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Poesie di questo tema

Amore romantico

Dante Alighieri

Dante Alighieri

Tanto gentile e tanto onesta pare

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogni lingua divien tremando muta
e gli occhi non l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
di cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per gli occhi una dolcezza al core
che intender non la può chi non la prova.

E par che dalla sua labbia si mova
un spirito soave e pien d’amore,
che va dicendo all’anima: “ Sospira.”

Negli occhi porta la mia donna Amore;
per che si fa gentil ciò ch’ella mira:
ov’ella passa, ogni uom vèr lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core.

Sicchè, bassando il viso tutto smuore,
e d’ogni suo difetto allor sospira:
fuggon dinanzi a lei superbia ed ira:
aiutatemi, donne, a farle onore.

Ogni dolcezza, ogni pensiero umile
nasce nel core a chi parlar la sente;
ond’è beato chi prima la vide.

Quel ch’ella par quand’un poco sorride,
non si può dicer nè tenere a mente,
sì è nuovo miracolo e gentile.

Guido, vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi ad un vascel che ad ogni vento
per mare andasse a voler vostro e mio.

Sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi vivendo sempre in un talento
di stare insieme crescesse il desìo.

E monna Vanna e monna Bice poi
con quella ch’è in sul numero del trenta
con noi ponesse il buon incantatore.

E quivi ragionar sempre d’amore
e ciascuna di lor fosse contenta,
siccome io credo che sariamo noi.
Edoardo Cacciatore

Edoardo Cacciatore

La scala erigenda

I

Zampilla uno zodiaco da ogni zero
Vieni vieni verso la via che va al vero
Unisci l’udito all’unanime universo
Tempera alla tastiera un tuo tema terso
Senti il suono che strappa sillabe semplici
Ripete realtà dalla radice rèndici
Questua non è questa o querula questione
Paradiso prefigurato in un pavone
Offerta sì di olimpo ov’è oltraggio all’oggetto
Notizie native nemiche di un no netto
Moto che la magia del morire ha in mente
La libidine liberando lietamente
Incarnata in inganno inane e inavvertito
Hallalì hallalì ecce homo hai udito
Gridi gagliardi in un gorgo a gara gioiosi
Finito il furto e il furore infine festosi
Epitalamio encomio’ in eterno ti estrae
Docile dirada il danno e si detrae
Calunnia che ti carezzava con cardo
Bene bisbiglia butta il bacio bugiardo
Amore avvera dov’era in auge l’azzardo.

Il

La scala perché non sale ancora più in alto
Avrei gettato anche me stesso nella forgia
Di rampa in rampa e di slancio in salto
Non fu un percorso un viaggio fu un’orgia.
Un confondersi di sussurri un richiamarsi
1 complici congiunti infine per amarsi.
Dov’è la scala è superficie
L’azzardo è ancora là dov’era
La realtà non ha radice
Si spande a liquida cera.
L’amore non più a caso ecco ridiscende
Per orecchi ha il mare la luce per fronte
Gradino gradino il desiderio lo prende
Ogni cavo di mano svuota in orizzonte.
Non v’è sommità e squarcio di cieli immensi
L’uomo è lo squarcio? e la realtà in tutti i sensi.
From MA CHI È QUI IL RESPONSABILE?
Elio Pagliarani

Elio Pagliarani

La pietà oggettiva

Lei personalmente non è che faccia pena, anzi
ma fa rabbia vedere come una
si butta via così. Quanta violenza
scatenata su sé, quanta passione di bruciare in fretta
senza averne sospetto od ambirne ragione.

E lei da tempo non fa pena
anzi discosta, paralizza, perché pena
presuppone una sorte che tu senta
compagna, che ci sia un’equivalenza
accetta, la serie dei possibili impostata
come gli addendi in somma, che il totale
non muta se mi trovo io al tuo posto.

Ma non capisci che ogni sua bugia
non è menzogna e che perciò m’offende?

