13 settembre 1959 (Variante)
Luna puella pallidula
Luna flora eremitica,
Luna unica selenita,
distonia vita traviata,
atonia vita evitata,
mataia, matta morula,É
vampirisma, paralisi,
glabro latte, polarizzato zucchero,
peste innocente, patrona inclemente,
protovergine, alfa privativo,
degravitante sughero,
pomo e potenza della polvere,
phiala e coscienza delle tenebre,
geyser, fase, cariocinesi,
Luna neve nevissima novissima,
Luna glacies-glaciei?
Luna medulla cordis mei,"°
Vertigine
per secanti e tangenti fugitiva
La mole della mia fatica
già da me sgombri
la mia sostanza sgombri
a me cresci a me vieni a te vengo
Ecloga IV
Polifemo, Bolla fenomenica, Primavera
Animula vagula blandula
Imperatore Adriano
Persone: a, Polifemo
«Dolce» fiato che muovi
a-
le nascite dal guscio, il coma, il muto:
«dolce» bruma che covi
il ritorno del patto convenuto;
uomo, termine vago,
impropria luce, uomo a cui non rispondo,
salto che il piede spezza sopra il mondo.
Godono i prati acqua silenzio e viole;
da fiale laghi, nevi si versano.
Occhio, pullus nel guscio: ho veduto
nell’errare del mondo errante il sole.
Mondo, termine vago, primavera
che mi chiami nel tuo psicoide fioco.
Ancora un poco è giusto
ch’io stia al gioco, stia al fiato,
all’afflato,
di lutea passibile cera,
io, e mondo primavera.
E vengo, dritto, obliquo,
vengo gibboso, liscio;
come germe che abbonda
di dente ammicco e striscio
e premo alle lane onde ammanta
il dì le sue fetali clorofille.
Mr’adergo, prillo, come a musicale
sferza la trottola. Poi che qui tutto è «musica».
Non uomo, dico, ma bolla fenomenica.
Ah, domenica è sempre domenica.
Le bolle fenomeniche alle mille
stimolazioni variano s’incupano
scintillano. Sferica
è anche la speranza, anche la sete.
Abiuro dalle lettere consuete.
O primavera di cocchi e di lendini,
primavera di lìquor, dei, suspense,
«vorrei trovare
parole nuove»:
ma il petalo e la frangia, ma l’erba e il lembo muove,
muovono al gioco i giocatori. Monadi
radianti, folle, bolle a corimbi e tu
tondo comunque, a tutta volta, estremo
occhio di Polifemo.
Po.- No, qui non si dissoda, qui non si cambia testo,
qui si ricade, qui
frigge nel cavo fondo della vista
il renitente trapano, la trista
macchina, il giro viziosissimo.
E qui su questo,
assestandomi, giuro:
io Polifemo sferico monocolo
ebbro del vino d’Ismaro primavera,
io donde cola, crapula, la vita
(oh: vino d’Ismaro; oh: vita; oh: primavera!).
BELTÀ
LA
Luna flora eremitica,
Luna unica selenita,
distonia vita traviata,
atonia vita evitata,
mataia, matta morula,É
vampirisma, paralisi,
glabro latte, polarizzato zucchero,
peste innocente, patrona inclemente,
protovergine, alfa privativo,
degravitante sughero,
pomo e potenza della polvere,
phiala e coscienza delle tenebre,
geyser, fase, cariocinesi,
Luna neve nevissima novissima,
Luna glacies-glaciei?
Luna medulla cordis mei,"°
Vertigine
per secanti e tangenti fugitiva
La mole della mia fatica
già da me sgombri
la mia sostanza sgombri
a me cresci a me vieni a te vengo
Ecloga IV
Polifemo, Bolla fenomenica, Primavera
Animula vagula blandula
Imperatore Adriano
Persone: a, Polifemo
«Dolce» fiato che muovi
a-
le nascite dal guscio, il coma, il muto:
«dolce» bruma che covi
il ritorno del patto convenuto;
uomo, termine vago,
impropria luce, uomo a cui non rispondo,
salto che il piede spezza sopra il mondo.
Godono i prati acqua silenzio e viole;
da fiale laghi, nevi si versano.
Occhio, pullus nel guscio: ho veduto
nell’errare del mondo errante il sole.
Mondo, termine vago, primavera
che mi chiami nel tuo psicoide fioco.
Ancora un poco è giusto
ch’io stia al gioco, stia al fiato,
all’afflato,
di lutea passibile cera,
io, e mondo primavera.
E vengo, dritto, obliquo,
vengo gibboso, liscio;
come germe che abbonda
di dente ammicco e striscio
e premo alle lane onde ammanta
il dì le sue fetali clorofille.
Mr’adergo, prillo, come a musicale
sferza la trottola. Poi che qui tutto è «musica».
Non uomo, dico, ma bolla fenomenica.
Ah, domenica è sempre domenica.
Le bolle fenomeniche alle mille
stimolazioni variano s’incupano
scintillano. Sferica
è anche la speranza, anche la sete.
Abiuro dalle lettere consuete.
O primavera di cocchi e di lendini,
primavera di lìquor, dei, suspense,
«vorrei trovare
parole nuove»:
ma il petalo e la frangia, ma l’erba e il lembo muove,
muovono al gioco i giocatori. Monadi
radianti, folle, bolle a corimbi e tu
tondo comunque, a tutta volta, estremo
occhio di Polifemo.
Po.- No, qui non si dissoda, qui non si cambia testo,
qui si ricade, qui
frigge nel cavo fondo della vista
il renitente trapano, la trista
macchina, il giro viziosissimo.
E qui su questo,
assestandomi, giuro:
io Polifemo sferico monocolo
ebbro del vino d’Ismaro primavera,
io donde cola, crapula, la vita
(oh: vino d’Ismaro; oh: vita; oh: primavera!).
BELTÀ
LA