Il canto animale
ho rivisto il nostro cantante a me piaceva lo stesso i lunedì
mattina come sono
belli i lunedì io gli toglievo il fiato esplodendo le vocali
dal naso completamente
libero di labiali e dittonghi genuini insomma quando non
canta è uno spettacolo
e appena non canta più è una creatura forse soltanto le
gengive più erotiche e minerali
la nostra piccola atmosfera soffre di un accumulo di onde
disritmiche e ci perturba
più del barrito degli elefanti e poi c’è la grande lezione
silenziosa dei gatti dio
com’era bello con la ventosa della gola godere le strisce
d’aria e sputare sul sole
quanto mi piace il muso ottuso dell’amore che respira
muto tra la vegetazione nasale
La mano, per esempio
La mano, per esempio: percorre i suoi fiumi sulla brezza
che increspa le nocche dei monti, fa vela ai corpi, ti
tocca come in sogno. Sedendo con agio tra i lecci, ho visto
chiare nel malessere le radici dell’olivo sghembo
sulla strada di Eleusi. Sento musica d’insetti
quando contano mazzetti di banconote tra le dita
La politica a Chilosà
La politica a Chilosà
non accende forti passioni.
Gli onesti poveri sono pochi,
di ricconi ce n’è abbastanza,
tutti gli altri tra svacchi e balli
si contentano dei contanti.
I più, tra i chilosani,
si astengono dal votare
(fanno come gli americani),
frastornati dalle emittenti
hanno paura di sbagliare,
oppure pensano di protestare
col silenzio elettorale.
In realtà la sanno lunga.
Eletto un sindaco assai efficiente
a maggioranza di poca gente,
tutti godono lo sgoverno comune:
farsi ognuno i propri affari
è il consenso consentito
(a chiunque abbia o no votato)
dal programma stabilito.
Non si sa quanto durerà,
ma ai chilosani nessuno la fa.
La vecchia Felìcita
Quando la vecchia Felìcita sulla strada
getta per terra e svelta raccatta
e rigetta e raccatta e rigetta per terra
ombrello e cappello
e recita agitando e torcendo le mani
fa con le mani tanti segni nell’aria
e ne recita i sensi fantasmi
e respinge dagli occhi infuriati
i passanti allibiti e beffardi
recita per tutte le altre mani
che hanno paura di essere matte
Le radici dei segni
a Gastone Novelli
Come sono in pericolo tutti i segni,
AA A ABBBSSO O!
la mano non puoi lasciarla sui giri dell’ottovolante, sui
[turchini?
del mare, le culture sono alfabeti, le linee frecce e
[seni tremanti
bersagli, bisognava prepararsi un metodo: poi verificare:
[per ex.
sole giallo sole arancio sole rosa e il blu nero dell’eclisse,
senza dominare veramente i corpi, questa saggezza è inutile per
l’arte;
bisognava inventare questa appresentazione dei segni che la
vita lascia
sugli alberi e sui monumenti, è un meccano di elementi naturali
per la fantastica ingegneria dei vini e delle vene conduttrici? (si
vede
benissimo dagli appunti dei viaggi in Grecia), recuperare queste
zone
saltate dalla nettezza, sulla spiaggia, di giorno, di notte,
[da una
gamba
ferita, smuovere le parole così sicure di se stesse
lintersecando
linee
da lettere? seguendo le vibrazioni verso colori esattamente sem-
plici e
ridurle? al S EN XG NIO 123 o tirando le verticali PUPU PUS
TU
DADA LILLI
POP che ne risulta quale gioco di prova per radici
[pittografiche;’
la mimica’° minuziosa dei segni linguistici che coprono la terra,
umani e
From IL TAUTOFONO
Mi piace immalinconirmi
Mi piace immalinconirmi sul materasso della pioggia
mentre il tuono trafelato s’allontana col suo fragore
membra viscere nervi s’abbandonano alla molle pantomina
un soffio salmastro lambisce le ossa che scottano
discontinue venerazioni della pigrizia
gola spellata come un logoro tappeto arido di polvere
niente più presagi la presenza è un sacco bucato
puoi perdere tutto lentamente o scaricarti di colpo
Nostro Padre Ubu
Il nostro Padre Ubu ha forma di sfera
come il filosofo Humpty Dumpty
e testa di legno transmentale in forma di pera
Occhietti porcini muso di coccodrillo
insondabili palle di vecchio ferro da stirò
se ne va col suo ombrello-clistere in bicicletta
per restituire la pioggia al cielo
S’ode lontana l’ombra del vento
tutto il silenzio tace
cadono gli onori nell’abisso delle sue tasche
Il nostro Padre Ubu con scienza della vita
arrota i gas frantuma l’infinito
afferma che spendere è l’illusione di avere
e il paradiso abominevole si spappola"°
nel carcere lampante del cervello
Così svuota i giorni dentro le notti
e minaccia i nemici col suo pompamerdra"!
