Temi
Poesie di questo tema

Tristezza e malinconia

Edoardo Sanguineti

Edoardo Sanguineti

Purgatorio de l’Inferno (10, 17)

Purgatorio de l’Inferno

questo è il gatto con gli stivali? questa è la pace di Barcellona
fra Carlo V e Clemente VII? è la locomotiva, è il pesco
fiorito, è il cavalluccio marino: ma se volti il foglio,
[Alessandro,
ci vedi il denaro:
questi sono i satelliti di Giove,! questa è
[l’autostrada
del Sole, è la lavagna quadrettata, è il primo volume dei Poetae
Latini Aevi Carolini sono le scarpe, sono le bugie, è la Scuola
[d’Atene, è il burro,
è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia, è il
[muscolo massetere,
è il parto: ma se volti il foglio, Alessandro, ci vedi
il denaro:
e questo è il denaro,
e questi sono i generali con le loro mitragliatrici, e sono
li cimiteri
con le loro tombe, e sono le casse di risparmio con le loro
[cassette
di sicurezza e sono i libri di storia con le loro storie:

ma se volti il foglio, Alessandro, non ci vedi niente:

così, qui (a Cerisy ); (così dicevano): abbiamo, noi, un cinese;
(e il cinese ero io, naturalmente);
e sull’autostrada spiegavo, anche
ìl contraccolpo sopra l’operazione letteraria, radicalmente,
[immediato (e
così via); e si diceva dell’opportunismo trionfante, anche (e
[quando dissi, poi,
riformismo? infatti, volevo proprio dire opportunismo, invece);
perché
la posizione cinese (dissi) giustifica ogni speranza (e che non
[sia questione
di élite operaia, insomma, ma della fine della preistoria,
[davvero,
e così via);
e a mia moglie dicevo della quantità di infelicità,
[intanto (della
qualità; e così via);
e volevo dire: giustifica anche noi; e anche i figli;
e volevo dire: giustifica il momento dell’utopia (ma davvero,
[ma per noi, anche,
ma qui, adesso): questo momento (giustifica);
e volevo dire: per
[sempre;
(ma nel night, a Palermo, li ho sentiti davvero, io, che
[dicevano: perché
vivi, tu? e dicevano: come ti giustifichi?
dicevano: ma ti giustifichi, tu?);
ma adesso, vedi: ma adesso, quale stanchezza? e quale (in questa
[nostra
preistoria), quale tranquillità?
ma vedi il fango che ci sta alle spalle,
e il sole in mezzo agli alberi, e i bambini che dormono:
i bambini
che sognano (che parlano, sognando); (ma i bambini, li vedi, così
linquieti);
(dormendo, i bambini); (sognando, adesso):

From WIRRWARR
Giosuè Carducci

Giosuè Carducci

Pe ’l Chiarone da Civitavecchia leggendo il Marlowe

Calvi, aggrondati, ricurvi, sí come becchini a la fossa
stan radi alberi in cerchio de la sucida riva.

Stendonsi livide l’acque in linea lunga che trema
sotto squallido cielo per la lugubre macchia.

Bevon le nubi dal mare con pendule trombe, ed il sole
piove sprazzi di riso torbido sovra i poggi.

I poggi sembrano capi di tignosi ne l’ospitale,
l’un fastidisce l’altro da’ finitimi letti.

Scattan su da un cespuglio co ’l guizzo di frecce mancate
due neri uccelli: cala con pigre ruote un falco.

Corrono, mentr’ io leggo Marlowe, le smunte cavalle
de la vettura: il sole scema, la pioggia freme.

Ed ecco a poco a poco la selva infóscasi orrenda,
la selva, o Dante, d’alberi e di spiriti,

dove tra piante strane tu strane ascoltasti querele,
dove troncasti il pruno ch’era Pier de la Vigna.

Io leggo ancora Marlowe. Dal reo verso bieco simíle
a sogno d’uomo cui molta birra gravi,

d’odii et incèsti e morti balzando tra forme angosciose
esala un vapor acre d’orrida tristizïa,

che sale e fuma, e misto a l’aer maligno feconda
di mostri intorno le pendenti nuvole,

crocida in fondo a’ fossi, ferrugigno ghigna ne’ bronchi,
filtra con la pioggia per l’ossa stanche. Io tremo.

Ah quei pini che il vento che il mare curvaron tanti anni
paiono traer guai contro di me: — Che importa

— dicon — tendere a l’alto? che vale combatter? che giova
amare? Il fato passa ed abbassa. — Ma tu,

tu sughero triste che a terra schiacciato rialzi
il capo, reo gobbo, bestemmïando Iddio,

perché mi tendi minaccioso le braccia tue torte?
che colpa ho io ne ’l fato che ti danna?

E voi, lunghe ne ’l mezzo del tetro recinto alberelle,
co’ rami spioventi, quasi canute chiome,

siete alberelle voi? siete le tre fiere sorelle
che aspettar Macbeth su la fatale via?

Odo pauroso carme che voi bisbigliate co’ venti,
di rospi, di serpi, di sanguinanti cuori.

Guglielmo, re de’ poeti da l’ardüa fronte serena,
perché mi mandi lugubri messaggi?

Io non uccisi il sonno, ben gli altri a me spensero il cuore:
non cerco un regno, io solo chieggo al mondo l’oblío.

Oblío? no, vendetta. Cadaveri antichi, pensieri
che tutti una ferita mostrate aperta e tutti

a tradimento, su! su da ’l cimitero del petto,
su date a’ venti i vostri veli funebri.

Qui raduniam consiglio, qui ne l’orribile spazzo,
a l’ombre ignave, su le mortifere acque.

Qui gonfia di serpi tra ’l fior bianco e giallo la terra,
pregna di veleni qui primavera ride.

Rida ubriaco il verso di gioia maligna; com’angue,
strisci, si attorca, snodisi tra i sibili.

Volate, volate, canzoni vampire, cercando
i cuor’ che amammo: sangue per sangue sia.

Ma che? Disvelasi lunge superbo a veder l’Argentaro
lento scendendo ne ’l Tirreno cerulo.

Il sole illustra le cime. Là in fondo sono i miei colli,
con la serena vista, con le memorie pie.

Ivi m’arrise fanciullo la diva sembianza d’Omero.
Via, tu, Marlowe, a l’acque! tu, selva infame, addio.
Pagina 1 Successiva