sfondare col petto
semicerchi di solleone,
e invidiare l’ombra di un ragnatelo
ad un insetto addormentato.
sollevata di colpo
negli alti forni del sole.
Papaveri di luce
° avanti alle pupille.
Spille nel sangue.
D’intorno le case,
affondate
nei marciapiedi
1° liquefatti dal caldo.
Camminare evitando
colonne ubbriache di rosso,
sfondare col petto
semicerchi di solleone,
e invidiare l’ombra di un ragnatelo
ad un insetto addormentato.
Massimo Bontempelli
Vetrate, 1.
Piccoli uccelli dell’Ovest
spinti dal fumigare delle rose
dentro un piovere di petali fitto,
di là dalla pioggia son veli di sole.
Ogni coda ha nove penne
ogni penna ha nove colori
gli uccelli dell’Ovest
sono novantamila.
Una penna è caduta su una zattera
un’altra posa sul fumo rosa
una naviga in mezzo alle viole
ma l’ultima penna serpeggia tra i primi veli di sole.
Pioggia obliqua delle violazzurre
volo obliquo dei piccoli uccelli
non la notte li scompiglia
nessun’alba li dissolve.
E in cima a tutto c’è il Sole.
Addosso al sole
sta la cornice di ferro
rigida.
spinti dal fumigare delle rose
dentro un piovere di petali fitto,
di là dalla pioggia son veli di sole.
Ogni coda ha nove penne
ogni penna ha nove colori
gli uccelli dell’Ovest
sono novantamila.
Una penna è caduta su una zattera
un’altra posa sul fumo rosa
una naviga in mezzo alle viole
ma l’ultima penna serpeggia tra i primi veli di sole.
Pioggia obliqua delle violazzurre
volo obliquo dei piccoli uccelli
non la notte li scompiglia
nessun’alba li dissolve.
E in cima a tutto c’è il Sole.
Addosso al sole
sta la cornice di ferro
rigida.
Torquato Tasso
Gerusalemme liberata, canto III
Già l’aura messaggiera erasi desta
A nunziar che se ne vien l’aurora:
Ella intanto s’adorna, e l’aurea testa
Di rose, colte in Paradiso, infiora;
Quando il campo, ch’ all’arme omai s’appresta,
In voce mormorava alta e sonora,
E prevenia le trombe: e queste poi
Dier più lieti e canori i segni suoi.
II.
Il saggio Capitan con dolce morso
I desiderj lor guida e seconda:
Chè più facil saria svolger il corso
Presso Cariddi alla volubil’onda,
O tardar Borea, allor che scuote il dorso
Dell’Apennino, e i legni in mare affonda.
A nunziar che se ne vien l’aurora:
Ella intanto s’adorna, e l’aurea testa
Di rose, colte in Paradiso, infiora;
Quando il campo, ch’ all’arme omai s’appresta,
In voce mormorava alta e sonora,
E prevenia le trombe: e queste poi
Dier più lieti e canori i segni suoi.
II.
Il saggio Capitan con dolce morso
I desiderj lor guida e seconda:
Chè più facil saria svolger il corso
Presso Cariddi alla volubil’onda,
O tardar Borea, allor che scuote il dorso
Dell’Apennino, e i legni in mare affonda.