S’ode lontana l’ombra del vento
tutto il silenzio tace
cadono gli onori nell’abisso delle sue tasche
Il nostro Padre Ubu senza togliersi il cappotto
roteando con fracide labbra il mezzo toscano"?
fa rutti alfabetici e inculate primaverili”?
assorto visita le alte cattedrali
e si leva a contemplare le vetrate
per profumarsi d’incenso carezza in incognito le bare
tra i neri denti fruga con un candido stuzzicadenti’°
S’ode lontana l’ombra del vento
tutto il silenzio tace
cadono gli onori nell’abisso delle sue tasche
Partiture (2)
Si fa per allegria I malinconia
scherzo e furore
o quel che sia
stupidità
non cambia vita la poesia
forma di bugia che include il vero
arte del dire sghembo innominando
ritmo del premonire
pensieri girano nel nonsono
va’là
Oilallà
pensare non ha fondamento
si sa
pazzo che sei
tutta la metafisica stride su una corda
(a Tokjo
nel giardino dell’Istituto
ho scodinzolato dietro il tocco di un do
sfiorato con brio sulla tavola “marciante naturale”
dal musico Sanzò)
Parole-sassolini nella mente
se tintinnano va
se sciacquano
inghiottono le onde del sentire
si rompono nell’eco stinta di un grido
son qua a illuminare
cra cra dei corvi
ma strano
curiosità
Segno non trova fondamento
è ciò che fa
oinoilà
fondamento crolla e noi bravi a crollare
studiando magie archeologie
abisso senza fondo
non è cosa di macerie
morte sarà risposta voilà inaudita
aldilà
Festa di morte il vero e altro non sia
Perché questa formica
Perché questa formica cammina così in fretta
il tempo è un luogo se indugia a consumarsi
il fuoco fa la pioggia il vento non ha testa
per fare una sorgente ci vuole anche un badile
il nome sa il suo nome quando lo chiamano?
Predilezioni (I, II)
I
Accordo è la passione della mia ignoranza,
questo mondo lambito dai canili? sesso d’un sogno,
veramente s’umilia in periferie ricciute e rosa,
puerilmente si macchia per capire l’ospitalità.
L’anno licantropo ha dodici lune soltanto. La mia viltà
per la bellezza è incredibile, ho bisogno dell’ansia.
Perché fortuna e danno rapiscono la fiamma e
nella grigia ossea dignità’ non c’è che eleganza.
II
Non c’è rimedio al disordine d’aprile,
scossa di paradiso dei cieli che spurgano
e rovesciano’ l’inverno nei fossi, dei venti
che s’irradiano asciutti di colpo.
Non c’è rimedio a quei nostri disguidi,"
al lezzo delle rose, notturne per la mente
e per l’aria gelose. Amore sempre fiorisce
prima del conoscere, in un buio tremore.
E il rammarico non apre questa porta chiusa,
fa misera la lotta, tradisce solitudine.
L’odore disfatto in scirocco"? soffoca le sere;
e non c’è onore, né calma, né tregua.