La beatitudine del nulla
Oh la beatitudine del nulla,
candido come un foglio senza margini
disteso davanti al vecchio che contempla
quieto, senza più molto futuro
e desiderio, ora che è sospeso
l’essere, e tutto è come se non fosse
mai esistito oppure già si fosse dopo,
nell’infinito ozio di Dio. Scrollò
il capo: è tutto ciò che posso dargli
alla fine di tutto, sospirò,
si rimise a sedere, e allora io
incominciai a segnare su quel vuoto
il profilo di un corpo che ne uscisse
fuori, nudo, con i capelli neri
mossi dal vento che subito era sorto,
imbarazzato, prima, poi ridente,
mentre da un angolo veniva fuori un sole
enorme, rosso, e la ragazza adagio
incominciava a pettinarsi, attenta
nello specchio che avevo disegnato
nella sua mano.
La ragazza del Queensland
La mamma è morta a giugno: la ragazza
italiana del Queensland mi ha scritto.
li allora? sulla sabbia sta morendo il pesce
che un pescatore ha trascinato fuori
del mare grigio sotto il cielo vuoto
d’ogni colore, arido,
e non sono già nudi come i morti
questi che sono intorno, donne e uomini
che parlano di auto di denaro
guadagnato, di nascite in qualche altro
improbabile zeppa
sotto le enormi macerie della storia:
non muoiono soltanto le onde stupide
del mare, senza senso ripetute
che luce sia o tenebra o vi ponga
il piede incerto il mutilato col moncone roseo,
o la bambina bruna, un po’ inquieta,
perché un vecchio le ha appena detto
che è bella.
La speranza
Si scopriva tranquilla
davanti a me, guardandomi da sotto
le lunghe ciglia, la sapiente luce
di un sorriso sul volto, prima 1) petto,
poi (girandosi appena) lentamente
arricciando il costume fra le natiche
bianche, infine anche scostandolo sull’ombra
del pube: chi? la verità? la storia”?
l’età futura? la speranza?
La cancellai di colpo,
che ci sia solo questo istante
di un tramonto d’estate.
Nel vento
Il palloncino viola fu preso
dal vento, che lo spinse dentro il filo
grigio della corrente d’auto e polvere:
urtò tre o quattro volte sui metalli,
rimbalzò fra le ruote, lo respinse
dalla sponda del fiume di Babele
una mano, lo risollevò
verso il cielo, beffarda, una folata
vorticosa, lo rigettò nel gorgo;
vuota, infine, trovò una via, e al fondo
c’era un’ombra d’alberi, ove il turbine
non era giunto, immobili nel fuoco
della luce crudele: lì disparve,
salvo, come giusto è che accada a quanto
è leggiero e ilare, come l’annunciò
di Dio e anche l’anima e ogni vento.
Se fosse vero
E se tutto, invece, fosse vero:
torri, vele, le case bianche, i promontori
con i colori delle lontananze
diverse, la ragazza seduta, nuda, a contemplare
il quieto viola delle acque:
quale disfatta, allora, irrimediabile;
tutto un errore senza senso, e peggio
che sepolto il talento nella sabbia,
anzi speso da folle per avere
non più che un lieve fruscio di fogli aridi
che come può udirsi, se ora, scossi
i capelli d’aria intorno al capo,
la ragazza si è sommessamente
messa a parlare.
Se giovane
Il rapido tramonto tra le brune
nuvole, il mare spento oltre la cenere
della spiaggia deserta, se non fosse
l’ombra incerta di un vecchio, che un suo libro
legge, e accanto ha un bicchiere quasi vuoto,
di carta, l’orizzonte è rotto e n’esce
una lama di bianco, minacciosa:
tanto giovane non sarò mai più.
Su per una strada
La ragazzina maliziosa gli passò
avanti, su per la strada Monforte, e subito
rallentò il passo, fingendo di abbassarsi
un poco l’orlo degli esigui shorts
sulle natiche brune, ma scoprendole
di più, compiaciuta d’essere guardata
per quel breve tratto che conduce
sino alla piazza dove l’aspettano
le compagne sedute sui gradini
del monumento ai caduti: e allora?
che vuoi dire se non la gratitudine
per quest’altra immagine raccolta
in quella vita che troppo è labile
per meritare di essere così
disperatamente amata.
Da IL TERZO GIORNO