Alfonso Gatto

Alfonso Gatto

Alba

Passerà l’alba in un sogno
al freddo freddo d’ogni casa
al solitario azzurro del mare.
E nudo il mondo un’altra volta.

Ertompa il cuore con la mela rossa
contenta d’esser dura.

In una selva molle di nuvole e di nevi
pozz’acre di verde si rimescola il mare.

Lo spazio smemorato si ridesta
!° tra Jontananze ventilato leggero.
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Poesie

24

Alba

Passerà l’alba in un sogno
al freddo freddo d’ogni casa
al solitario azzurro del mare.
E nudo il mondo un’altra volta.

Ertompa il cuore con la mela rossa
contenta d’esser dura.

In una selva molle di nuvole e di nevi
pozz’acre di verde si rimescola il mare.

Lo spazio smemorato si ridesta
!° tra Jontananze ventilato leggero.

Alba a sorrento

Al freddo stretto i limoni movevano la luna d’alba
prossima ad esalare scialba nel cielo dei portoni.
Sulla finestra a grate, tra i rami d’arancio
portava il vento uno slancio di polle rosate:
’ i gerani smorti dal gelo trepidavano d’aria

sotto l’arcata solitaria illuminata dal cielo.
Ai monti pallidi d’ali sorgevano voci remote,
per strada le ruote dei primi carri, i fanali
tenui nel vetro dell’aria, trasparenza del verde
’° fresco delle persiane; lungo i cancelli

il sole era un caldo cane addormentato tra i monelli.

I

All’altezza dei gridi

All’altezza dei gridi in cui non vola
altra gioia celeste che lo slancio
dei loggiati dipinti alle colombe,
torna al silenzio il suo tremare
al vento la sua pietra
e del tenero esilio è duro il mare
che non schiude più l’onda e piano arretra
a muovere la riva.
E nella calma è il volo della sera
che si muove negli alberi,
la lontananza che da te remota
eternamente s’avvicina.
Nelle povere spalle è scesa morte,
il freddo della terra,
come intorno a te solo scompari
voltando nella sera.

Alla mia bambina

Lo sguardo delle marine
serene fino alla morte,
povere notti supine
cantate sulle porte

alla deriva del vento
ti resero nata d’amore.
Ad ascoltare, eri il lento
respiro che trema nel cuore

nelle foglie, nel mare,
silenzio caduto sul volto
di mamma che pare
bambina in sé sola rivolta

e ridente. Tu, nata,
compivi il sereno,
la sua notte incarnata
nel rigoglio del seno.

Anniversario

lo ricordo quei giorni: dell’ignoto
mattino ove a svegliarci era il terrore
d’esser rimasti soli, udivo il cielo
come una voce morta. E già la luce
abbandonata dai morenti ai vetri
mi toccava la fronte, sui capelli
lasciava l’orma del suo sonno eterno
Un grido umano che s’udisse, nulla
— solo la neve—e tutti erano vivi
dietro quel muro a piangere, il silenzio
beveva a fiumi il pianto della terra.

Oh, l’Europa gelata nel suo cuore
mai più si scalderà; sola, coi morti
che l’amano in eterno, sarà bianca
senza confini, unita dalla neve.

Canzonetta

Le ragazze moderne
non sono eterne.

Oh, che bella novità,
ma dànno fresco alla città.

L’una nell’altra
l’altra nell’una
chi si fa scaltra
non ha fortuna.

Oh, che bella sciocchezza,
ma insieme fanno la giovinezza.

Il rosso le veste di blu
l’azzurro le veste di rosa,
un poeta non sa più
quale scegliere per sposa.

Sceglierà la più bella?

Nessuna è tutta brutta
nessuna è tutta bella.

Sceglierà la più caduca,
sceglierà la passeggera
della fresca primavera
col nastrino sulla nuca.

Carri d’autunno

Nello spazio lunare
pesa il silenzio dei morti.
Ai carri eternamente remoti
il cigolìo dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggi di sonno.

Come un tepore troveranno l’alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l’ala i nidi.

Così lontano a trasparire il mondo
ricorda che fu d’erba, una pianura.

Elegia notturna

Forse solo ricordo ch’eri lieto
nella casa laggiù dove la sera
reca l’odore della terra e il quieto
lume notturno, è la tua voce vera

questa in cui parli giovane sul volto
ridente dei fanciulli. Son passate
limpidi notti nel tuo sguardo al folto
stormire delle stelle, le facciate

velano case bianche, una fontana
vibra dell’acqua che s’ascolta sola
e la città si spiega alla lontana
soglia del mare. È l’anima che vola?

Tu non sapevi di votarci al canto
dell’uomo che non torna, che scompare
sempre nel vano della piazza, incanto
sembrò la morte da stupirci, a rare

voci stormenti il sonno fu l’addio.

Il 4 è rosso

Dentro la bocca ha tutte le vocali
il bambino che canta. La sua gioia
come la giacca azzurra, come i pali
netti del cielo, s’apre all’aria, è il fresco
della faccia che porta. Il 4 è rosso
come i numeri grandi delle navi.

Il pacchetto di Nazionali

Una storia gualcita in poche ore,
questa in effigie sul pacchetto vuoto
di Nazionali, ma bruciò l’umore
dell’uggiosa mattina. Al vetro immoto

di luce ogni pensiero era nel fumo
della buona tristezza che accompagna
la mano a rassegnarsi, nel suo dumo
vinoso arrugginiva la campagna

sfioccata dalle nebbie. Pere e mele
vedevo e sulla funebre etichetta
della bottiglia schiccheri di miele,
mosche d’inchiostro, un tremolìo vermiglio.

Vedevo i miei pensieri nell’agrore
della mattina non aver consiglio,
ma la grazia corrente dell’amore.
Così dipinsi quello che s’aspetta

di vedere per caso aprendo gli occhi.

Libri

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