Li angeli eletti e l’anime beate
Li Angeli eletti, e l’anime beate
Cittadine del Cielo, il primo giorno
Che Madonna passò, le fur’ intorno
Piene di maraviglia, e di pietate.
Che luce è questa, e qual nova beltate?
Dicean tra lor, perch’abito sì adorno
Dal mondo errante a quest’alto soggiorno
Non salì mai in tutta questa etate.
Ella, contenta aver cangiato albergo
Si paragona pur coi più perfetti;
E parte ad or’ ad or si volge a tergo,
Mirando s’io la seguo; e par ch’aspetti:
Ond’io voglie, e pensier’ tutti al Ciel’ ergo;
Perch’i’ l’odo pregar pur, ch’i’ m’affretti.
LreTI fiori e felici e ben nate erbe
fiori e felici e ben nate erbe,
che Madonna, pensando, premer sòle;
piaggia, ch’ascolti sue dolci parole,
e del bel piede alcun vestigio serbe;
schietti arboscelli e verdi frondi acerbe,
amorosette e pallide viole;
ombrose selve, ove percote il sole,
che vi fa co’ suoi raggi alte e superbe;
o soave contrada, o puro fiume,
che bagni il suo bel viso e gli occhi chiari,
IO
e prendi qualità dal vivo lume;
quanto v’invidio gli atti onesti e cari!
Non fia in voi scoglio omai, che per costume
d’arder co’ la mia fiamma non impari.
Non al suo amante
Non al suo amante più Dïana piacque,
quando, per tal ventura, tutta ignuda
la vide in mezzo de le gelide acque,
ch’a me la pastorella alpestra et cruda,
posta a bagnar un leggiadretto velo,
ch’a l’aura il vago et biondo capel chiuda,
tal che mi fece, or quand’egli arde ’l cielo,
tutto tremar d’un amoroso gielo.
Non d’atra et tempestosa onda marina
Non d’atra et tempestosa onda marina
fuggìo in porto già mai stanco nocchiero,
com’io dal fosco et torbido pensero
fuggo ove ’1 gran desìo mi sprona e ’nchina.
Né mortal vista mai luce divina
vinse, come la mia quel raggio altero
del bel dolce soave bianco et nero,
in che i suoi strali Amor dora et affina.
Cieco non già, ma pharetrato il veggo;
nudo, se non quanto vergogna il vela;
garzon con ali, non pinto, ma vivo.
Indi mi mostra quel ch’a molti cela;
ch’a parte a parte entro a’ begli occhi leggo
quant’io parlo d’Amore, et quant’io scrivo.
Pace non trovo
Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.
Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.
Veggio senza occhi, et non ò lingua, et grido;
et bramo di perir, et cheggio aìta;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.
Pàscomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita.
In questo stato son, Donna, per vui.
Piangete, donne, e con voi pianga Amore
Piangete, donne, e con voi pianga Amore;
piangete, amanti, per ciascun paese;
poi che morto è colui che tutto intese
in farvi, mentre visse al mondo, onore.
To per me prego il mio acerbo dolore
non sian da lui le lacrime contese,
e mi sia di sospir tanto cortese
quanto bisogna a disfogare il core.
Piangan le rime ancor, piangano i versi,
perchè ’l nostro amoroso messer Cino
novellamente s’è da noi partito.
Pianga Pistoia e i cittadin perversi
che perdut’hanno sì dolce vicino;
e rallegrasi il ciel ov’egli è gito.
PrEn d’un vago pensier che mi desvia
d’un vago pensier che mi desvia
da tutti gli altri e fammi al mondo ir solo,
ad or ad ora a me stesso m’involò,
pur lei cercando che fuggir devria;
e veggiola passar sì dolce e ria
che l’alma trema per levarsi a volo,
tal d’armati pensier conduce stuolo
questa bella d’amor nemica e mia.
Ben, s’io non erro, di pietate un raggio
scorgo fra ’l nubiloso altero ciglio,
che in parte rasserena il cor doglioso:
allor raccolgo l’alma, e poi ch’i’ aggio
di scovrirle il mio mal preso consiglio,
tanto gli ho a dir che incominciar non oso.
Quanpo fra l’altre donne ad ora ad ora
Quanpo fra l’altre donne ad ora ad ora
Amor vien nel bel viso di costei,
quanto ciascuna è men bella di lei,
tanto cresce ’l desio che m’innamora.
To benedico il loco il tempo e l’ora
che sì alto miraron gli occhi miei,
e dico: “ Anima, assai ringraziar dèi
che fosti a tanto onor degnata allora.”
Da lei ti ven l’amoroso pensiero,
che, mentre ’l segui, al sommo ben t’invia,
poco prezzando quel ch’ogni uom desia;
da lei vien l’animosa leggiadria,
ch’al ciel ti scorge per destro sentiero:
sì chio vo già de la speranza altero.
Se lamentar augelli o verdi fronde
Se lamentar augelli o verdi fronde
mover soavemente a l’aura estiva,
o roco mormorar di lucide onde
s’ode d’una fiorita e fresca riva,
Ià °V’io seggia d’amor pensoso e scriva;
lei che ’l ciel ne mostrò, terra n’asconde,
veggio et odo et intendo, ch’ancor viva
di sì lontano ai sospir miei risponde.
“Deh perchè innanzi ’°l tempo ti consume? ”
mi dice con pietate: “a che pur versi
de gli occhi tristi un doloroso fiume?
Di me non pianger tu; ch’i miei dì fersi,
morendo, eterni; e ne l’interno lume,
quando mostrai di chiuder, gli occhi apersi.”
Se mai foco per foco
Se mai foco per foco non si spense,
né fiume fu già mai secco per pioggia,
ma sempre l’un per l’altro simil poggia,
et spesso l’un contrario l’altro accense,
Amor, tu che’ pensier nostri dispense,
al qual un’alma in duo corpi s’appoggia,
perché fai in lei con disusata foggia
men, per molto voler, le voglie intense?
Forse, sì come ’l Nil, d’alto caggendo,
col gran suono i vicin dintorno assorda,
e ’l sole abbaglia chi ben fiso ’l guarda,
così ’l desio, che seco non s’accorda,
ne lo sfrenato obiecto vien perdendo;
et per troppo spronar la fuga è tarda.