(Non mi lascia nemmeno da percorrere
la strada opposta.) Lo snack bar in galleria
è adattissimo a un saluto distaccato
fu lì che la lasciai – se parlo di Lucia.
Mi disse vado in Francia ero offeso indignato
nell’abito da ballo con un fiore d’organza slabbrato sul petto
le consigliai di toglierlo mi disse non posso perché copre uno
[strappo
quando veniva a dormire a casa mia
a mezzogiorno si usciva insieme il portiere
chissà cosa pensava con quell’abito da ballo.

Lo vedi anche tu
siamo in un ottocento d’appendice, non si può cavarne una storia
nemmeno da mettere in versi: ci sono esperienze
che non servono a niente che si inscrivono
come puro passivo.

Ma non è per Lucia
questo discorso (sembra una studentessa, un volto di Tiziano
raccomandami all’Embassy voglio ballare da entraîneuse ed ora
già scattata la tagliola infantile ti appesta)
o per Camillo Bendandi che si spende
per eccitarsi in solitudine, o Rinaldo o la scura Garibalda

come i matti che fanno pietà
ma alla lontana, in manicomio
il matto singolo va rinchiuso e basta
c’è di bello che loro se ne fregano

autolesionismo – pensa alle madri! – quale componente
di questa società: ecco il discorso. E l’offesa
per non potere per dovere riconoscersi.

Come offende d’inverno incontrare le notti alla stazione del
[verziere
gli addormentati sul lastrico, da sentire il bisogno
d’affrettare il passo spazzolare il cappotto chiedere
perché non mi assaltano?

Non è lo stesso? Ho scantonato? Dovrei insistere
coi trofei di Lucia irridenti nel mio bagno?
Meglio sciupare la composizione
con un brutto commiato. Certo
qui non si salva la tua né la mia faccia
vorrei vedere che non fosse così
che si compisse nei versi la catarsi che bastasse
questa pietà oggettiva che ci agghiaccia.
Elio Pagliarani

Elio Pagliarani

Lezione di fisica

Lezione di fisica

a Elena

Cominciò studiando il corpo nero
Max Planck? all’inizio del secolo (dispute se era il principio o
[la fine
del secolo), le radiazioni del corpo nero nella memoria
del 14 dicembre 1900
bisognava supporre che quanti! d’azione
[fossero alla base
dell’energia moltiplicata per il tempo
Elena oh le sudate carte la
[luce
è una gragnuola di quanti, provo a dirti che esiste opposizione
fra macrofisica e microfisica che il mondo atomico delle
[particelle elementari
è studiato dalla meccanica quantistica —scuola di Copenaghen—
e da quella ondulatoria del prinicipe di Broglie che ben presto
[fisici
si accorsero come le due nuove meccaniche benché basate su
[algoritmi differenti
siano in sostanza equivalenti: entrambe negano
negano che possano esistere precisi rapporti di causa e effetto
affermano che non si può aver studio di un oggetto
senza modificarlo
la luce che piomba sull’elettrone per illuminarlo

E io qui sto
e io qui sto Elena in gabbia e aspetto
il suono di un oggetto la comunicazione dell’effetto
su te, delle modifiche
Non sono io
che ti tradisco, chi ti prende alla gola è la tua amica
la vita
To cosa vuoi se tiene duro il muscolo cardiaco
è ormai provato che sono una pellaccia, mi tingerò i capelli
[Einstein piuttosto
e la sua chioma, te lo immagini quando dovette prendere la
[penna
scrivendo a Roosevelt “Caro presidente, facciamola
l’atomica, sennò i nazi l’azione dell’energia
dell’energia moltiplicata per il tempo l’epistassi
anzi il sangue dal naso, diceva Pasquina alla tua età, il sangue
[dal naso che ti libera

Se si vuol sapere se A è causa dell’effetto B
se il microggetto in sé è inconoscibile
se l’onda di de Broglie per i fisici di Copenaghen
non è altro che l’espressione fisica della probabilità posseduta
dalla particelle di trovarsi in un luogo piuttosto che in un altro
[onda cioè generata
dalla mancanza di un rigoroso nesso causale in microfisica
Perciò l’atomica
per la legge dei grandi numeri la probabilità tende alla certezza
Perciò l’atomica

Poi la teoria dell’onda pilota e quella, così cara al nostro tempo
della doppia soluzione, e se esiste il microggetto in sé, se la
[materia
può risponderci con un comportamento statistico
Dio gioca ai dadi"
con l’universo? E se la terra
ne dimostrasse il terrore?

Non gridare non gridare che ti sentono non è niente mentre
[graffio una poltrona
Herman Kahn ha già fatto la tabella
delle possibili condizioni postbelliche, sicché 160 milioni di
[decessi in casa sua
non sarebbero la fine della civiltà, il periodo necessario per
[la ripresa economica
sarebbero 100 anni; va da sé che esiste, egli scrive, un ulteriore
[problema
quello cioè se i sopravvissuti avranno buone ragioni
per invidiare i morti
Quanta gioia mi dai quando ti stufi
di me, quando mi dici se scriverai di me dirai di gioia
e che sia gioia attiva, trionfante, che sia una barzelletta
spinta, ’° magari
L’odore delle erbe di campagna nel piatto da
[Cesaretto’ rughetta
pimpinella un’insalata d’erbe della terra tenere espansive
[degli umori
il cielo di qui che interviene sulla gente compresente orizzontale
e tu e tu ognuno cui ti inviti a ballare ti accende
gli occhi e si fa bello e cresce
vino rosso
capriole con lancio di
[cuscini
nella mia stanza

Ma cosa credi che non sia stufo anch’io di
[coabitare
con me la mia faccia la mia pancia
anche in noi c’è dentro la voglia
di riassuefarci alla gioia, affermare la vita col canto

[tentazione
perché l’opposizione agisca da opposizione e abbia i suoi
[testimoni.
Elio Pagliarani

Elio Pagliarani

Viaggio N. 2

Ci si poteva dire due parole
usate, ora ti do la spiegazione
(a quest’ora lavori forse in una
casa allegra): con gesti ripetuti
badavo ad aggiustarmi la camicia
perché tu costringessi la camicia
azzurra dentro la sottana lisa.

Un minuto!, ché variano le cose,
addio quell’uomo e siamo a Viserbella,
mi guardo intorno e nulla ti abbandono
quando, discesa che fosti, stupita
ti lascio, un futile oggetto porgendo
dimenticato su sedili rossi.

Tu accavalli i ginocchi come me,
io muovevo lo specchio delle allodole
– una Morris sorrisi e la mia faccia –
studioso e malsicuro della logica
animale,
rifugiata al finestrino
guardavi in basso (le città di mare),
chiusa, distolta, e non vedevi nulla,
io sì: il petto, e la camicia corta
e il bottone spezzato – ch’eri sporca
in viso, e rigata, me ne accorsi dopo
quando scappò la lacrima tenuta
con ogni sforzo e senza fazzoletto.

Io:
Miscuglio, signori, miscuglio.
Volevo portarla in albergo,
offrirle un’arancia «to’ prendi
che toglie la sete», vedere
se è uguale, sapere sapere
la storia d’amore, l’ometto.

Il mio nobile cuore:
Miscuglio, bambina, miscuglio.
Da brava rassetta la gonna
e appoggia la testa al mio petto
su piangi, hai molto dolore?
comprendo comprendo comprendo e
non sono importuno, sto zitto.

Diciamo seriamente:
Troppo, carina, ti mancava troppo,
ti pulivi la faccia con le mani
ti acconciavi i capelli, quando il vento
li scarmigliava, con una forcina
se vedevo in principio il tuo bagaglio
forse sceglievo un altro posto, e basta.

A Bellaria mi parve buona scelta,
non so più cosa dire, tu sei scesa
a Ferrara, io scendo al capolinea.

Che s’incontri qualcuno che ne ha voglia
capita, e c’eri tutta dentro, arresa
tocca banale e provvisoria. Sbaglio?
tu!, slabbrata, brunetta, cuore grosso.

Oh, ragazza, ma dura ancora il viaggio.

A Battaglia Terme danno Imputato
alzatevi.